Archivio | Luoghi magici e misteriosi RSS for this section

I Templari a Venezia – Nis

ve7Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam

 

Per moltissimo tempo le acque di Venezia hanno fatto da sfondo a numerosissimi scambi di merci e uomini da oriente ad occidente.

Il legame tra il leggendario ordine dei Templari ed una delle quattro Repubbliche Marinare, appunto Venezia, risale all’epoca delle Crociate, quando la città di Venezia era uno dei principali porti del mar Mediterraneo. Infatti nella Laguna e nel suo fiorente porto, in quel tempo ormai lontano, confluivano numerosi pellegrini e cavalieri diretti in in Terra Santa.

Secondo quanto afferma un noto scrittore, Alberto Tosei Fei, il passaggio obbligato nella città lagunare era il modo più veloce e sicuro per far giungere delle reliquie sacre in Europa. Infatti, proprio Venezia era vista come vera e propria porta d’accesso al resto del continente europeo.ve6

Il primo riferimento della presenza dei cavalieri Templari a Venezia è un documento, per la precisione un’atto di donazione dell’arcivescovo Gherardo di Ravenna. Questo particolare atto affermerebbe come l’ordine dei cavalieri Templari aveva la possibilità di sostare liberamente in laguna, oltre a concedere loro la possibilità di un punto d’appoggio sia per soldati che per pellegrini. Proprio grazie alla posizione strategica della città di Venezia, l’ordine dei Templari ne ha fatto una vera e propria “base”, un punto strategico di collegamento tra la Terra Santa e il vecchio continente.v e

L’idea che i cavalieri Templari, abbiano lasciato dei tesori sul suolo italiano nasce appunto da quando le cose in Terra Santa, hanno iniziato ad assumere una piega poco positiva, per le spedizioni di soldati europei che intrapresero le Crociate. Infatti proprio in seguito alle numerose disfatte durante la Guerra Santa da parte della compagine devota al Cristianesimo, l’ordine dei cavalieri Templari, ha pensato di usare l’allora Repubblica Marinara per custodire i numerosi tesori e le innumerevoli reliquie provenienti da Gerusalemme e dalle zone circostanti.


immagine del simbolo dei cavalieri Templari

Numerose sono le storie che vengono narrate su questo misterioso ordine, una di queste risale alla prima meta del 1300, con precisione al 13 ottobre 1307.

La leggenda narra che quando Filippo il Bello emanò un’ordine d’arresto immediato verso tutti i cavalieri dell’ordine dei Templari, perché accusati di Eresia, alcuni membri facenti parte dell’ordine riuscirono a fuggire e per mettersi in salvo, si nascosero proprio a Venezia.

Secondo le testimonianze giunte fino ad oggi, i rappresentanti dei Templari, che raggiunsero in quel tempo la città lagunare, portarono con loro un tesoro. Questo tesoro sempre secondo la storia, sarebbe stato sepolto nella piccola isola di San Giorgio in Alga. La particolarità in tutta questa vicenda, è che ad oggi di questo tesoro non si conosce niente, l’unica cosa è il manoscritto che i cavalieri Templari hanno lasciato su di esso c’è un iscrizione che afferma che l’ordine dei cavalieri, sarebbe tornato a riprendere il tesoro occultato. Il manoscritto per molto tempo è stato custodito gelosamente in città, anche se ormai del prezioso documento sono state perse le traccie. Sono molti i dubbi in merito sul perché scegliere proprio Venezia come “sepolcro” di un tesoro così importante, e per quale motivo ancora oggi a distanza di cosi tanto tempo nessuno è mai venuto a reclamare questa reliquia. Le teorie in merito a questa suggestiva storia sono molte, infatti c’è chi sostiene che il tesoro nascosto a Venezia da parte dei Templari sia stato ormai perso, altri invece credono che questo ipotetico tesoro non sia mai stato portato in laguna, altri ancora che i cavalieri Templari, abbiano già recuperato la reliquia nascosta molto tempo addietro.


isola di San Giorgio in Alga

Riflettendo su questa incredibile storia sono molti i punti a favore che avvalorano la teoria del tesoro nascosto.

Infatti se pensiamo bene a tutta la vicenda, Venezia è stata la base strategica, il punto di collegamento tra l’Europa e Gerusalemme durante tutta la durata della Guerra Santa e durante tutte le Crociate, quindi è sicuramente possibile che i cavalieri Templari abbiano optato per questo luogo per nascondere un così importante tesoro.

Ma quale sarà mai stato il tesoro, di così grande valore, che l’ordine dei Templari a deciso di nascondere proprio a Venezia?

Secondo alcune teorie, il tesoro che i cavalieri Templari, avrebbero portato in occidente dalla terra santa, passando per Vanezia appunto, era nientemeno che il Santo Graal, la coppa con la quale Gesù ha celebrato l’ultima cena e nella quale Giuseppe d’Arimatea ha raccolto il sangue di Cristo dopo la crocifissione.

Quali sono le traccie dei cavalieri Templari a Venezia?

Sono quattro le traccie in particolare che i cavalieri Templari hanno lasciato nella città di Venezia, che legano appunto la storia della laguna a quella del leggendario ordine.

 ve2ve1

Palazzo Lorendan Vendramin Calerigi

ve3

La chiesa di San Pietro di Castello

ve4

L’Hotel Luna

ve5

L‘isoletta di San Giorgio in Alga

Proprio nell’isola di San Giorgio sarebbe custodito ancora oggi una reliquia appartenente all’ordine dei cavalieri Templari. Ma come detto in precedenza non è dato sapere cosa essa sia, se ancora e nascosta nell’isola oppure è già stata recuperata dai rappresentanti che ancora oggi segretamente appoggiano l’ordine.

L’unica cosa certa in tutta questa vicenda e che per moltissimo tempo i cavalieri Templari, hanno usato la città di Venia come punto strategico per i numerosi viaggi in Terra Santa, è quindi anche tutto quello che ne conviene in merito è sicuramente possibile.

fonte
http://www.misteridelmondo.it

 

L’Isola di Pasqua .-Patty.

vulcanoranorarakuisoladipasqua_chile

L’isola nella lingua nativa si chiama Rapa Nui si trova nell’Oceano Pacifico meridionale e fa parte del Cile.

E’ la più isolata del mondo!

I più la conoscono per i famosi Moai..

ovvero statue di pietra che si trovano

lungo le sue coste…pasqua039

I Polinesiani furono i primi a colonizzarla .. L’esploratore norvegese Thor Heyerdahl sosteneva che una popolazione bianca proveniente dal Sud America avesse colonizzato la Polinesia e dimostrò che si poteva navigare dal Perù alle Isole Marchesi con una semplice zattera, il famoso Kon-Tiki. Studi etimologici della lingua parlata dalla popolazione indigena, ritrovamenti archeologici e, infine, analisi genetiche cui sono stati sottoposti gli scheletri degli antichi abitanti dell’isola, hanno dimostrato che essi fossero indubitabilmente polinesiani. Pertanto il contributo di Heyerdahl si limita all’aver egli per primo dimostrato la possibilità di un interscambio tra Polinesia e Sud America, scambio peraltro di cui non si sono per ora trovate tracce.
Ma cosa sono i Moai?

rapanui005

I Moai sono grandi busti il loro scopo ancor oggi è un mistero.. alcune teorie dicono che sarebbero capi tribù morti , nella credenza popolare questi avrebbero permesso il contatto ai vivi con il mondo dei morti.
Sono alti tra i 2,5 e i 10 metri. Ne esiste uno, incompleto, alto 21m. Quelli di 10 m pesano tra le 75 e le 86 tonnellate!!!!.

Spesso, sono visibili solo le teste delle statue, ma recenti scavi hanno trovato  un corpo sotto di esse.1081028906

Venivano scolpiti direttamente nelle cave, sdraiati con la faccia in su. Successivamente venivano staccati e trasportati sino alla costa dove altri operai li rifinivano. Il viaggio poteva durare anche un anno e non è chiaro come ciò avvenisse. L’ipotesi che riscuote più favore è anche quella più suggestiva: il moai sarebbe stato trasportato in posizione eretta e questa idea rispecchia la tradizione orale che vuole che i moai raggiungessero la loro destinazione camminando. In realtà Thor Heyerdahl, nel corso di una spedizione effettuata nel 1955, dimostrò come il trasporto fosse fattibile con l’uso di corde e pali in pochi giorni ad opera di una squadra di qualche decina di persone. pasqua1

I Moai hanno tutti un aspetto simile: le labbra serrate con il mento in alto; l’atteggiamento è ieratico e severo tale da suscitare rispetto

220px-Ahu_Tahai        

 

 

Oggi le orbite degli occhi sono vuote, ma un tempo avevano una pupilla di ossidiana circondata da una sclera di corallo bianco, come si può osservare nell’unico moai vedente rimasto (e restaurato).
I Moai stati ricavati da un tufo basaltico del cratere Rano Raraku, dove si trovano quasi 400 statue incomplete. Questa roccia a grana eterogenea è relativamente tenera, a differenza del basalto, che deriva dalla solidificazione di un magma. I cappelli sono invece stati ricavati da un tufo rossastro proveniente dal piccolo cratere di Puna Pau, distante circa 10 chilometri da Rano Raraku.Questa cava sembra essere stata abbandonata all’improvviso, con alcune statue lasciate ancora incomplete nella roccia. Tra queste vi è la statua più grande, lunga 21 metri. Praticamente tutti i moai completati furono probabilmente abbattuti dagli indigeni qualche tempo dopo il periodo della costruzione, ma anche i terremoti potrebbero aver contribuito al ribaltamento delle statue.

La teoria più comune è che le statue siano state scolpite dai polinesiani abitanti a partire dall’anno 1000 d.C. Il significato più comune tramandato dagli attuali discendenti maori è quello di essere monoliti augurali portatori di benessere e prosperità dove volgono lo sguardo. Per questo nell’isola di Pasqua molti di essi sono rivolti verso il mare, per auspicare sempre un’abbondante pesca. Si ritiene inoltre che i piccoli moai siano le rappresentazioni degli antenati defunti o di importanti personaggi della comunità, a cui vennero dedicate come segno di riconoscenza, mentre per quelli grandi tra le tante spiegazioni possibili vi è anche quella a sfondo religioso. I moai sono stati probabilmente artefatti molto costosi; non solo la scultura di ogni statua avrebbe richiesto anni di lavoro, ma avrebbero dovuto anche essere trasportate per tutta l’isola fino alla loro posizione finale. Non si sa esattamente come i moai siano stati spostati, ma quasi certamente il processo ha richiesto slitte e/o rulli di legno. Si pensa che la domanda di legno per spostarli abbia portato al totale disboscamento dell’isola. Questo spiegherebbe perché la cava sia stata abbandonata all’improvviso.
Intorno ai moai sono state spesso rinvenute delle tavolette di legno con incisi i misteriosi segni della scrittura di allora detta rongorongo, scrittura che sinora nessuno è riuscito a decifrare completamente. Si tratta di segni intagliati nel legno con stili di ossidiana o con denti di squalo, rappresentanti figure umane, falci di luna, animali e piante che si succedono con ritmo bustrofedico.
Dal 1500 d.C. si smette di costruire Moai e si inizia a venerare l’uomo uccello (in polinesiano: Tangata), metà uomo e metà uccello. Ad ogni primavera, ciascuna tribù sceglieva un proprio guerriero che doveva riuscire a portate, intatto, un uovo al santuario di Orongo sulla cima del Rano Kao. Il vincitore diventava, per un anno, l’uomo uccello dell’isola.
Sono stati rintracciati vari altri tipi di raffigurazioni, come ad esempio le statuette in legno di toromiro che simboleggiano, presumibilmente, gli spiriti degli antenati e le emblematiche statuette moai Kava Kava con le loro rappresentazioni di corpi umani smagriti, probabilmente a causa della scarsità di cibo.

Leggende.

Le antiche leggende dell’isola parlano di un capo clan in cerca di una nuova casa. Il posto che scelse è quella che noi oggi conosciamo come isola di Pasqua. Alla sua morte, l’isola venne divisa tra i suoi figli. Ogni qualvolta un capo di uno dei clan moriva, un moai veniva posto sulla tomba dei capi. Gli isolani credevano che queste statue avrebbero catturato i “mana” (poteri soprannaturali) del capo, oltre a favorire la protezione degli dèi. Credevano che mantenendo i mana dei capi sull’isola, si sarebbero verificati eventi propizi, sarebbe caduta la pioggia e le coltivazioni sarebbero cresciute. Questa leggenda potrebbe essere cambiata rispetto all’originale, dal momento che si è tramandata oralmente per lungo tempo. Qualsiasi cosa potrebbe essere stata aggiunta a questa leggenda per renderla più interessante.
 Curiosità.                                                                                      
Il primo ad avvistare l’Isola di Pasqua fu presumibilmente il pirata Edward Davis, che avvistò l’isola a bordo del suo battello Bachelors Delight, nel 1687. Non capendo tuttavia di aver avvistato un’isola ritenne di aver scoperto il continente meridionale. Davis non attraccò mai sull’isola.
Il primo a sbarcare invece sull’isola fu l’olandese Jakob Roggeveen, la domenica di Pasqua 1722, motivo per il quale l’isola fu battezzata Isola di Pasqua.

Il turismo è iniziato nel 1967 grazie al primo volo in direzione dell’Isola. Col passare degli anni, è diventata sempre più “a misura d’uomo”
è presente un ospedale per le emergenze, un dentista, delle farmacie, dei supermercati e ristoranti .

Nel 1994 uscì il film  Rapa Nui  ambientato sull’isola di Pasqua nel periodo  antecedente la colonizzazione europea.

8024607003112

Atlantide – Nis

Atlantide è da sempre uno dei più grandi misteri a cui l’umanità non sa rispondere. Si narra di Atlantide come un grande continente perduto, un paradiso terrestre e la casa di una grande civiltà molto evoulta, che fù colpita da una immensa catastrofe naturale al culmine del suo potere che scomparve in pochi attimi infondo all’oceano, con tutta la sua storia e i suoi segreti.
Per altri, Atlantide è solo un luogo, inventato da Platone, il filosofo greco, come sfondo per due dei suoi dialoghi, il Timeo e il Crizia, dove descrisse Atlantide e ne raccontò la storia.
Atlantide è stato un vero precursore della civiltà moderna e non è detto che si trovi proprio nell’Atlantico, secondo molti Atlantide potrebbe essere collocata in varie località, come le isole greche di Creta e Santorini, le Azzorre, o le isole Canarie. La leggenda dice che tuttora le cime delle montagne più alte del continente di Atlantide sarebbero sopra la superficie marina, se la leggenda fosse vera queste isole potrebbero essere proprio queste cime.
Il nome di Atlantide deriva da Atlante, il gigante Dio greco che si dice che abbia sostenuto il cielo. In greco, Atlantide significa “figlia di Atlante”.

Atlantide secondo Platone

Platone nei suoi scritti racconta una leggenda secondo la quale oltre le Colonne d’Ercole era anticamente presente un’isola chiamata Atlantide. I dialoghi di Platone (Timeo e Crizia) in cui si parla per la prima volta di Atlantide, sono stati scritti dal Filosofo greco intorno al 400 a.c. e descrive Atlantide come una grande civiltà scomparsa 9000 anni prima, (quindi circa 11500 anni fa) infondo all’oceano Atlantico, con solo le cime delle montagne più alte rimaste in superficie.
Nel Timeo Platone fa riferimento per la prima volta ad Atlantide, Il sacerdote di Sais racconta a Solone come una grande potenza si oppose ad Atene in tempi remoti, vediamo uno stralcio del Timeo:

“Perché dicono le scritture come la vostra città distrusse un grande esercito, che insolentemente invadeva ad un tempo tutta l’Europa e l’Asia, movendo di fuor dell’Oceano Atlantico. Questo mare era allora navigabile, e aveva un’isola innanzi a quella bocca, che si chiama, come voi dite, colonne d’Ercole. L’isola era più grande della Libia e dell’Asia riunite, e i navigatori allora potevano passare da quella alle altre isole, e dalle isole a tutto il continente opposto, che costeggiava quel vero mare. Perché tutto questo mare, che sta di qua dalla bocca che ho detto, sembra un porto d’angusto ingresso, ma l’altro potresti rettamente chiamarlo un vero mare, e la terra, che per intero l’abbraccia, un vero continente. Ora in quest’isola Atlantide v’era una grande e mirabile potenza regale, che possedeva l’intera isola e molt’altre isole e parti del continente. Inoltre di qua dallo stretto dominavano le regioni della Libia fino all’Egitto e dell’Europa fino alla Tirrenia. E tutta questa potenza raccoltasi insieme tentò una volta con un solo impeto di sottomettere la vostra regione e la nostra e quante ne giacciono di qua dalla bocca.”

Questo si può facilmente interpretare, l’isola di Atlantide si trovava nell’Oceano Atlantico, nel tratto in cui parla di passare da questa isola ad altre e poi al continente di fronte, si presume che le isole in questione possano essere Cuba, Giamaica o la Hawaii per poi arrivare al continente Americano.
Nei suoi testi Platone descrive ampiamente Atlantide; riportare tutti i testi sarebbe molto lungo, comunque il filosofo Greco descrive Atlantide come un’isola rettangolare, circondata su tre lati da alte montagne, un giardino dell’Eden, con abbondanza di preziosi minerali e cristalli, in particolare di oricalco che era di colore rosso e considerato più preziosa dell’oro. Questo paradiso terrestre era una combinazione di imponenti montagne, pianure fertili, fiumi, paludi e laghi, con una popolazione fiorente e molte specie animali tra cui elefanti, particolare non trascurabile per il fatto che suggerisce una connessione con le leggende e le raffigurazioni degli elefanti in America.
La città principale aveva una forma circolare, formata da cerchi concentrici dove il più piccolo era il centro politico, culturale e religioso della città. Qui sotto una ricostruzione:

 

Ricostruzione Atlantide

Su Atlantide vi erano costruiti templi, palazzi e porti, che venivano edificati con una pietra naturale bianca, nera e rossa che venivano estratte da sotto il centro dell’isola. Alcuni di questi erano semplici edifici, mentre altri erano molto elaborati, rivestiti e decorati con oro, ottone, stagno e oricalco rosso; Su Atlantide una delle strutture più importanti era sicuramente il tempio dedicato a Poseidone, il dio del mare e dei terremoti. Il tempio era sicuramente una meraviglia dato che il tetto era fatto in avorio, le pareti e pilastri erano rivestiti con oricalco e per il resto era completamente ricoperto di oro ed argento. Al suo interno erano presenti molte statue d’oro, tra cui la statua principale alta dal pavimento al soffitto, che raffigurava Poseidone in piedi su un carro a sei cavalli alati.
Gli abitanti di Atlantide non disdegnavano neanche l’estetica e il relax; Ogni edificio era decorato con finiture pregiate, in giro per le città si potevano trovare fontane, alberi, giardini, statue e luoghi dedicati esclusivamente allo svago come terme ed ippodromi.
Il grande porto era occupato da navi e mercanti da tutte le parti del mondo, in quanto Atlantide con le sue ricchezze e le sue conoscenze era considerato il centro commerciale e culturale del mondo antico.
Le montagne circostanti di grande altezza e bellezza erano abitate dai contadini che stranamente stavano molto bene dato che la fertilità e la conformazione del terreno consentiva la coltivazione abbondante di molti tipi di verdura e frutta e quindi c’era cibo sufficiente per tutti. Lunghissimi canali larghi un centinaio di metri furono scavati per agevolare il trasporto di legname e frutti dalle montagne alle città in pianura fino ad arrivare alla costa.
Gli abitanti sono suddivisi in classi, capeggiati da una sorta di dirigenti locali che erano responsabili di una particolare area. Per molte generazioni il popolo ha obbedito alle leggi e possedeva una grande saggezza e tranquillità; Hanno vissuto una vita divina, avevano una grande abbondanza di ricchezze e di cibo che sfruttavano saggiamente e responsabilmente senza mai abusarne. Credevano nei valori dell’amicizia e della pace. Si dice anche che su atlantide c’erano molti guaritori, massaggiatori e terapisti, che lavorano solo per il benessere del loro prossimo senza ricevere niente in cambio.
Ma poi Platone oltre a descriverla, racconta anche come Atlantide venne distrutta:

“Ma nel tempo successivo, accaduti grandi terremoti e inondazioni, nello spazio di un giorno e di una notte tremenda, tutti i vostri guerrieri sprofondarono insieme dentro terra, e similmente scomparve l’isola Atlantide assorbita dal mare; perciò ancora quel mare è impraticabile ed inesplorabile, essendo d’impedimento i grandi bassifondi di fango, che formò l’isola nell’inabissarsi.”

Sempre riferendosi a Solone, il sacerdote racconta come anche i guerrieri Ateniesi scomparsero insieme ad Atlantide; Secondo Platone, Atene iniziò in tempi remoti una guerra con Atlantide e la vinse. Probabilmente durante un invasione successe la grande catastrofe e si sparse la voce che l’Oceano Atlantico fosse un luogo inesplorabile in quanto pieno di detriti e fanghiglia residui dell’antico continente scomparso.

Presunte posizioni di Atlantide

CRETA E SANTORINI

Ci sono ipotesi che collocano Atlantide nei pressi delle isole greche di Creta e Thera (Santorini), a sostegno di questo c’è da segnalare un grave terremoto che il 9 luglio 1956 mosse gli strati più bassi in una cava di Thera e successivamente riemersero le rovine di ciò che sembrava essere una antica civiltà; Ossa umane, denti e legno carbonizzato, ceramiche e altri reperti artistici che datati al carbonio-14 dal professor Galanopoulous diedero risultati stupefacenti e i risultati di questo essere rilevato i resti di Atlantide. D’altro canto se Atlantide si trovasse realmente a Thera la descrizione di Platone non combacerebbe; infatti il filosofo greco colloca il continente perduto oltre le colonne d’Ercole (Stretto di Gibilterra) e quindi per forza nell’oceano Atlantico, ma come vedremo la definizione di colonne d’Ercole potrebbe non combaciare con la nostra e potrebbero essere state pensate da Platone in un altro luogo.

 

AZZORRE E CANARIE

Le Azzorre e le isole Canarie, piccole isole vulcaniche in mezzo all’Atlantico, sono state prese in considerazione oltre che per il fatto di combaciare con la descrizione di Platone (appena fuori dalle colonne d’Ercole), anche per via della leggenda che vedrebbe le cime delle montagne di Atlantide ancora in superficie; Soprattutto le Azzorre hanno l’aspetto di cime di montagne come possiamo vedere dalla foto in basso, con le grandi cime che salgono ripidamente direttamente dall’oceano e l’origine vulcanica dell’arcipelago rende verosimile la storia della grande catastrofe.

 

atlantide canarie
Per quanto riguarda le Canarie, anch’esse isole vulcaniche c’è da segnalare il fatto che gli scopritori al loro arrivo trovarono degli indigeni di pelle chiara chiamati “Guanci”; cosa strana data la vicinanza con l’Africa.

 

BIMINI E TRIANGOLO DELLE BERMUDE

Un’altra ipotesi più recente è stata suggerita nel 1920 da un americano con poteri psichici, Edgar Cayce, che predisse che Atlantide sarebbe risorto nel 1968 dal fondo dell’oceano vicino a Bimini (Bahamas). In effetti, nel 1968 un pilota di linea avvistò un tempio che emergeva dal mare a poche miglia di distanza dal luogo della previsione. Da allora in quella zona ci sono stati molti avvistamenti da parte di vari subacquei che hanno scoperto rampe di gradini scavati nei fianchi scoscesi della piattaforma continentale, pareti verticali, archi e quelle che sembrano essere delle piramidi sommerse. Nella stessa zona sono state avvistate grandi pietre monolitiche disposte in modo circolare, cosa che ricorda molto Stonehenge in Inghilterra. I Dr. Manson Valentine ha scoperto ed esplorato il “Bimini Road” un muro situato ad una profondità di circa 20 metri, a est di North Bimini, che sembra avere delle fondamenta sepolte sotto al fondale marino (foto sotto).

Atlantide Bimini   Atlandide bimini

È molto interessante il fatto che queste rovine si trovano nella zona conosciuta come “Il Triangolo delle Bermude”, l’area compresa tra Bermude, Florida orientale e Porto Rico. Questa zona è famosa perché all’interno di questo triangolo geografico, molti aerei, navi e piccole imbarcazioni sono state viste sparire senza lasciare alcuna traccia; Prima di sparire tutti i mezzi segnalavano malfunzionamenti agli strumenti, in particolare dei radar e delle bussole che sembravano impazzite.
Molti dicono che la spiegazione di questi avvenimenti misteriosi, è che gli abitanti di Atlantide avevano cristalli giganti capaci di immagazzinare energia elettrica da sfruttare in vari modi, come è stato riferito da Edgar Cayce attraverso le sue letture psichiche; Questi cristalli rimasti ancora carichi di energia dopo migliaia di anni, in prossimità di Atlantide disturberebbero gli strumenti moderni di cui disponiamo.

Atlantide Bermuda

SUD AMERICA

Recentemente il Sud America è diventato il luogo più favorito per la collocazione di Atlantide. Uno dei luoghi accostato maggiormente ad Atlanride è Tiahuanaco in Bolivia. La città fu apparentemente costruita tantissimo tempo fa, al punto che animali preistorici sono stati rappresentati su delle ceramiche trovate nel posto. A Tiahuanaco ci sono enormi edifici, costruiti ad un’altitudine di oltre 4000 metri, con pareti di dieci metri di spessore formate da blocchi di pietra dal peso di 10 tonnellate ciascuno. Questi edifici sono stati costruiti con una tale precisione da far pensare ai ricercatori che questi edifici avrebbero richiesto una grandissima conoscenza della fisica, cosa che le antiche popolazioni boliviane non possedevano di certo.
Nel 1995 Graham Hancock, nel libro Impronte degli dei, ha osservato che la piramide di Akapana a Tiahuanaco, è orientata a ovest, e guarda la costellazione dell’Acquario come essa era visibile nel 10450 A.C.
Nel 1965, il dottor Robert Menzies ha esaminato le foto scattate dalla nave di ricerca “Anton Bruun”, al largo della costa del Perù. Le foto hanno rivelato cose molto insolite sul fondo del mare che sembra essere fatto di fango. Foto scattate a una profondità di 6.000 piedi mostrano ciò che sembrano essere massicci pilastri e pareti, alcune delle quali sembravano avere incisioni realizzate da mano umana. Messo insieme tutto questo possiamo supporre che dopo l’inabissamento di Atlantide, i superstiti si trasferirono in Sud America dove furono i precursori delle civiltà Maya, Azteche e Incas; civiltà che anche se apparentemente primitive, possedevano una grande conoscenza delle stelle e una sorprendente abilità nel costruire grandiose città e monumenti.
A sostegno di questa ultima teoria c’è da segnalare una leggenda degli abitanti del Messico ai tempi della scoperta del continente Americano; Dopo la Conquista, si scoprì un antica leggenda degli indigeni trascritta nel Codice Aubin, iniziava con queste parole: “Gli Uexotzincas, i Xochimilacas, i Cuitlahuacas, i Matlatzincas, i Malincalas abbandonarono Aztlan e vagarono senza meta”. Aztlan era un’isola dell’Atlantico e le antiche tribù avevano dovuto lasciarla perché stava sprofondando nell’oceano. Dall’isola i superstiti avevano preso il nome: si facevano infatti chiamare Aztechi, ovvero “Abitanti di Aztlan”.
Se Atlantide fosse stata realmente in mezzo all’Atlantico, si potrebbe spiegare come le civiltà Egizie e centro americane abbiano costruito monumenti molto simili (piramidi) a distanza di migliaia di chilometri. Che Atlantide sia stata un ponte tra le due civiltà? Tiahuanaco, Machu Pichu e le altre antiche città Azteche, Maya e Inca, potrebbero essere l’eredità che i superstiti di Atlantide ci hanno lasciato?
SARDEGNA

Ebbene si… Anche noi italiani abbiamo la nostra Atlantide! Nel 2002 il giornalista Sergio Frau nel suo libro “Le colonne d’Ercole” Spiega come le colonne descritte da Platone andrebbero in realtà identificate con il canale di Sicilia, dunque l’isola di Atlantide sarebbe in realtà la Sardegna; il popolo che edificò i famosi nuraghi coinciderebbe con il misterioso popolo Shardana, citati tra i popoli del mare che secondo le cronache degli antichi egizi tentarono di invadere il Regno d’Egitto.
Rileggendo il Crizia ed il Timeo, possono venire dubbi sia sulla definizione di colonne d’Ercole che su quella di Oceano Atlantico. L’autore avrebbe potuto far confusione tra la denominazione arcaica e quella a loro nota dell’oceano Atlantico e si sa che le colonne d’Ercole per gli antichi greci stavano a rappresentare il luogo oltre il quale tutto era sconosciuto. Si sa che gli antichi greci non avevano una vasta conoscenza del mar mediterraneo oltre la Sicilia, la loro cultura si sviluppò principalmente nel bacino dell’Egeo e quindi lo stretto di Sicilia poteva essere per Platone paragonabile allo stretto di Gibilterra.
Oltre questo si suppone che la Sardegna e la Corsica nel Paleolitico formassero un’unica grande isola, (foto sotto) e che le coste erano molto più grandi, con estese aree pianeggianti per via del livello del mare più basso, permettendo cosi un maggior sviluppo per l’isola. Poi successivamente il livello del mare si alzò (la catastrofe) separando le due isole e sommergendo l’antica zona costiera sarda.
Come tutti sappiamo la Sardegna è piena di Nuraghe, costruzioni megalitiche che sono ancora un mistero per l’archeologia ufficiale, ma per chi sostiene che Atlantide sia stata in Sardegna non è poi cosi un mistero. Sarebbero dunque stati gli Atlantidei a realizzare queste costruzioni? Certo che gli scritti di Platone si adatterebbero anche a questa ipotesi se consideriamo le colonne d’Ercole lo stretto di Sicilia, come spiegato in questo video:

 

Tesi contro la leggenda

Il fatto che prima di Platone non ci sia riferimento al mito di Atlantide in nessuno scritto, ha fatto pensare che la leggenda del continente perduto sia solo una invenzione del filosofo greco per fare da sfondo ai suoi dialoghi “Timeo” e “Crizia”. La mitica città di Atlantide non sarebbe altro che la rappresentazione immaginaria dell’ideale politico di Platone, che avrebbe voluto la realtà in cui viveva come l’immaginaria Atlantide da lui descritta. C’è da dire che in vari testi latini e greci si fà riferimento ad Atlantide, ma tutti successivi ai dialoghi di Platone e quindi presumibilmente influenzati dal mito della città paradisiaca descritta negli scritti.
Una teoria recente accosta la civiltà Atlantidea a quella Minoica, che si sviluppò nell’Egeo fino al 1450 a.c e che finì improvvisamente in circostanze misteriose. La causa potrebbe essere stata l’esplosione del vulcano dell’isola di Thera (Santorini), che provocò lo sprofondamento parziale dell’isola e giganteschi terremoti; l’esplosione di Thera avrebbe propagato nel Mediterraneo una gigantesca onda anomala in grado di spazzare via gli insediamenti lungo le coste. Questa vicenda avrebbe potuto essere stata ingigantita da Platone, che avrebbe potuto prenderne spunto per creare la leggenda di Atlantide, che non sarebbe stata altro che la civiltà Minoica un po’ ingrandita e miticizzata.

 

Conclusioni

Non solo Platone in tempi passati fece riferimento ad Atlantide; Un mito Hopi, una tribù americana, descrive Atlantide come una terra pacifica in cui erano presenti grandi città e un artigianato fiorente, ma quando il popolo diventò corrotto e iniziò una cruenta guerra, un grande alluvione distrusse tutto il continente.
Come abbiamo visto ci sono varie ipotesi a riguardo, ognuna contrasta con l’altra e sembra essere abbastanza convincente. Il mito del continente perduto di Atlantide affascina da migliaia di anni chiunque ne senta parlare, ma rimane sempre un mistero, sepolto da millenni di storia e forse da metri di Oceano.

 

fonte
http://www.misteridelmondo.it