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La risposta al terrorismo deve essere globale. -(Space)


La Globalizzazione, che ha investito ogni aspetto delle nostre vite, ha raggiunto anche il terrorismo.
Non è un invenzione giornalistica ma è un dato di fatto, esattamente come si sono globalizzati i mercati, la moda e le abitudini alimentari, si sono globalizzate anche le modalità attraverso cui operano le organizzazioni terroristiche, nei paesi africani come in tutte le parti del mondo.

Knotted gun sculpture

Esattamente come succede negli altri campi i terroristi hanno reti di finanziatori che sono globali, si scambiano uomini, armi, know how, c’è una grande comunicazione tra milizie che è molto avanzata.
Spesso questo avviene attraverso il riciclaggio di fondi illeciti che vanno a finanziare questo tipo di organizzazioni.
Il sangue viene utilizzato come strumento globale di terrore.
Difronte a numerosi casi di terrorismo nel mondo, noi dovremmo riuscire a trovare una risposta globale, non analizzata da Stato in Stato, ma congiunta tra tutti i parlamenti del mondo, scambiando informazioni e cercare di fare delle indagini internazionali, attività preventive ed applicare delle sanzioni certe e pesanti assimilate un po’ ovunque.

Marcia Parigi contro il terrorismo 01
Il vero problema è capire chi finanzia e da dove provengono questi fondi che alimentano questa macchina del terrore.
Terrorismo e antiterrorismo sono entrati prepotentemente nella vita di stati, società e individui dell’intero pianeta. Non più relegati nell’ambito della politica interna di singoli paesi, oggi terrorismo e antiterrorismo sono principali argomenti dell’agenda della politica internazionale, modificano il concetto di sicurezza e sovranità degli stati, influenzano l’andamento di consultazioni elettorali, causano danni all’economia e imperversano su i mass media di tutto il mondo.
I ripudiabili attentati a Parigi segnano un cambio nelle priorità degli Stati Uniti dei suoi alleati nella lotta contro l’estremismo islamico e dà loro opportuni elementi per convincere l’opinione pubblica che qualunque sforzo è poco in questa contesa, perfino possibili azioni di terrorismo di Stato.
Ma soprattutto, gli attacchi sono già un’occasione favorevole affinché i servizi di spionaggio incrementino i controlli sui loro rispettivi cittadini, con il pretesto della difesa dei valori occidentali e, soprattutto, per vigilare più da vicino la loro libertà di espressione.

Marcia Parigi contro terrorismo

Allego un interessantissimo video reperito in rete :” Nuovo Ordine Mondiale, Isis ed Al quaeda terrorismo creato ad arte? “

Guerra o Supeguerra? – Nis

gue

Un decalogo tratto dal libro di Giulietto Chiesa, edito nel 2002, e che sorprendentemente si dimostrano azzeccate. Almeno a parer mio.

“Ecco dunque il decalogo che ha creato l’Impero e che ci ha portato alla guerra, anzi alla Superguerra:

1) Fai in modo che la tua moneta sia l’insostituibile moneta di riserva per tutti, o quasi tutti, gli altri paesi.
2) Non tollerare alcun controllo esterno sulla tua creazione di moneta. Potrai così finanziare i tuoi deficit commerciali con il resto del mondo, rendendoli praticamente illimitati.
3) Definisci la tua politica monetaria in base, esclusivamente, ai tuoi interessi nazionali e mantieni gli altri paesi in condizioni di dipendenza dalla tua politica monetaria.
4) Imponi un sistema internazionale di prestiti a tassi d’interesse variabile espressi nella tua valuta. I paesi debitori in crisi dovranno ripagarti di più proprio quando la loro capacità di pagare è minore. Li avrai in pugno.
5) Mantieni nelle tue mani le leve per determinare, all’occorrenza, situazioni di crisi e d’incertezza in altre aree del mondo. Stroncherai sul nascere ogni eventuale aspirante competitore.
6) Imponi, con ogni mezzo, la massima competizione tra esportatori del resto del mondo. Avrai un afflusso d’importazioni a prezzi decrescenti rispetto a quelli delle tue esportazioni.
7) Intrattieni i migliori rapporti con le élite e le classi medie degli altri paesi, a prescindere dalle loro credenziali democratiche, perché esse sono decisive per sostenere la tua architettura.E’ essenziale che le élite e le masse di quei paesi non si uniscano attorno a idee di sviluppo nazionale, o comunque ostili al tuo dominio e alla tua egemonia.
8) Promuovi con ogni mezzo una totale mobilità dei capitali, insieme alla libertà d’investimento internazionale. In questo modo i capitali, nelle condizioni sopra delineate, verranno al tuo indirizzo perché è il luogo migliore, il più sicuro e il più redditizio. Quanto agli investimenti esteri, assicurati che le tue corporations possano liberamente soccorrere le élites nazionali nella gestione delle loro proprietà finanziarie, dell’educazione privata e pubblica, della tutela della salute, dei sistemi pensionistici, ecc.
9) Promuovi con ogni mezzo il libero commercio. Esso varrà per tutti, cioè per gli altri, che non potranno sottrarvisi, mentre tu lo applicherai se e quando ti converrà.
10) Per controllare che tutto ciò si realizzi ordinatamente, senza conflitti troppo evidenti, ti occorre una struttura di istituzioni sovranazionali che all’apparenza si presentino come riunioni di membri a pari diritto. Darai l’impressione di rispettare un certo pluralismo, mantenendo il loro finanziamento e il loro controllo nelle tue mani”.

 

fonti
http://megachip.globalist.it

Piccoli terroristi crescono – Nis

Gli Stati Uniti e alcuni alleati cominceranno l’addestramento di altri 5mila miliziani “moderati” siriani a partire da questa primavera. Lo ha confermato il portavoce del Pentagono, l’ammiraglio John Kirby. Washington si aspetta di dare il via al training in stretto coordinamento con Turchia, Qatar e Arabia Saudita.
Stiamo proseguendo a lavorare con Ankara per pianificare gli sforzi congiunti al fine di formare ed equipaggiare le forze moderate dell’opposizione siriana” ha sottolineato Kirby aggiungendo che anche Doha e Riad fanno parte del gruppo, in quanto dovrebbero fornire strutture ad hoc.

A questo proposito è intervenuto il ministero degli Esteri turco, il quale ha annunciato che “l’accordo definitivo sul programma é molto vicino“.

Il compito di selezionare il personale da addestrare e da assegnare a formazioni fidate è stato affidato al generale Michael Nagata, alla guida delle forze speciali del Central Command che negli ultimi mesi ha dato il via a una serie di colloqui con i vertici dell’opposizione moderata siriana.
Un incarico delicato se si considera che la gran parte dei miliziani moderati anti-Assad addestrati e armati da occidentali e arabi sono poi confluiti nelle formazioni dello Stato Islamico (nelle cui fila combatterono anche i fratelli Kouachi responsabili della strage al Charlie Hebdo) e del fronte qaedista al-Nusra.

Gli obiettivi dell’iniziativa di Washington restano infatti confusi i nuovi combattenti addestrati dalle forze speciali statunitensi dovrebbero contribuire a combattere il Califfato e al tempo stesso le forze regolari di Damasco, che costituiscono il principale nemico dello Stato Islamico. Abu Bakr al-Baghdadi  avrebbe intanto rafforzato il suo esercito in vista della battaglia per Mosul.


Nel settore di Mosul vi sarebbero infatti dai 30 ai 50 mila miliziani dell’IS, per la maggior parte iracheni. Lo ha rivelato il parlamentare Mowafaq Rubaie della Coalizione di Stato. “Lo scorso giugno, quando la formazione ha assunto il controllo della città – ha affermato – il numero dei terroristi nella zona era tra i tremila e i cinquemila.
Oggi, invece, varia dai 30 mila ai 50 mila. La maggioranza della forza combattente, la manovalanza, è locale. Ma la leadership – ha precisato – a livello medio e alto è straniera”. Rubaie ha motivato la crescita del numero dei fondamentalisti nella città, aumentata anche recentemente, a seguito di due fattori: il primo è che i capi jihadisti sono riusciti a fare il lavaggio del cervello a molte persone nell’area, soprattutto giovani, arruolandoli nelle loro fila.

Il secondo è da collegarsi all’offensiva di terra intrapresa nel paese dalle forze di sicurezza irachene, sostenute dai consiglieri militari e dalla componente aerea della Coalizione internazionale a guida Usa.  Mosul è vista, infatti, come la “capitale” del Califfato in Iraq, allo stesso modo di come Raqqa è considerata in Siria.
Per la formazione perderla significherebbe un danno di enormi proporzioni. Non solo dal punto di vista geostrategico, ma anche e soprattutto psicologico. “Perdere” un pezzo così importante dello “Stato Islamico” minerebbe la già indebolita capacità di reclutamento dei volontari e renderebbe “vulnerabile” la stessa ideologia alla base del concetto di Califfato.

 

fonte: Il Velino
http://megachip.globalist.it

Tra le vittime di Charlie Hebdo anche l’economista “no-global” Bernard Maris. -Space.

Non solo vignettisti. Non solo presunti nemici dell’Islam, ma anche un economista di valore, giornalista e umorista, uomo poliedrico capace di rientrare nella categoria dell’altermondialismo e, allo stesso tempo, di sedere nel Consiglio generale della Banca di Francia. Bernard Maris, Oncle Bernard (zio Bernard), come si firmava su Charlie Hebdo, economista nato nel 1946 a Tolosa, è tra le dodici vittime dell’attacco mortale al settimanale francese.Una morte che sa di beffa perché Maris è di quelli che non ha esitato a inchiodare l’economia occidentale, ed europea, alle proprie responsabilità.

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Estimatore di John Maynard Keynes, a cui ha dedicato uno dei suoi libri, candidato al Parlamento dai Verdi, Oncle Bernard ha sempre avuto una spiccata sensibilità di sinistra. Che lo ha portato a divenire membro del consiglio scientifico di una delle associazioni che hanno dato vita al movimento anti-globalizzazione, Attac France. Ma, oltre a un impegno politico e civile, ha frequentato anche l’accademia e l’economia ufficiale. Era associato in scienze economiche e professore all’Istituto di studi europei dell’Université Paris VIII. E, in virtù di queste qualità oltre che di un’evidente volontà di contrappeso politico, nel 2011 viene nominato dal presidente del Senato di allora, il socialista Jean-Pierre Bel, nel consiglio economico della Banca di Francia. A lui si è riferito il governatore francese, Christian Noyer, nel condannare ieri l’attacco definito “un atto codardo e barbaro contro la libertà di stampa e quelli che la difendono”. Persone di grandi ideali, “tra le quali il nostro amico e collega Bernard Maris, un uomo di cuore, di cultura e di una grande tolleranza. Ci mancherà tanto”.

Tra i suoi scritti si ritrovano testi dai titoli non convenzionali comeAh Dieu! que la guerre économique est jolie !, (“Dio, quanto è bella la guerra economica”) oppure Lettre ouverte aux gourous de l’économie qui nous prennent pour des imbéciles (“Lettera aperta ai guru dell’economia che ci prendono per imbecilli”) ma anche Marx, ô Marx, pourquoi m’as-tu abandonné ? (“Marx, o Marx, perché mi hai abbandonato?”). Tra le sue proposte non convenzionali per risolvere la crisi economica ne spiccano due: il default del debito pubblico perché “tutti i Paesi europei – come ha scritto – dovranno, prima o poi, rassegnarsi a cancellare una parte del debito. Occorre rinegoziare la parte che supera il 60% del Pil”. Maris era però anche fautore del “reddito minimo di esistenza” un “reddito da elargire a ciascun essere umano, ricco o povero, da conservare per tutta la vita e cumulare con qualsiasi altro reddito o patrimonio”. Un modo per sganciarsi dal lavoro in una società che il lavoro non lo garantisce più.

Nel numero di Charlie Hebdo uscito il 7 gennaio, Maris si è distinto anche per una recensione positiva dell’ultimo libro di Michel Houellebecq, Sottomissione, attorno al quale le polemiche non sono mancate e non mancheranno anche in relazione all’attentato di ieri. Al romanziere francese, Maris aveva già dedicato un libroHouellebecq economista, i cui romanzi hanno una “intelligenza del mondo contemporaneo impregnata di economia”. “Così come, leggendo Kafka, scrive Maris, comprenderete che il vostro mondo è una prigione e, leggendo Orwell, che il cibo che si serve a tavola è una bugia, leggendo questo aspetto economico di Michel Houellebecq saprete che la colla che frena i vostri passi, vi rammollisce, vi impedisce di muovervi e vi rende così tristi e così tristemente patetici, è di natura economica”. I tre guerriglieri killer hanno ucciso anche questo.

Fonti trovate in rete;
http://www.ilfattoquotidiano.it/

Guerra globale: dove stiamo andando? – Nis

“La guerra non è fatta per essere vinta, ma per essere continua. Allorché la guerra diventa letteralmente ininterrotta, cessa nel contempo di essere pericolosa”.
(George Orwell, 1984)

G.Orwell

Quello che le ėlite stanno cercando di trasmettere alle popolazioni mondiali attraverso la falsificazione del linguaggio – la guerra umanitaria, la missione di pace, l’esportazione della democrazia, lo scontro di civiltà etc. – è il concetto che “la guerra è qualcosa di assolutamente normale”.

L’effetto del rifiuto della guerra come metodo per risolvere i problemi tra i popoli – prodotto per lungo tempo sugli uomini dalle carneficine dei due conflitti mondiali – dopo quasi settant’anni si è affievolito e oggi si torna a propagandare la guerra, anche se ‘travestita’ di pacifismo o di ristabilimento della giustizia sociale.

In realtà quanto sta avvenendo oggi è una globalizzazione della guerra, studiata a tavolino e promossa proprio da quegli stati che sono – a parole – i più attivi difensori delle leggi internazionali e dei diritti democratici.

Le motivazioni per le minacce di guerra e per le aggressioni vere e proprie sono le più varie e vanno dalla guerra contro il ‘terrorismo islamico’ (Afghanistan) a quella condotta per proteggere il mondo da – inesistenti – ‘armi di distruzioni di massa’ (Iraq ieri e Iran oggi), da quella per difendere i ‘diritti umani’ (Libia ieri e oggi Siria) ai veri e propri ‘interventi umanitari’ (Somalia), fino alla sbandierata protezione di piccoli Stati dall’influenza di Russia e Cina.

In prima fila per far assimilare ai popoli le scelte dissennate dei governi e le esigenze fameliche delle lobby militari sono i media occidentali, ormai impegnati strenuamente a difendere l’indifendibile, a razionalizzare l’irrazionale e a giustificare l’ingiustificabile, proprio come il Ministero della Verità di Orwelliana memoria.

L’idea della Global War o globalizzazione della guerra ha in qualche modo caratterizzato tutta la dottrina militare USA all’indomani della II Guerra mondiale e venne delineata negli anni ’40 dalla amministrazione Truman, nel quadro generale di un progetto di dominazione globale a fronte dell’insorgere del confronto con i sovietici. o1

In realtà già nei decenni precedenti erano sorte organizzazioni più o meno segrete come la Round Table o la Society of the Elect, fondata in Inghilterra da Cecil Rhodes e Lord Nathan Rothschild, e il Council on Foreign Relations, creato negli USA all’indomani della I Guerra mondiale dal Colonnello Edward M. House, con i finanziamenti di Morgan e Rockefeller.

Ricordiamo che Edward M.House era l’eminenza grigia dietro Woodrow Wilson e la ‘sua’ Società delle Nazioni.

Tutte queste organizzazioni miravano a una sola cosa: la nascita di un potere globale incontrastato sotto la guida anglo-americana.

Per quanto riguarda gli USA, dagli anni ’30 e ’40 del secolo scorso si è assistito ad un costante declino dei poteri del Congresso, considerato dai Padri della Costituzione uno strumento politico essenziale per la difesa della libertà e della democrazia. Ma l’erosione dei suoi poteri sembra inarrestabile sia per mano repubblicana che democratica.

“La costituzione degli Stati Uniti è stata messa da parte con il pretesto della paura. Prima paura della grande depressione e successivamente del terrorismo islamico. Gli Stati Uniti sono la Costituzione. Se la Costituzione cessa di esistere come un documento legale che viene rispettato realmente dalle élite politiche, gli Stati Uniti cessano di esistere. Vuol dire che un’altra entità ha preso il loro posto”.

Da allora non solo nulla è cambiato, ma la situazione è andata via via peggiorando, tanto che – per arrivare ai nostri giorni – nel settembre del 1990, George Bush padre fece, a Camere riunite, uno storico discorso alla Nazione, nel corso del quale di fatto proclamò un Nuovo Ordine Mondiale emergente dal disfacimento dell’Unione sovietica e dall’abbattimento del muro di Berlino.

In questo discorso Bush preannunciò con grande enfasi un mondo libero dal confronto, potenzialmente disastroso, tra le due superpotenze dotate di bombe atomiche a favore di une “pacifica cooperazione internazionale” nella quale “le nazioni del mondo, est ed ovest, nord e sud, possano prosperare e vivere in armonia”.

Belle parole e fantastiche prospettive, come non essere d’accordo?

Il problema è che proprio quel concetto di “pacifica cooperazione internazionale” servì a giustificare la Guerra del Golfo, ufficialmente intesa a difendere la sovranità del Kuwait e ad assicurare il rispetto della “legalità internazionale”.

Ben lontani da una “nuova era più sicura alla ricerca della pace” da quel momento siamo entrati in realtà in un’epoca di guerra perenne, proprio come descritta in 1984 di Orwell, dominata da conflitti continui, insicurezza, paura, controllo costante da parte delle autorità, censura mascherata e manipolazione dell’opinione pubblica.

La strategia vera e propria della ‘guerra senza fine’ nasce un paio di anni dopo, nel 1992, con il Defense Planning Guidance (Linee-guida di Difesa nazionale).

Il New York Times, venuto a conoscenza del piano, scrisse: “In un nuovo vasto progetto politico che sta per essere varato, il Dipartimento alla Difesa stabilisce che la missione politica e militare dell’America nell’era post-guerra fredda sarà quella di far sì che non possano emergere superpotenze rivali in Europa Occidentale, Asia o nei territori della ex-Unione Sovietica. I documenti segreti mostrano lo scenario di un mondo dominato da un’unica superpotenza la cui posizione predominante può venire garantita da un comportamento studiato all’uopo e da una adeguata forza militare, in modo da scoraggiare qualsiasi Nazione o gruppo di Nazioni a sfidare la supremazia americana”.

La personalità più rappresentativa dietro questo piano fu Paul Wolfowitz, che sarà nominato più tardi da Bush Segretario alla Difesa e che coprì anche la carica di Presidente della Banca Mondiale.

La centrale e orientale accordi di sicurezza analoghi a quelli sottoscritti con Arabia Saudita, Kuwait e altri stati nel golfo Persico”.

o3Nel 1993, allorché Clinton prende il posto di George Bush senior si costituisce un think tank dei falchi repubblicani che darà vita – pochi anni più tardi – al Project for the New American Century (PNAC), Progetto per il nuovo secolo americano.

Nello spirito di questo progetto il dominio a stelle e strisce deve venir imposto a qualsiasi costo in qualsiasi parte del mondo, il che richiede un crescente incremento delle spese militari onde contrastare minacce come quelle costituite da Iraq, Nord Corea, Iran. “Inoltre, questo processo di trasformazione, anche se porterà a dei mutamenti radicali, sarà qualcosa di lento a meno di eventi catastrofici che lo favoriscano – come una nuova Pearl Harbor”.

Guarda caso, pochi anni dopo, le due Torri offriranno la ghiotta occasione di “una nuova Pearl Harbor”…

Nel 2000 il Pentagono pubblica Joint Vision 2020 un documento che teorizza il progetto denominato Full-spectrum Dominance (Dominio a tutto campo);

“Con Full-spectrum dominance si intende la capacità delle forze USA, da sole o con alleati, di annientare qualsiasi avversario e controllare qualsiasi situazione in ambito di operazioni militari.”

Il Full-spectrum dominance deve estendersi a qualsiasi tipo di conflitto, dalla guerra nucleare su teatri bellici globali fino a eventi di dimensioni limitate. Si riferisce altresì a situazioni atipiche come peacekeeping e aiuti umanitari.

“La creazione di una rete di informazione globale servirà a garantire le condizioni di una maggiore capacità decisionale”.

Il 13 novembre 2001 il presidente George W. Bush firma l’Ordine Militare N.1 nel quale conia la definizione “Guerra globale al terrorismo”. E ciò senza informare il suo Consigliere alla sicurezza, né il Segretario di Stato, né il Capo dello staff o il suo responsabile della comunicazione, approvando così una legge che è divenuta tristemente nota come “Military Order of November 13, 2001: Detention, Treatment, and Trial of Certain Non-Citizens in the War Against Terrorism” o4

Da quel momento le operazioni militari ‘segrete’ del SOCOM (Special Operations Command) – finalizzate al mantenimento di una ‘guerra globale’ – si sono moltiplicate senza limite in ogni parte del mondo.

Il personale del SOCOM è raddoppiato dal 2001 raggiungendo le 66.000 unità, mentre il suo budget è passato da 4,2 miliardi a 10,5 miliardi di dollari. La crescita del JSOC (Joint Special Operations Command) che è una ramificazione del SOCOM, è stata ancora più rilevante, passando dalle 1.800 unità speciali nel 1980 alle oltre 25.000 oggi.

Quanto alle operazioni ‘sotto copertura’ delle forze speciali esse hanno coinvolto, a oggi, oltre 75 Paesi, dalla Repubblica Dominicana al Perù, dalle Filippine allo Yemen, dalla Somalia all’Asia Centrale, dal Libano all’Arabia Saudita, dall’Iran a numerosi Paesi arabi.

Queste forze speciali si sono macchiate sovente di crimini contro l’umanità che sono stati regolarmente ‘coperti’ dalle gerarchie militari e nascosti all’opinione pubblica.

Naturalmente, come è noto, la “Pearl Harbor” dell’11 settembre viene immediatamente utilizzata per mettere in atto la dottrina della Global War che viene per l’occasione ribattezzata War on Terror (Guerra al terrorismo).

Ricordiamo, infine, che nell’agenda del Project for the New American Century (PNAC) – che risale all’anno 2000 – si auspica a chiare lettere di “condurre guerre senza confini” .

Il PNAC ha come obiettivo dichiarato quello di “combattere e vincere decisamente conflitti multipli e simultanei nei maggiori teatri bellici mondiali”.

Questo scellerato programma è stato adottato in pieno dall’amministrazione Obama con un team di collaboratori e di esperti molto più efficace di quello del suo predecessore.

A una manciata di minuti dallo scadere del Patriot Act, Obama (premio Nobel per la pace, ricordate?) ha rinnovato, per altri 4 anni, la delirante legge promulgata da George Bush junior all’indomani dell’11 settembre.

Contrastata con decisione da pochi parlamentari, tra cui il senatore repubblicano Rand Paul del Kentucky, questa legge – che con l’alibi della Guerra al terrorismo – di fatto consente ogni possibile abuso delle libertà dei cittadini, è un tassello straordinariamente importante per capire come si stanno muovendo i poteri forti negli USA e per intuire quali possibili scenari politico-militari si aprano nel XXI secolo.

E, visto che non tutta l’opinione pubblica è manipolabile, i think tank dell’intelligence USA hanno inoltre felicemente ideato una strategia di maquillage delle parole.

Così è tutto meno inquietante se chiamiamo la guerra ‘intervento umanitario’ e l’attacco lo chiamiamo ‘difesa’, mentre le stragi di civili diventano ‘danni collaterali’…

Ora, se partiamo dal presupposto che per comprendere a fondo quanto accade nel mondo abbiamo bisogno di conquistarci una visione più ampia, come possiamo interpretare questa situazione da un punto di vista spirituale?

Cosa sta accadendo nel nostro mondo sempre più segnato da guerre e da massacri quotidiani con la complicità dei media che amplificano quotidianamente menzogne e odio contro l’altro di turno?

o2Possiamo ipotizzare che la Global War rappresenti in realtà l’inizio del Bellum omnium contra omnes, la guerra di tutti contro tutti?

Molti veggenti parlano di un futuro prossimo della terra sempre più incerto con grandi rischi di precipitare in conflitti distruttivi.

Edgar Cayce, lo Sleeping Prophet, ad esempio descrive – ancora negli anni ’30 del secolo scorso – come il primo decennio del nuovo secolo avrebbe ripercorso la situazione del primo dopoguerra fino al disastro economico del ’29, con un progressivo incremento di conflitti. “Mercati e benessere in calo, economie al collasso, disoccupazione in aumento, confusione politica e tumulti popolari (…) con, negli anni successivi, un numero crescente di persone che si troveranno in serie difficoltà anche rispetto a problemi basilari di sopravvivenza”.

Cayce prevede anche la possibilità di una III Guerra mondiale. Parla letteralmente di guerra originata in “Libia, in Egitto, ad Ankara e in Siria, attraverso conflitti sorti intorno agli stretti delle zone a Nord dell’Australia, nell’Oceano Indiano e nel Golfo Persico”

Secondo altri veggenti e profeti del passato si è già superato – nella nostra epoca – il punto critico ‘di non ritorno’ nella discesa verso un materialismo che ha totalmente dimenticato l’origine spirituale dell’uomo. Per essi l’unica possibilità di salvezza da disastri sociali e bellici può provenire solo da un’evoluzione spirituale che consenta di non guardare solo agli eventi materiali cercando la felicità solo nella soddisfazione dei bisogni fisici e istintivi.

Vi ricorda vagamente qualcosa?o

Il materialismo della vita attuale, il dominio delle immagini, la finanza sfrenata, l’estrema competizione nel lavoro, la mancanza di solidarietà sociale, l’aggressività degli Stati, sono tutti segnali significativi che contraddistinguono questo momento storico. E i segni ci sono tutti: malattie prodotte dalla dipendenza da computer, crack finanziari a livello globale, lavoro sempre più stressante e meno remunerativo, indifferenza del singolo nei confronti dei propri simili, aggressioni continue tra le nazioni.

Proprio queste caratteristiche della nostra cultura sono in realtà alla base – da un’ottica spirituale – dell’insorgere della guerra globale o, come fu anticipato da Rudolf Steiner un secolo fa, come l’inizio della guerra di tutti contro tutti, una prospettiva fino a ieri confinata nelle pagine delle profezie ancora da realizzarsi, ma che oggi – con le nuove dottrine militari annunciate da Obama – inizia ad assumere dei contorni tanto più definiti quanto inquietanti.

“Esteriormente – dice Steiner nel corso di una conferenza del 23 Novembre 1919, dunque ben 20 anni prima della II Guerra mondiale – l’umanità andrà incontro a grandi conflitti. E per queste terribili guerre di cui siamo solo all’inizio (…) e che portano alle estreme conseguenze gli antichi impulsi dell’evoluzione terrestre, non vi sarà alcuna medicina politica, economica o spirituale proveniente dalla farmacia dell’antica evoluzione. I fermenti che hanno prima portato l’Europa all’inizio della sua distruzione [I Guerra mondiale], che metteranno poi Asia ed America l’una contro l’altra [II Guerra mondiale] e che propagheranno la guerra su tutta la terra [Guerra globale] provengono dai tempi antichi.

Potrà contrastare questo portare-all’assurdo l’evoluzione umana solo ciò che conduce gli uomini sulla via dello spirituale: il Sentiero di Michele, che trova la sua continuazione nella Via del Cristo”.

Steiner rileva come la guerra di tutti contro tutti inizi gradualmente con l’abituare gli uomini a distruzioni belliche che si presentano per così dire quasi ritmicamente nella storia umana di cui l’inizio è stato il primo conflitto mondiale.

Abituare gli uomini alla guerra: confrontiamo questo con quanto abbiamo riportato all’inizio con le parole di Orwell e con le nuove strategie USA.

“È una convinzione infantile – così ancora Steiner – che da questa catastrofe bellica [la I Guerra mondiale] possano provenire periodi di pace durevoli per l’umanità sul piano fisico. Non sarà così.”.

Sarà solo grazie al nascere dell’altruismo se l’umanità sarà in grado di salvarsi dall’autodistruzione, sostiene Rudolf Steiner, evento inevitabile se si continua a ignorare l’elemento morale.

“Gli uomini si annienteranno in guerre fratricide. E la cosa più avvilente – rispetto ad altri tipi di distruzione sarà che avverrà solo per loro responsabilità”. Solo una manciata di persone sopravviverà e saranno coloro che avranno sviluppato un livello di abnegazione profondo, mentre la restante umanità sarà totalmente dedita a mettere al proprio servizio egoistico – grazie a tecnologie potenti e complesse – le forze della natura, senza aver acquisito il necessario grado di altruismo.

La guerra di tutti contro tutti, che rappresenterà la rovina della nostra epoca, sarà originata proprio da questo sviluppo tecnologico estremo totalmente privo di morale.

“Forze enormi e poderose verranno liberate da scoperte che trasformeranno il mondo intero in una sorta di apparecchiatura elettrica globale funzionante in modo autonomo”.

A cosa si riferiva? A Internet, nata come progetto per la difesa USA, che oggi ha di fatto trasformato l’intera comunicazione mondiale in una “apparecchiatura elettrica globale funzionante in modo autonomo”?

Ma se Steiner in molte occasioni colloca la guerra di tutti contro tutti in un futuro non immediato, in un particolare ciclo di conferenze egli afferma espressamente che, se l’umanità non sarà in grado di correggere le visioni del mondo profondamente influenzate e corrotte dal materialismo e dall’edonismo dominante che hanno caratterizzato il XIX ed il XX secolo, “alla fine del secolo XX noi ci troveremo di fronte alla guerra di tutti contro tutti! Gli uomini potranno fare tutti i bei discorsi che vorranno, potranno aver fatto tutti i possibili progressi scientifici, avranno di fronte a sé questa guerra di tutti contro tutti. Assisteremo allo sviluppo di un’umanità che tanto più si riempirà la bocca di questioni sociali tanto meno avrà un minimo ‘istinto sociale’”.

Sulla base di queste inquietanti previsioni cerchiamo di ipotizzare come tali eventi – di cui saremmo solo all’inizio – potrebbero svilupparsi.

Abbiamo visto come Steiner parli espressamente di una visione del mondo profondamente materialista che creerebbe le condizioni perché possa svilupparsi anzitempo la guerra di tutti contro tutti.

E mi pare che ci siano pochi dubbi sullo stato di incontrastato materialismo della nostra epoca e sulla mancanza generalizzata di moralità.

Al tempo stesso le allusioni all’utilizzo immorale delle forze di natura (progetto HAARP, armi geopolitiche per il controllo climatico etc.) e l’anticipazione di una terra trasformata in un’unica immensa macchina funzionante elettronicamente (la rete globale del web o la globalizzazione della finanza elettronica ne potrebbero rappresentare l’inizio) non sono più solo ipotesi fantascientifiche.

Abbiamo visto in un precedente intervento come Steiner abbia attribuito ai poteri occulti angloamericani il disegno di porre il mondo intero sotto il giogo del materialismo.

Tale scellerato progetto è passato attraverso la creazione della Società delle Nazioni prima e delle Nazioni Unite poi, la competitività sfrenata, la diffusione della tecnologia, la finanza priva di regole e di moralità, la creazione di un’idea di globalizzazione tesa solo allo sfruttamento economico dei Paesi più deboli.

E anche qui mi pare che ci siamo ampiamente.

Ha parlato – nel 1919! – di cause (fermenti) che dopo la distruzione della Germania, avrebbero portato senza dubbio a una seconda Guerra mondiale, che avrebbe messo di fronte America e Asia (USA e Giappone) e questo pure non fa una piega.

Per poi preannunciare che quegli stessi fermenti – se non contrastati – avrebbero “propagato la guerra su tutta la terra”.

Beh, che ne pensate? Non mi pare che questa prospettiva sia molto irreale.

Vediamo ora come potrebbe delinearsi ulteriormente questa ipotesi.

Una prospettiva potrebbe essere quella di uno scontro frontale tra USA e Cina/Russia, magari in seguito ad un attacco Israelo-americano all’Iran e/o alla Siria.

Di questo ci sono sicuramente le premesse, preparate da anni dai media embedded che suonano la grancassa dell’atomica iraniana, esattamente come fecero dieci anni fa con le famose WMD, o ‘armi di distruzione di massa’ di Saddam, mai trovate, ma che costarono un milione e mezzo di morti.

Altra prospettiva potrebbe essere quella di un estendersi di rivoluzioni a livello mondiale, causate dalla crisi economica dilagante, che riduce in schiavitù economica interi Stati, come è il caso della Grecia oggi.

Questi sconvolgimenti potrebbero cambiare radicalmente il volto della civiltà attuale portando l’umanità intera a uno stato primitivo, dove solo la forza di un Potere accentratore – magari presentato come il ‘salvatore dall’anarchia e dalla distruzione’ – sarebbe in grado di riportare ordine sociale a prezzo di violenze inimmaginabili.

Una terza inquietante prospettiva – se pur con uno sviluppo più graduale – potrebbe essere quella della messa in atto di tecnologie molto avanzate atte a controllare – vedi chip sottocutaneo (il Marchio della Bestia) – di cui si parla ripetutamente qui in USA come di una straordinaria ‘opportunità’ (sic!) per rendere la vita più sicura (ancora, proprio come le guerre al terrorismo hanno reso, nelle parole degli ultimi tre presidenti, gli Stati Uniti “un Paese più sicuro”!).
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Queste tecnologie – attuate a livello di massa (come una sorta di ‘vaccinazione obbligatoria’ ed è così che si vagheggia di attuarle) sarebbero letteralmente in grado di soggiogare intere popolazioni in uno stato di totale sudditanza.

A quale di questi scenari ci stiamo avvicinando?

Probabilmente ad un mix del primo e del secondo.

Ma vediamo anche come contrastare il big Game e cercare di far fallire questa sciagurata prospettiva.

Secondo Steiner l’unica reale salvezza da questo scenario si può riassumere in una sola parola: fiducia!

Il nascere e il diffondersi della fiducia tra gli uomini.

Fiducia alla base dell’elemento sociale.

Fiducia dell’uomo nei confronti dell’altro uomo, e conseguente disponibilità alla diffusione delle verità.

E da chi viene ostacolato il sorgere di questa fiducia?

Dalle logge e dagli Iniziati dell’Occidente [angloamericani], ci dice Steiner, che non vogliono parlare all’elemento di libertà del singolo individuo, ma alle masse.

Che rivelano solo parzialmente quelle verità spirituali che – in armonia con i dettami del Mondo spirituale – devono essere rese pubbliche.

Rudolf Steiner fu infatti il primo a rendere pubbliche notizie e comunicazioni che sino ad allora erano state tenute gelosamente segrete dalle varie congreghe occulte.

Come il cristianesimo rappresentò nelle parole del Cristo una verità universale, diretta a tutti senza limiti di razza, nazionalità, sesso o cultura, allo stesso modo la Scienza dello Spirito di Steiner rivela conoscenze fino a quel momento riservate con l’obiettivo di dare a ogni uomo – senza limiti di razza, nazionalità, sesso o cultura – la possibilità di conseguire conoscenze spirituali.

Questo fece scatenare contro di lui l’ira di potenti organizzazioni che cercheranno di distruggerne l’immagine e financo di assassinarlo.

Gli Iniziati anglo-americani cercano dunque di promuovere quel tanto delle vie iniziatiche che serve a edificare il dominio angloamericano del mondo, ma la via dell’Iniziazione si deve rivolgere al singolo individuo e non alle masse utilizzando strumenti di persuasione occulta, facendo appello alla capacità di comprensione indipendente e libera di ogni singolo essere umano.

Questo principio è collegato con un principio sociale fondamentale; se ci si rivolge a ciascuno partendo da principi morali, etici, e aspettando – nei tempi di ciascuno – la risposta cosciente e libera, allora non si tende ad assoggettare gli uomini, utilizzando astrazioni per irregimentarli in gregge.

Solo se il singolo essere umano accoglie ed elabora liberamente la conoscenza occulta produce moralità e libertà anche sul piano sociale, portando dentro di sé l’antidoto ad ogni costrizione o menzogna con cui si cerca di intrappolarlo.

Questo è il motivo della divulgazione delle verità occulte nel secolo XX che l’Antroposofia ha attuato, in contrapposizione con le élite occulte angloamericane, che volevano continuare a utilizzare le proprie conoscenze solo per realizzare le proprie finalità di dominio globale.

“La grande fiducia, questo deve diventare l’impulso sociale più importante del futuro. Gli uomini devono poter lavorare insieme. Altrimenti le cose non andranno avanti. (…) Oggi comincia per gli Iniziati dell’Occidente [angloamericani] la grande angoscia, la terribile paura. Essi dicono: se noi parleremo in futuro solo alle singole persone allora scateniamo la guerra di tutti contro tutti, dato che in tal caso gli uomini non saranno organizzati, visto che si è costruita una fiducia generale, allora l’umanità precipiterà nella guerra di tutti contro tutti. Essi sentono questa angoscia. Per questo costoro vogliono mantenere queste verità iniziatiche, oserei dire, sottochiave lasciando avanzare l’umanità verso il futuro sotto una luce apparente, ma in stato di sonno”.

L’opera divulgativa delle verità occulte da parte dell’Antroposofia – che ha rotto tabu millenari, la pubblicazione di migliaia di libri, saggi, cicli di conferenze anche profondamente esoteriche – ha come scopo principale dunque quello di creare l’unica possibile difesa nella nostra epoca nei confronti dell’unilateralità di determinate potenti congreghe che si propongono di mantenere i popoli in sudditanza – in una sorta di sopore della coscienza – nei confronti del reale svolgersi degli eventi.

Libera diffusione delle verità spirituali per creare fiducia.

Per vincere ansia e paura.

Auspichiamo dunque che l’uomo – nel suo attuare libere scelte – possa essere in grado di disincantare queste terrificanti prospettive, un po’ come un’automobile che, con una poderosa frenata, riesca a fermarsi a pochi centimetri dal precipizio. Ma questo può avvenire solo se s’iniziano a rimuovere – partendo da ciascuno di noi – i ‘fermenti’, le cause che hanno portato a questo stato di cose.

Vale a dire il potere esclusivo della visione materialistica del mondo che deforma radicalmente ogni pensiero umano e paralizza ogni possibilità di crescita morale dei popoli.
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Houston, 30 maggio 2012

fonte
http://www.pierocammerinesi.it

Il terrorismo in Italia – Nis

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Esiste per qualsiasi fenomeno che abbia implicazioni sociali un periodo di incubazione, una fase di maturazione e un momento, per così dire, conclusivo e terminale. Difficile, quasi sempre, però indicare il momento esatto della nascita di questo o quel fenomeno.
Per il fenomeno terroristico italiano – e stiamo parlando qui di sovversione di matrice di sinistra – è invece possibile indicare un preciso punto di svolta, una data che condizionerà il suo emergere ed il suo imporsi sulla scena politica del Paese.
Quella data è il 12 dicembre 1969: il giorno della strage di piazza Fontana a Milano.

 
Negli anni immediatamente precedenti la strage era cresciuto in Italia un movimento politico nuovo, quello del ’68, formato da una generazione di studenti, ma anche di operai, che aveva come primo punto all’ordine del giorno la crescita politica del movimento stesso, l’elaborazione delle strategie necessarie a pervadere l’intero tessuto della società.
La bomba che esplode in una banca nel pomeriggio di venerdì 12 dicembre 1969 – e che strazia i corpi di tanti innocenti – pone al movimento che sta crescendo un problema del tutto nuovo: non più la sua crescita politica, il suo indirizzo riformista o rivoluzionario, ma la sua autodifesa.
Il 12 dicembre 1969 sulla scena della vita sociale italiana irrompe un fantasma: il fantasma del golpe, l’idea che il potere, con la P maiuscola, sia in grado di mettere in campo tutta la sua forza per contrastare ogni tentativo di cambiamento o soltanto di rinnovamento.
L’idea di svegliarci un mattino con i carri armati sotto casa oggi può fare solo sorridere.
Così non era in quegli anni quando il laboratorio della strategia della tensione era già in funzione.
Così non fu dopo quella maledetta strage.

tensione
Sono proprio la paura del golpe, la possibilità di dover fronteggiare una reazione drastica e violenta del Potere – il colpo dei colonnelli in Grecia, Spagna e Portogallo ancora sotto dittatura fascista – che fanno maturare in settori limitati e ristretti dell’estrema sinistra la necessità di armarsi e di costituire gruppi clandestini pronti ad una nuova resistenza. Quella che ad alcuni sembrerà una mera necessità, con il tempo si trasformerà in un’altra idea ancor più pericolosa: la possibilità che esista in politica una scorciatoia, quella – appunto – della lotta armata.

 
Ecco spiegato – in estrema sintesi – il perché, proprio tra la fine del ‘69 e l’inizio del ’70, nascono in Italia i primi gruppi terroristici.
La prima formazione armata italiana nasce a Genova da un Circolo frequentato da giovani operai e proletari. Si chiama XXII Ottobre. Quasi contemporaneamente a Milano si formano i GAP (Gruppi di azione partigiana) voluti da un ricco editore, uscito dal PCI dopo i fatti di Ungheria del 1956: Giangiacomo Feltrinelli.

 
Si tratta di due minuscole formazioni che avranno vita brevissima. Ma dopo sarà il diluvio: nasceranno le Brigate rosse che concluderanno la loro parabola solo nel 1988 (con una coda ancora misteriosa nel 1999 con l’omicidio D’Antona); spunteranno al sud i NAP e poi, soprattutto al nord, Prima Linea. Fino alla galassia del terrorismo diffuso.

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Gli anni oscuri – Nis

Dalle bombe del 1969 in poi, gli anni oscuri della nostra repubblica sono fitti di episodi, alcuni dei quali tutt’ora irrisolti, che hanno segnato la storia del nostro Paese. Proviamo a ripercorrerne alcuni nella speranza che i cittadini acquisiscano consapevolezza su una parte così difficile della loro storia.

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La strage di Piazza Fontana

L’articolo è tratto da dal “l’Unità” del 13 dicembre 1969, e racconta la strage di Piazza Fontana, l’avvento del terrorismo in Italia.Tutto ad un tratto, sulla scena nazionale comparivano morti ammazzati, non dalla polizia durante le dimostrazioni (com’era avvenuto un anno prima), non dalla mafia (le cui abitudini sanguinarie erano più oggetto di interesse folcloristico che politico), ma da qualcuno che faceva parte di qualcosa che i più ebbero difficoltà ad identificare. L’anno prima c’era stato il 1968, con le rivolte studentesche in tutto il mondo; nell’autunno le idee di cambiamento rivoluzionario erano entrate in comunicazione con gli operai in lotta per il miglioramento delle condizioni di lavoro.

pfontana1Il Partito Comunista Italiano aveva fatto un grande balzo in avanti nelle elezioni e, soprattutto, il vecchio regime dominato da una Democrazia Cristiana che raccoglieva anche i voti della destra più reazionaria, cominciava a scricchiolare. Gli USA stavano attraversando il loro periodo più nero, con una guerra logorante e impopolare nel Vietnam e una fortissima opposizione interna che sfociava in manifestazioni violente che scuotevano il sistema che doveva essere da esempio a tutte le nazioni occidentali. In Grecia, il regime dei colonnelli instauratosi in seguito al colpo di stato fascista del 67, perdeva sempre più credibilità. Anche l’Unione Sovietica era dovuta intervenire per reprimere duramente i tentativi cecoslovacchi di rendere più democratica la loro democrazia imbrigliata nel blocco comunista, e questo ne aveva ulteriormente intaccato la credibilità come modello alternativo al sistema capitalistico. Una bella confusione! Ci fu qualcuno che credette di ripercorrere le strade sperimentate con successo da Hitler e dai nazisti con l’incendio del Reichstag : compiere attentati, attribuirne la colpa alle sinistre e utilizzare la paura e il disgusto dei cittadini per dar vita ad un governo autoritario.
Dopo le bombe si cercò di accusare gli anarchici, forse perché, nell’immaginario collettivo questi rappresentavano qualcosa di oscuro di intangibile e pericoloso. In realtà vennero scelti perché erano disorganizzati, ingenui, poveri e isolati dalle altre forze politiche. Uno di loro, il ferroviere Giuseppe Pinelli, volò da una finestra della questura di Milano, uno dei cui dirigenti era il commissario Calabresi.pfontana
Un altro era un ballerino, Pietro Valpreda che rimase in carcere per anni sino al punto in cui il parlamento italiano dovette votare una nuova legge per risparmiare a lui altre ingiuste sofferenze e allo stato, un’insostenibile vergogna. Un altro ancora, Mario Merlino si professava anarchico, ma in realtà era un fascista che si era trovato in mezzo al gruppo degli accusati per uno di quei casi strani della vita: cercava di fare il provocatore (e probabilmente era stato addestrato a questo durante una visita compiuta ai colonnelli golpisti in Grecia), ma ,di fatto, si trovò coinvolto in una vicenda più grossa di lui che gli fece passare molti anni in carcere per poi ritrovarsi, anche lui, innocente.Nel 2005 la Corte di cassazione ha affermato che la strage di piazza Fontana fu realizzata da un gruppo eversivo costituito a Padova nell’alveo di “Ordine Nuovo” e capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura, che però non furono più processabili in quanto “irrevocabilmente assolti dalla Corte d’assise e d’appello di Bari”.

 

Il tentato golpe di Borgese

 

Il tentativo di colpo di stato noto come Golpe Borghese è diventato sinonimo di un maldestro tentativo di rivolta istituzionale messo in atto da un gruppo di sgangherati nostalgici. Niente di più che una buffonata. E invece non è così. L’insurrezione armata che si verifica nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 (la notte dell’Immacolata) è ancora oggi un altro dei tanti punti oscuri della storia repubblicana.

Non è chiaro perché fu messo in atto, a cosa realmente mirasse e soprattutto perché fallì e chi lo fece fallire. Tutto ha inizio nella tarda serata del 7 dicembre quando gruppi di militanti dell’estrema destra si riuniscono in alcuni luoghi della borghese1capitale: nel quartiere di Montesacro, nei cantieri del costruttore Remo Orlandini, legato al SID di Vito Miceli, in pieno centro storico, nella sede di Avanguardia nazionale, attorno all’Università, in una palestra non distante dalla stazione Termini. Alle porte di Roma si è concentrata intanto anche una colonna armata di guardie forestali, mentre un gruppo di neofascisti è già penetrato nell’armeria del ministero dell’Interno. Il quartier generale del Golpe si è sistemato nel quartiere Nomentano. Ne fanno parte: il principe Junio Valerio Borghese, ex comandante della X Mas, vero capo del complotto, il generale a riposo dell’Aeronautica Giuseppe Casero, il maggiore della polizia Salvatore Pecorella.

Il piano prevede, oltre all’occupazione dei ministeri della Difesa e dell’Interno, della sede della RAI (da dove Borghese leggerà un proclama alla nazione), degli impianti telefonici e quelli di telecomunicazione, anche la mobilitazione totale dell’Esercito. Tutto, insomma è pronto, comprese le liste delle personalità politiche e sindacali da arrestare. Eppure il Golpe Borghese fallisce. Lo stesso principe nero riceve una telefonata da un misterioso generale (l’inchiesta della magistratura non chiarirà mai chi fosse) che ordina la sospensione del tentativo insurrezionale. Tutti a casa.

Cosa è successo quella notte a Roma?

Prova generale per un vero colpo di Stato? Avvertimento inviato ai politici sulla falsariga del Piano Solo di De Lorenzo? Oppure il classico doppio gioco: mostrare i muscoli e allo stesso eliminare l’ala dura del Partito del Golpe che da anni ormai cresce e si ramifica?

Di quanto accadde a Roma nella notte dell’Immacolata una sola cosa è certa: i servizi segreti sapevano. Ed erano stati informati anche diversi uomini politici di governo. Lo proverà la documentazione che Andreotti consegnerà alla magistra- tura romana soltanto cinque anni dopo. Quella stessa magistratura che farà di tutto per insabbiare l’inchiesta giudiziaria e per trasformare il Golpe Borghese in un Golpe da operetta.

 

L’omicidio Calabresi

 

L’omicidio del commissario Luigi Calabresi come un crocevia dei misteri d’Italia.calabresi

Una tragica concatenazione di fatti collega, infatti, l’assassinio di Calabresi alla morte di Pinelli, all’eccidio di piazza Fontana, alla strage davanti alla questura di Milano e quindi alle trame dei servizi segreti, all’estrema destra golpista, perfino all’enigma di Gladio. Eppure  contro ogni logica e dopo un allucinante iter processuale,  secondo la magistratura italiana i due colpi sparati il 17 maggio 1972 alla nuca del vice responsabile dell’ufficio politico della questura milanese sono da imputare a quattro militanti di Lotta Continua, un gruppo della nuova sinistra, sciolto nel 1976.

Dopo 16 anni di indagini a vuoto, il caso Calabresi diventa il caso Sofri nel 1988, quando Leonardo Marino, un ex operaio diventato rapinatore – anche lui per anni in LC – dopo essere stato “gestito”, all’insaputa della magistratura, per 17 giorni da un colonnello dei carabinieri, “confessa” di aver partecipato all’omicidio che sarebbe stato compiuto da lui (autista) e da Ovidio Bompressi (killer) su ordine di due dirigenti di Lotta Continua, Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani.

Un impianto accusatorio chcalabresi1e ha palesemente il sapore del complotto, tesi, questa, però sempre respinta dagli imputati. Otto i processi celebrati. Processi indiziari, tutti basati unicamente sulle dichiarazioni – spesso senza alcun riscontro e palesemente contrastanti – di Marino, con un’assoluta carenza di prove e, addirittura con alcuni dei corpi del reato clamorosamente scomparsi o distrutti. Molti processi con alterne sentenze, fino alla definitiva: 22 anni per Sofri, Bompressi e Pietrostefani, la prescrizione del reato (cioè neppure un giorno di galera) per Marino. Molti processi, fino al rigetto, nel gennaio 2000, di un’istanza di revisione, ma che dimostrano la gravissima tendenza, ormai invalsa in gran parte della magistratura italiana, alla costruzione di teoremi accusatori assolutamente non dimostrabili. Un caso di palese ingiustizia. Ufficialmente – secondo le regole della giustizia italiana – il caso Calabresi è chiuso.

Adriano Sofri, condannato nel 1990 è stato scarcerato nel gennaio 2012, per decorrenza della pena.

 

Brescia, bomba nera tra la folla

La strage di piazza della Loggia è stato un attentato terroristico compiuto il 28 maggio 1974 a Brescia, nella centrale piazza della Loggia. Una bomba nascosta in un cestino portarifiuti fu fatta esplodere mentre era in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista con la presenza del sindacalista della CISL Franco Castrezzati, dell’on. del PCI Adelio Terraroli e del segretario della camera del lavoro di Brescia Gianni Panella. L’attentato provocò la morte di otto persone e il ferimento di altre centodue.

Nel corso dei vari procedimenti giudiziari relativi alla strage si è costantemente fatta largo l’ipotesi del coinvolgimento di rami dei servizi segreti e di apparati dello Stato nella vicenda.loggia

Una ricostruzione siffatta appare sostenuta da una lunga serie di inquietanti circostanze: su tutte, basti pensare in primo luogo all’ordine – proveniente da ambienti istituzionali rimasti finora oscuri – impartito meno di due ore dopo la strage affinché una squadra di pompieri ripulisse con le autopompe il luogo dell’esplosione, spazzando via indizi, reperti e tracce di esplosivo prima che alcun magistrato o perito potesse effettuare alcun sopralluogo o rilievo; secondariamente, la misteriosa scomparsa dell’insieme di reperti prelevati in ospedale dai corpi dei feriti e dei cadaveri, anch’essi di fondamentale importanza ai fini dell’indagine; infine, va segnalata la recente perizia antropologica ordinata dalla Procura di Brescia su una fotografia di quel giorno che comproverebbe la presenza sul luogo della strage di Maurizio Tramonte, militante di Ordine Nuovo e collaboratore del SID.

Gli oscuri intralci di proveloggia1nienza istituzionale manifestatisi anche durante il secondo troncone d’indagine verranno definiti dal giudice istruttore Zorzi quale ulteriore “riprova, se mai ve ne fosse bisogno, dell’esistenza e costante operatività di una rete di protezione  pronta a scattare in qualunque momento e in qualunque luogo”.

Durante il processo emerge un documento del Sismi, datato 20 febbraio 1989 ed indirizzato al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ed al Capo della Polizia, in cui si parla di intercettazioni telefoniche nei confronti di Margherita Ragnoli, co-segretaria dell’Associazione Italia-Cuba (di estrazione comunista) di Brescia, nelle quali ella afferma di aver sentito parlare della strage fin “dalla sera precedente” della stessa. Si specifica nel documento che, al tempo, non furono informati del fatto Organi e/o Autorità esterni al SID.

Ad oggi, tra condanne ed assoluzioni, il caso non è ancora chiuso.

 

L’Italicus

 

La notte del 4 agosto 1974 una bomba esplode nella vettura numero 5 dell’espresso Roma-Brennero.

I morti sono 12 e i feriti circa 50, ma una strage spaventosa è stata evitata per questione di secondi: se la bomba fosse esplosa nella galleria che porta a San Benedetto Val di Sambro i morti sarebbero stati centinaia. Racconta un testimone della strage: «Il vagone dilaniato dall’esplosione sembra friggere, gli spruzzi degli schiumogeni vi rimbalzano su. Su tutta la zona aleggia l’odore dolciastro e nauseabondo della morte». I due agenti di polizia che hanno assistito alla sciagura raccontano: «Improvvisamente il tunnel da cui doveva sbucare il treno si è illuminato a giorno, la montagna ha tremato, poi è arrivato un boato assordante. Il convoglio, per forza di inerzia, è arrivato fin davanti a noi. Le fiamme erano altissime e abbaglianti. Nella vettura incendiata c’era gente che si muoveva.

Vedevamo le loro sagome e le loro espressioni terrorizzate, ma non potevamo fare niente poiché le lamiere esterne erano incandescenti. Dentro doveva già esserci una temperatura da forno crematorio. ‘Mettetevi in salvo’, abbiamo gridato, senza renderci conto che si trattava di un suggerimento ridicolo data la situazione. Qualcuno si è buttato dal finestrino con gli abiti in fiamme. Sembravano torce. Ritto al centro della vettura un ferroviere, la pelle nera cosparsa di orribili macchie rosse, cercava di spostare qualcosa. Sotto doveva esserci una persona impigliata. ‘Vieni via da lì’, gli abbiamo gridato, ma proprio in quel momento una vampata lo ha investito facendolo cadere accartocciato al suolo».italicus1

I neofascisti non nascondono di essere gli esecutori. Un volantino di Ordine nero proclama: «Giancarlo Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l’autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti». Gli investigatori brancolano nel buio fino a quando un extraparlamentare di sinistra, Aurelio Fianchini, evade dal carcere di Arezzo e fa arrivare alla stampa questa rivelazione: «La bomba è stata messa sul treno dal gruppo eversivo di Mario Tuti che ha ricevuto ordini dal Fronte nazionale rivoluzionario e da Ordine nero. Materialmente hanno agito Piero Malentacchi, che ha piazzato l’esplosivo alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze, Luciano Franci, che gli ha fatto da palo, e la donna di quest’ultimo, Margherita Luddi».

Eppure la polizia era informata da tempo che Mario Tuti era un sovversivo e una donna aveva addirittura dichiarato a un giudice che l’autore della strage era proprio lui. Risultato: la denuncia archiviata e la donna mandata in casa di cura come mitomane. Il giudice che aveva raccolto e insabbiato la dichiarazione si chiamava Mario Marsili ed era il genero di Licio Gelli, il gran venerabile della loggia massonica P2.

Si entra così nei misteri della polizia e dei governi-ombra che per alcuni anni hanno condizionato la vita italiana. Il dubbio che la P2 sia implicata nella vicenda induce il giudice bolognese Vella a diffidare del la magistratura aretina. Scrive Giampaolo Rossetti, un giornalista che si è occupato per mesi della vicenda: «Arezzo era città di protezione per i fascisti». Basti pensare alla frase strafottente pronunciata da Luciano Franci, il luogotenente di Mario Tuti, rivolgendosi a un camerata che piagnucolava dopo l’arresto: «Non preoccuparti, da queste parti siamo protetti da una setta molto potente». Una setta, ci spiegò poi il giudice Vella, che puzzava di marcio ed era al centro di un potere occulto collegato alle più oscure vicende della vita italiana. Per saperne di più il giudice Vella si rivolse anche ai Servizi segreti, ma per mesi non ottenne risposta. Protestò e allora l’ammiraglio Casardi, capo del servizio militare, gli scrisse rimproverandolo di ignorare «le norme che regolano il nostro servizio». «Le conosco anche troppo» gli rispose Vella, «ed è questo che mi preoccupa». Probabilmente se i Servizi segreti l’avessero aiutato, il giudice sarebbe subito arrivato a Tuti.

Comunque, all’inizio del ’75 viene emesso un mandato di cattura contro Mario Tuti, che però riesce a sfuggire all’arresto. Aspetta che i tre carabinieri andati per arrestano suonino alla porta e poi spara loro addosso uccidendone due e ferendo il terzo. L’uomo riesce ad espatriare, prima ad Ajaccio e poi sulla Costa azzurra. La polizia francese lo rintraccia a Saint-Raphael  dove ha luogo di nuovo uno scontro cruento, al termine del quale il terrorista viene arrestato. Al processo terrà un contegno sprezzante. Anni dopo, nel 1987, sarà lui a capeggiare una rivolta nel carcere di Porto Azzurro che terrà l’Italia con il fiato sospeso per alcuni giorni.

italicusLe indagini sull’Italicus e su piazza della Loggia hanno spezzato il fronte dell’omertà. I balordi della provincia nera parlano, ma quando il giudice Tamburrino di Padova o il giudice Arcai di Brescia chiedono conferme o aiuti ai Servizi segreti per indagare sulle alte complicità cala la serrana del «segreto di Stato». Le protezioni di cui godono i fascisti sono sfacciate. Valga questo esempio: il 19 luglio del ’75 viene arrestato a Milano l’avvocato Adamo Degli Occhi, capo della «maggioranza silenziosa», movimento d’ordine. I carabinieri di Milano chiedono alla Questura di Brescia, che conduce le indagini sulla strage di piazza della Loggia, se devono perquisire l’alloggio dell’avvocato, ma la Questura dice che non è il caso. Intanto un giornalista fascista, Domenico Siena, è entrato nell’alloggio e ne è uscito con due valigie. Dirà che aveva preso effetti personali da far arrivare in carcere all’avvocato. Il dubbio che fossero carte compromettenti è più che lecito.

Per un motivo o l’altro, tutti gli imputati sono stati assolti.

 

Il grande intrigo: Aldo Moro

 

Sono stati – e sono destinati a restare – i 55 giorni più misteriosi dell’intera storia dell’Italia repubblicana.moro

Ancora oggi, a distanza di anni, soltanto rievocare il caso Moro vuol dire preparasi ad entrare in un ramificato tunnel di segreti e interrogativi, di domande senza risposta e di inconfessabili trame. Il tempo che corre non solo ci allontana dalla completa verità sulla strage di via Fani, la lunga detenzione di un uomo politico di primo piano e la sua orrenda fine, ma rende tutto più complesso. Il trascorrere degli anni che sempre più ci fa apparire lontano quel tragico evento, anziché semplifi- care il quadro di insieme della vicenda, tende ad aggiungere nuovi tasselli ad un mosaico che appare ormai infinito.

Aldo Moro, presidente della DC, per almeno vent’anni personaggio centrale della politica italiana, viene sequestrato da un commando delle Brigate Rosse il 16 marzo 1978, in via Fani a Roma, alla vigilia del voto parlamentare che – per la prima volta dal 1947 – sancisce l’ingresso del partito comunista nella maggioranza di governo.

Per rapirlo la sua scorta, composta da cinque uomini, viene sterminata. Il gruppo armato che s’impadronisce di Moro afferma di volerlo processare, per processare  tutta  la Democrazia Cristiana, forse Cristiana, forse addirittura non rendendosi conto di aver gettato sulla scena politica nazionale una bomba ad alto potenziale. I 55 giorni in cui Moro sarà detenuto in un “carcere del popolo” apriranno infatti una serie di enormi contraddizioni in seno all’intera classe politica italiana, mentre i brigatisti finiranno col dimostrarsi – con i loro documenti miopi e vetusti – completamente avulsi dalla realtà storica del paese.
La fine di Moro è nota: il 9 maggio 1978 Mario Moretti, capo dell’organizzazione armata, lo ucciderà, “eseguendo la sentenza”, così come scritto nell’ultimo comunicato delle BR. Quel colpo di pistola, con tanto di silenziatore, risulta assordante ancora oggi.moro1

 

La strage di Bologna

 

Alle 10.25 del 2 agosto 1980 una bomba è esplosa alla stazione di Bologna, provocando 85 morti e 200 feriti. L’ordigno era dentro una valigia abbandonata nella sala d’aspetto della stazione.

Dopo aver scartato l’ipotesi di un incidente, inizialmente sostenuta dal governo italiano e da una parte delle forze di polizia, la magistratura si è concentrata sulla pista del terrorismo di estrema destra.

Il 23 novembre 1995, dopo anni di processi, condanne in primo grado e assoluzioni, la corte di cassazione ha condannato all’ergastolo come esecutori della strage i neofascisti dei Nuclei armati rivoluzionari, Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. L’ex capo della loggia massonica P2 Licio Gelli, l’ex agente del Sismi Francesco Pazienza e gli ufficiali dei servizi segreti Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte sono stati condannati per il depistaggio delbologna1le indagini.

bolognaA causa della lunghezza del processo, e del fatto che molti dettagli non siano stati ancora oggi chiariti, negli anni si sono formate anche ipotesi alternative sui responsabili della strage di Bologna. Francesco Cossiga, che ai tempi era presidente del consiglio, nel 2008 ha dichiarato che la bomba non era opera di estremisti di destra, ma di un gruppo di terroristi palestinesi.

Secondo Ilich Ramírez Sánchez, terrorista venezuelano legato alla resistenza palestinese noto come Carlos, l’ordigno alla stazione è stato piazzato dalla Cia e dal Mossad, per punire il presunto filoarabismo italiano di quegli anni.

Il 19 agosto 2011 la procura di Bologna ha aperto una nuova inchiesta sulla strage, e ha iscritto nel registro degli indagati due terroristi tedeschi, Thomas Kram e Christa Margot Frohlich, entrambi legati al gruppo di Carlos. I due erano presenti a Bologna il giorno dell’attentato.

 

 

Fonti:

http://www.informagiovani.it/terrorismo/piazzafontana/default.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_piazza_Fontana
http://www.misteriditalia.it/golpeborghese/
http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_piazza_della_Loggiahttp://it.wikipedia.org/wiki/Strage_dell%27Italicus
http://www.legalitaegiustizia.it/event/la-strage-dell-italicus/
http://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Moro
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/biografie/aldo-moro/6/default.aspx
http://www.internazionale.it/foto/2013/08/02/la-strage-di-bologna
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/bologna-2-agosto-1980/624/default.aspx

da “Gli anni del terrorismo” di Giorgio Bocca (pagg. 291-293)

Bioterrorismo. -Space.


Il bioterrorismo consiste nell’utilizzo intenzionale di agenti biologici (virus, batteri o tossine) in azioni contro l’incolumità pubblica quali attentati, sabotaggi, stragi o in minacce volte a creare panico e isteria collettiva.
Gli agenti biologici utilizzati possono essere reperiti in natura, o possono essere modificati dall’uomo al fine di aumentarne il potere distruttivo, la virulenza o la diffusione nell’ambiente. Quest’ultima può avvenire attraverso l’aria, l’acqua, il cibo o le bevande.

Simbolo bioterrorismo

Il simbolo per le armi biologiche, con all’interno il simbolo internazionale del biorischio

Dopo le bombe nella metropolitana di Londra, la convinzione comune è che, se ci fosse stato un attacco con armi chimiche o batteriologice, le vittime sarebbero state molte di più.
Invece, “solo” cinque persone sono morte a causa dell’inalazione di spore di antrace negli Stati Uniti e nel 2001 i casi di antrace in totale sono stati sedici. Troppo pochi per giustificare tanta paura e tanti investimenti nella ricerca, secondo alcuni scienziati.

E’ giusto sottolineare che, anche se oggi si pensa alle armi chimiche e biologiche come possibili strumenti di distruzione nelle mani dei terroristi senza scrupoli, i primi a sviluppare sono stati i governi degli stati nazionali.
Analizziamo la differenza che c’è tra le armi chimiche e le armi biologiche, quali sono gli effettivi pericoli e quali sono gli interessi del gioco.

ARMI CONVENZIONALI E ARMI DI DISTRUZIONI DI MASSA

Secondo il Consiglio di sicurezza dell’Onu quando si parla di “armi” è necessario distinguere tra “armi convenzionali” e “armi di distruzione di massa”. Le armi convenzionali sono pistole, fucili, esplosivi, coltelli, cioè tutte queste armi utilizzate frequentemente e che possono arrecare, in teoria, solo danni a livello locale.
La definizione che l’Onu ha coniato gia dal 1947, sull’onda degli eventi di Hiroshima e Nagasaki, accomuna invece nelle armi di distruzione di massa:
– le armi nucleari esplosive
– le armi radiologiche (quelle costituite da materiale radioattivo)
– le armi chimiche letali
– le armi biologiche letali

bioterrorismo 1

Armi chimiche e armi biologiche sono entrambe armi di distruzione di massa, ma sono due realtà ben separate e differenziate. Nell’ opinione pubblica, invece, in modo forse un po’ semplicistico, sono comprese entrambe nella minaccia implicita nella parola bioterrorismo.
La caratteristica che armi chimiche e batteriologice condividono è la loro capacità di provocare panico tra la popolazione, tanto che secondo molti sono delle vere e proprie armi psicologiche. Questo accade per due motivi:
1. perché sono difficili da individuare con tempestività e anche gli effetti che producono non sono semplici da interpretare
2. perché gli stessi esperti sono incerti sulla reale pericolosità di tali armi: infatti, questo tipo di arma è stato utilizzato in pochissimi casi e la stima sulla loro pericolosità si basa in pratica solo su previsioni e proiezioni.

Oggi esistono dei trattati e delle regole internazionali che vietano agli stati firmatri di possedere, sviluppare e utilizzare armi chimiche e biologiche. Fin dal 1925, con il Protocollo di Ginevra, alcuni stati, tra cui USA, URSS,Cina, Gran Bretagna e Francia, decisero di vietare l’uso di armi chimiche e biologiche (ma non ancora la loro produzione e l’utilizzo a scopo di difesa). Nel 1972, con la convenzione sulle armi biologiche, sono stati vietati anche la produzione e lo stoccaggio delle stesse. In realtà, molti stati hanno continuato le ricerche in questo ambito, sfruttando una clausola della Convenzione secondo la cui si potevano effettuare ricerche sui microrganismi a fini scientifici, medici o di difesa.
E’, infine, del 1993, la Convenzione sulle armi chimiche, analoga in molti punti a quella sulle armi biologiche, in vigore dal 1997 e ratificata da circa 150 nazioni. La convenzione sulle armi chimiche proibiva l’uso, la produzione e lo stoccaggio di armi chimiche.

L’effetto del bioterrorismo sulla popolazione civile va ben oltre quello puramente materiale e sanitario perche’ con il crescere del numero dei casi si crea psicosi, paura, paralisi emotiva. Perche’ il pericolo non arriva solo per posta e non viene solo dall’aria. Il pensiero che agita il sonno e le giornate dei paesi occidentali e’ che anche l’acqua e il cibo possano prima o poi essere infettati e contaminati. Da quando negli Stati Uniti si sono registrate le prime morti certe per infezione da antrace, i presentimenti e le ansie si sono materializzati e si e’ aperto un dibattito se nel passato sia stato fatto tutto il possibile per prevenire questa situazione e per sconfiggere il ricorso a virus e batteri come armi letali. La minaccia, che oggi sembra drammaticamente concretizzarsi, era infatti da anni una eventualita’ che gli esperti consideravano potenzialmente possibile.

Nel marzo del 1999 la prestigiosa rivista Archives of Dermatology aveva dedicato ben 12 pagine all’analisi delle manifestazioni cutanee di una guerra biologica e proprio in un convegno tenutosi a S. Francisco in tema di bioterrorismo e guerra batteriologica, la dottoressa Margaret Hamburg, denunciava che agenti chimici e virali letali come il botulino, l’antrace e la peste bubbonica potevano essere acquistati illegalmente su Internet da potenziali terroristi che avrebbero potuto considerarle armi piu’ “appetibili” rispetto a quelle convenzionali, piu’ a buon mercato, facilmente reperibili e occultabili. E il colonnello Edward Eitzen, capo dell’Istituto di ricerche mediche sulle malattie infettive dell’esercito americano, ammetteva: “uno degli agenti tossici che maggiormente temiamo e’ il gruppo di tossine del botulino che potrebbe essere adoperato come arma da agenti-bioterroristi, ma molto pericoloso e’ anche l’antrace.

Avian flu
Se qualcuno liberasse nell’atmosfera il batterio dell’antrace vicino a una citta’ di 500mila abitanti, potrebbe causare la morte di oltre 90mila persone entro una settimana”. Ipotesi che sembravano molto improbabili anche se qualche tempo prima in Gran Bretagna sei presunti terroristi islamici erano stati arrestati mentre stavano preparando una strage nella metropolitana di Londra con un assalto a base di Sarin, il letale gas tossico gia’ sperimentato anni fa a Tokio dalla “setta della suprema verita’ “, un’organizzazione di fanatici religiosi. A San Francisco, fra i piu’ pessimisti era stato il genetista Matthew Meselson, professore alla universita’ di Harvard, che anticipando di mesi il nuovo approccio giuridico al bioterrorismo affermava che l’aumento del rischio di un attentato con ‘bio-armi’ sollecitava la ricerca di nuovi strumenti legislativi internazionali, per trascinare comunque i sospetti terroristi davanti a una corte di giustizia. Un complesso di norme internazionali capace di punire quei crimini che costituiscono una minaccia collettiva, a esempio i dirottamenti aerei o la tortura, esercitando la propria giurisdizione su un individuo accusato di un reato, a prescindere se il sospetto e’ un cittadino di quella nazione o meno, e indifferentemente se il reato sia stato effettivamente commesso o soltanto progettato. Una sorta di trattato internazionale per quanto riguarda i reati di creazione e/o utilizzo di nuove armi biologiche. Posizioni estreme? Non proprio se si considera che la stessa proposta e’ stata avanzata due mesi dopo a Venezia, da altri esperti di bioterrorismo nel corso della terza conferenza europea di medicina del viaggio. Allora, di fronte alla sola ipotesi di impiego terroristico di virus e batteri killer, come l’antrace, anche Graham Pearson, docente di sicurezza internazional dell’Universita’ di Bradford, auspicava che le nazioni fossero pronte a combattere inasprendo la legislazione contro il bioterrorismo e formando la popolazione sui rischi e sui comportamenti piu’ corretti in caso di attacco. “Occorre ricordare – concludeva Pearson – che il terrorismo biologico rappresenta un grande pericolo per il nostro mondo”.

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Prima ancora degli attentati dell’11 di settembre, quindi, per il 53% degli americani il rischio di attacchi con armi chimiche o batteriologiche era gia’ possibile. Si temevano bioattentati per la notte del 2000 e le autorita’ sanitarie americane condussero un test che simulava la diffusione di un aerosol di batteri (Yersinia pestis) della peste nera. In pochi giorni, si contarono 4mila infettati e 2mila morti. Gli ospedali sarebbero stati insufficienti e le medicine sarebbero in breve finite. Durante un’altra esercitazione in Oklahoma, a giugno scorso, si era ipotizzata una epidemia di vaiolo: nel giro di 12 giorni si contarono centinaia di migliaia di vittime in tutti gli Stati Uniti.

Chi sa manipolare il bioterrorismo?
Questa e’ la domanda piu’ attuale. Gli esperti che possono essere coinvolti provengono da tre paesi: il Sud Africa, l’Iraq e la vecchia Unione Sovietica. Un biologo russo, ora negli Usa, spiega che i germi studiati per scopi militari erano almeno una trentina. Per molti di loro c’e’ la possibilita’ di ricorrere a un vaccino, ma e’ impensabile una immunizzazione di massa della popolazione. Inoltre i sovietici selezionavano ceppi resistenti agli antibiotici e manipolavano geneticamente dei virus per renderli piu’ aggressivi. Piu’ facile pero’ ricorrere al batterio dell’antrace che puo’ essere coltivato in laboratorio e lasciato libero di produrre endospore che possono essere essiccate e conservate. La germinazione non richiede particolari attivazioni e avviene in genere in brevissimo tempo.

Quale potrebbe essere l’obiettivo di un attacco batteriologico di massa?
Con un aereosol in cui sono disperse le spore si possono infettare citta’, aeroporti, ospedali, stadi e sistemi di trasporto come la metropolitana. Meno efficace disperdere i batteri negli acquedotti perche’ il cloro dell’acqua farebbe diminuire molto l’infettivita’ dell’agente utilizzato. Praticamente tutte le malattie che possono essere utilizzate dai terroristi sono comuni a uomini e animali, o diffuse da animali nel loro ciclo. Perche’ non si e’ pensato prima a preparare le dosi sufficienti per proteggere la popolazione civile da possibili attacchi? Il vaccino anti-antrace cui attualmente sono sottoposti i militari americani presenta diversi effetti collaterali.

Per il vaiolo, che da parecchi anni era stato considerato sconfitto, l’impegno economico necessario per prepararsi a una vaccinazione di tutta la popolazione sopra i 35 anni e’ molto oneroso e c’e’ il rischio di una possibile ricomparsa spontanea del virus. Un altro quesito riguarda il ruolo che dovrebbero svolgere i veterinari, che sono spesso i primi a identificare le malattie, perche’ gli animali sono lo strumento dell’infezione, ma anche le sentinelle che possono metterci in allarme. Ma ci si chiede: chi si preoccupa dei ratti e dei volatili che vivono nelle nostre citta’? Il problema principale appare evidente: a differenza dei bombardamenti, gli attacchi con le armi biologiche sono silenziosi e l’epidemie possono essere subdole, e riscontrabili solo dopo un elevato numero di casi o di sintomi insoliti. Ed e’ ormai assodato che in caso di attacco batteriologico, il primo problema e’ quello di riconoscere il tipo di virus utilizzato perche’ questo potrebbe far risparmiare massicce perdite di vite umane in caso di epidemia, naturale o indotta dall’uomo. Percio’ appare preoccupante la dichiarazione apparsa sui giornali romani del Direttore sanitario del Policlinico Umberto I di Roma che denunciava come a fronte di 10 primari in malattie Infettive nel suo Ospedale non si sarebbe stato in grado di identificare prontamente un bacillo del carbonchio.

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L’ ebola ora  fa paura anche in occidente, l’epidemia che sta colpendo l’Africa spaventa tutto il mondo. Non si tratta della prima volta che si verifica un focolaio di virus dell’ebola, ma in passato le epidemie erano più circoscritte a livello territoriale e interessavano zone più isolate. L’estensione del contagio che sta interessando l’Africa occidentale, iniziato a gennaio, è tale da rendere difficile anche l’azione dei medici sul posto per cercare di bloccarlo. Anche il tipo di virus individuato in questo caso non facilita gli interventi: secondo il governo della Guinea si tratta del “tipo Zaire, la forma più aggressiva e più mortale delle cinque varianti della famiglia di filovirus che provocano l’ebola”. Si trasmette per contatto diretto con il sangue, i liquidi biologici e i tessuti infettati, sia di uomini che di animali, vivi o morti, dunque le possibilità di contagio sono elevatissime.L’ebola è un virus particolarmente pericoloso per l’uomo, con un tasso di mortalità piuttosto elevato (dal 25 al 90% dei casi),secondo il Global Alert and Response (GAR) del World Health Organization. Il virus prende il nome dalla valle dell’Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) dove scoppiò la prima epidemia nel 1976, in un ospedale di suore olandesi. Si manifesta con una febbre emorragica e ha come sintomi classici febbre, vomito, diarrea, dolore diffuso e malessere, con alcuni casi di emorragie anche interne ed esterne. Data la sua pericolosità il virus dell’ebola è classificato come agente di bioterrorismo di categoria A e viene considerato una potenziale arma biologica.
A chi legge viene subito in mente la domanda: E se capitasse a noi… saremmo veramente pronti?

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Il personale di Medici senza Frontiere in Guinea, da dove è partito il contagio di Ebola

Fonti reperite in rete.

Tu sei un terrorista – Nis

Tutti i cittadini sono potenziali sospetti e il paese sta per diventare una “società a sorveglianza preventiva”.

 

Tu sei un terrorista

Tu sei un terrorista

 

Quello proposto è un video del 2011 che rappresenta  come, visualizzando le leggi passate e quelle future, apparisse la Germania dell’allora presente e come sarà quella di domani  a detta dell’autore Alexander Lehmann.

Nel video, sottotitolato in italiano, la cosa da tenere presente è che il messaggio  è valido per qualsiasi paese dell’Occidente, seppur con tempistiche differenti. La linea comune è quella di condurci verso uno stato globale totalitario (simile a quello che profetizza George Orwell nel suo libro “1984”), meglio conosciuto come Nuovo Ordine Mondiale (New World Order). 

Ossia il “Vecchio Ordine” capitalistico coadiuvato da nuove catene tecnologiche: videosorveglianza totale, tracciamento della posizione mediante chip RFID, un unico governo mondiale (ONU), un unico esercito mondiale (NATO), una sola moneta (il denaro digitale nei microchip) e una sola religione (quale?).

Fonti
http://www.anticorpi.info