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Il Referendum Trivelle – Nis

 

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Con il Referendum Trivelle del 17 aprile i cittadini devono pronunciarsi sull’abrogazione della legge sulle trivellazioni solo per le parole “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”. La norma sottoposta a referendum abrogativo si trova nella legge di stabilità 2016.

L’oggetto del referendum sono solo le trivellazioni effettuate entro le 12 miglia marine (che corrispondono a circa venti chilometri). Non sono quindi la maggior parte delle trivellazioni in acque italiane, complessivamente 66 e collocate soprattutto oltre le 12 miglia, e dunque fuori dal referendum. Parliamo solo di quelle localizzate entro le 12 miglia. In tur1tto sono 21:

  • 7 in Sicilia,
  • 5 in Calabria,
  • 3 in Puglia,
  • 2 in Basilicata,
  • 2 in Emilia Romagna,
  • 1 nelle Marche,
  • 1 in Veneto.

Queste vengono effettuate da compagnie estrattive diverse, sulla base di una concessione che dura inizialmente 30 anni, poi prorogabile per due volte, cinque anni ciascuna. In totale: 40 anni. Più altri cinque possibili.

 

Cosa succede dopo i 40/45 anni?

 

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Secondo la normativa vigente oggi scaduta la concessione finisce la trivellazione. Il provvedimento del governo Renzi, cioè la norma inserita nella legge di stabilità, dice che anche quando il periodo concesso finisce, l’attività può continuare fino a che il giacimento non si esaurisce. I referendari chiedono che questa novità sia cancellata e si torni alla scadenza “naturale” delle concessioni. Il quesito del referendum del 17 aprile oltre a non riguardare le trivellazioni oltre le 12 miglia, non riguarda neanche possibili nuove trivellazioni entro le 12 miglia che rimangono vietate per legge. Si decide il destino di 21 trivellazioni già esistenti e in funzione nel nostro mare, entro le 12 miglia. Il decreto legislativo 152 prevede già il divieto di avviare nuove attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi gassosi o liquidi entro le 12 miglia, per cui il referendum agisce solo su quelle già in essere.

 

Le ragioni del SI

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Se al referendum vincesse il SI, entro 5-10 anni le concessioni verrebbero a scadere e quindi l’attività estrattiva dovrebbe cessare. Oggi le concessioni hanno una durata di trent’anni, prorogabili di dieci. Con il Sì non si elimina la possibilità di proroga: ci sarebbe la cessazione nel giro di alcuni anni delle attività attualmente in corso, tra cui quelle di Eni, Shell e di altre compagnie internazionali.

Il Sì al referendum è sostenuto da una rete di comitati, il No Triv. I comitati locali sono principalamente nelle regioni interessate dalle trivellazioni.

Per il Sì sr2ono anche le principali organizzazioni ambientaliste, comprese GreenpeaceLegambiente e Wwf.

Una vittoria del Sì avrebbe un effetto politico e simbolico ben più forte dello specifico referendario. Spingendo la politica a fare quei passi verso le energie rinnovabili che in altri paesi europei sono stati fatti negli anni passati e che in Italia sono al palo, o quasi.

 

Le ragioni del NO

 

I contrari al referendum non si trovano solo nel governo o tra i petrolieri. Dubbi sono stati espressi anche nella Cgil, che teme la perdita dei posti di lavoro: il progressivo abbandono delle concessioni causerebbe una emorragia di posti di lavoro. Il settore estrattivo occupa circa 40mila persone.

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C’è un’altra obiezione, più generale, che i sostenitori del No (o del mancato quorum) avanzano. È quella del fabbisogno energetico. Le trivellazioni nel mare italiano, in particolare quelle entro le 12 miglia oggetto del referendum, estraggono principalmente gas metano coprendo circa il 10% del fabbisogno nazionale. In misura minore si estrae petrolio. In prospettiva anche i sostenitori del NO auspicano la crescita dell’utilizzo delle delle energie verdi ma nel frattempo non si può rinunciare a quello che abbiamo. Andrebbe sostituito da corrispondenti importazioni.

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Essendo referendum abrogativo, un’eventuale bocciatura lascerebbe la situazione inalterata: cioè, le ricerche e le attività petrolifere attualmente in corso potranno proseguire fino alla scadenza. Dopo la scadenza, le compagnie potranno presentare una richiesta di prolungamento, che deve essere approvata in base a una valutazione di impatto ambientale. Se vince il no (o se non si raggiunge il quorum) le estrazioni di idrocarburi non avranno scadenza certa: in molti casi potrebbero proseguire fino all’esaurimento del giacimento.

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fonte:
http://eresia.altervista.org

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Otto modi alternativi per produrre energia- Space.

VENTO SOLARE: L’energia prodotta dal flusso di particelle polarizzate emesso dal Sole potrebbe essere sfruttata sulla Terra: ma come catturarla? I fisici Brooks Harrop (Washington State University) e Dirk Schulze-Makuch (Washington State’s School of Earth and Environmental Science) propongono di utilizzare un satellite per andare a caccia di elettroni: l’oggetto orbitante dovrebbe essere dotato di un lungo cavo di rame che, caricato elettricamente, produrrebbe un campo magnetico in grado di catturare il flusso del vento solare. L’energia verrebbe poi spedita sulla Terra tramite un laser ad infrarossi. Purtroppo, prima di realizzare il satellite rimangono parecchi problemi da risolvere, non ultimo il bisogno di proteggerlo dai detriti spaziali.

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LAGHI “ESPLOSIVI”: Il metano e l’anidride carbonica presenti nelle profondità di alcuni laghi come il lago Nyos in Camerun o il lago Kivu in Rwanda – se sprigionati in superficie produrrebbero ingenti quantità di energia, letali per le persone che vivono nelle vicinanze. Ma se mantenute in profondità e sfruttate correttamente, quelle riserve di gas possono generare energia in grandi quantità. Il governo del Rwanda ha costruito una centrale elettrica da 3,6 MW (foto) che preleva i gas direttamente dal lago.

Laghi

LIQUAMI: La University of Nevada, a Reno (USA), ha scoperto che essiccare e bruciare i liquami permette di produrre ingenti quantità di energia in modo efficiente ed economico. Dalla combustione di queste sostanze si genera infatti una biomassa che può essere utilizzata come carburante a basso costo. Anche se questo tipo di tecnologia è ancora in fase di sviluppo, le stime indicano che un sistema di smaltimento su vasta scala potrebbe potenzialmente generare circa 25 mila kilowattora di elettricità al giorno.

Liquami

ZUCCHERO: I ricercatori e i chimici del Virginia Tech stanno studiando un modo per trasformare lo zucchero in idrogeno da utilizzare come carburante. La ricetta consiste nel miscelare in un reattore zuccheri vegetali, acqua e alcuni enzimi specifici, ottenendo al termine del processo un miscuglio di idrogeno con piccole tracce di anidride carbonica. L’idrogeno può essere impiegato in celle a combustibile capaci di alimentare il motore di un veicolo a impatto zero, tuttavia prima di arrivare a questo tipo di applicazione bisognerà attendere ancora una decina d’anni: l’obiettivo più vicino è creare pile a idrogeno per alimentare computer e smartphone.

Zucchero

CALORE CORPOREO: Il nostro corpo dissipa energia termica, calore, ma da qui a riuscire a utilizzarlo in modo organico per riscaldare ambienti, il passo è lungo. Questa è però l’idea del sindaco di Londra, Boris Johnson, che vuole trasformare l’eccesso di calore prodotto dalla folla di pendolari nelle stazioni della metropolitana in una fonte per riscaldare l’acqua delle abitazioni londinesi. Un’iniziativa evidentemente popolare, visto che proposte simili sono al vaglio per Parigi e Stoccolma.

Calore

VIBRAZIONI: Le vibrazioni prodotte dalle persone che ballano in discoteca o che camminano su una superficie possono essere convertite in energia, se catturate da materiali piezoelettrici. Questi infatti producono una differenza di potenziale che genera elettricità se sottoposti a un particolare stress, in questo caso l’urto dei piedi sul pavimento. Il Club Watt di Rotterdam (Olanda), una discoteca, ha deciso di sfruttare questa tecnologia e di utilizzare i passi di danza dei suoi clienti per alimentare le luci del locale durante la serata.

Vibrazioni

FECI E URINA: Esistono diversi progetti, tra loro simili, che prevedono di riciclare il metano contenuto nelle feci dei nostri amici a quattro zampe per produrre energia. Uno di questi è il Park Spark Project, pensato per la città di Cambridge, in Massachusetts: dei grossi bidoni pubblici per la raccolta di escrementi canini (detti “digestori”) sfruttano il metano proveniente dalla naturale fermentazione del lascito animale per azionare una turbina che genera a sua volta elettricità. Ma anche la pipì è una risorsa preziosa: alla Heriot-Watt University di Edimburgo, un gruppo di ricercatori lavora a una cella a combustibile alimentata a urina.

Feci e urine

MEDUSE: Anche le meduse possono tornare utili per produrre energia: il bagliore luminoso che emettono è prodotto da una proteina verde fluorescente (GFP) che, se applicata su elettrodi di alluminio ed esposta a raggi di luce ultravioletta, rilascia elettroni. La ricerca è stata condotta da un team di chimici della Chalmers University of Technology di Göteborg, in Svezia: le celle a combustibile biologico prodotto dalla proteina GFP potranno essere utilizzate per alimentare nano dispositivi medici.

Meduse

Fonte: http://www.focus.it/

Insetti impollinatori: la relazione che premia l’agricoltura biologica. -Space.

Studi recenti pubblicati in una relazione dal The Organic Center   dimostrano come le pratiche di agricoltura biologica sono efficaci nel benessere e ripopolamento delle specie da impollinazione, in particolare per le api, che negli ultimi anni sono calate ad un ritmo allarmante. Intitolato “The Role of Organic in Supporting Pollinator Health”, il rapporto presenta 71 studi che descrivono le minacce attuali per i nostri impollinatori e l’impatto delle pratiche biologiche. Si è riscontrato che il metodo biologico non solo riduce i rischi per le api, ma sostiene attivamente la crescita e la salute delle popolazioni di api e altri impollinatori. Il documento delinea le tecniche di impollinatori utilizzati dagli agricoltori biologici che possono essere incorporati in sistemi agricoli tradizionali.

Il Dottor Jessica Ombra , direttore del Programma Scienza del The Organic Center  dice:  “Speriamo che questo rapporto agisca come strumento per educare politici, produttori e consumatori. Le pratiche compatibili con gli insetti impollinatori, utilizzati dagliagricoltori biologici possono essere adottato da tutti gli agricoltori”.

Il 75% di tutte le colture legate all’ alimentazione sono realizzate grazie agli impollinatori, soprattutto le api, per avere un buon raccolto. Ne ultimi dieci anni, vi è stata una forte riduzione della popolazione delle api. Dal 2006, gli apicoltori hanno perso più di un terzo dei loro alveari., negli Stati Uniti, ad esempio, più di 16 miliardi dollari all’anno, del valore delle colture che beneficiavano degli insetti impollinatori. Senza l’impollinazione da api mellifere, molta frutta e verdura come mele, frutti di bosco, carote e cipolle non sarebbe più sui nostri scaffali.

Insetto Impollinatore

Secondo la relazione del The Organic Centre, nessun fattore viene principalmente imputato come responsabile dello spopolamento delle api, ma si parla di una ferie di fattori che uniti hanno creato questo problema. L’esposizione a pesticidi tossici, le infezioni di parassiti, la cattiva alimentazione, la perdita di habitat e la produzione di agricoltura intensiva,  fattori che legati insieme rappresentano conseguenze letali per le api.

L’agricoltura biologica rappresenta la scelta migliore per supportare gli insetti impollinatori, e i consumatori sono consapevoli che ogni volta che scelgono un prodotto biologico sostengono la salute di questi insetti e dell’intero ecosistema.

L’agricoltura biologica permette di evitare l’esposizioni a sostanze tossiche così nocive per gli insetti impollinatori, per l’uomo e per l’ambiente. Nell’agricoltura industriale vengono utilizzati in osi massicce insetticidi, erbicidi, fungicidi e altri prodotti tossici. Ad esempio i neonicotinoidi, una classe diffusa di insetticidi, risultano essere particolarmente dannosi per le api.

Altro fattore che aiuta gli insetti impollinatori è la tutela dell’habitat e della biodiversità. Le api hanno bisogno di una varietà di piante da cui raccogliere polline e nettare sufficienti per sostenere i loro alveari. Poiché i produttori biologici sono tenuti a gestire le loro aziende in un modo che mantiene e migliora le risorse naturali, le aziende biologiche tendono ad avere un paesaggio più vario con più piante da fiore per sostenere ed alimentare le api. L’agricoltura biologica attraverso diverse pratiche quali la rotazione delle colture, piantare siepi e l’uso di tecniche di lotta integrata aiuta a ricreare e a mantenere l’habitat per questi insetti impollinatori. La relazione del The Organic Center segue la strategia della Casa Bianca che prevede finanziamenti per la protezione dell’habitat naturale delle api, un aumento delle ricerche  e spinge l’Environmental Protection Agency a rivalutare i neonicotinoidi.

Fonti: https://www.organic-center.org/publications/the-role-of-organic-in-supporting-pollinator-health/ .

Stiamo prosciugando il terzo mondo? – Nis

 

terra acqua virtuale
Tony Allan ha definito acqua virtuale quella quantità di oro blu necessario a fabbricare un determinato prodotto

Tony Allan, professore al King’s College di Londra ha definito, nel 1998, acqua virtuale quella quantità di oro blu necessario a fabbricare un determinato prodotto. Acqua invisibile, che non si tocca materialmente, eppure grava incisivamente sulla gestione complessiva delle risorse idriche. Materiale interessante per l’ Istituto di Educazione per l’Acqua dell’UNESCO (UNESCO–IHE) che ha deciso di calcolare la quantità di acqua virtuale contenuta nelle varie merci e gli import ed export dai vari continenti, sviluppando un apposito “calcolatore dell’impronta idrica”.

Un modo per rispondere alle domande: quanta acqua serve per un cibo che ci troviamo a tavola? Quanta se ne nasconde dietro una maglietta di cotone? Quanta ne consuma una persona in un anno, inclusa quella intrappolata nei beni in uso (come cibo, computer, auto)?

L’importanza di una valutazione del genere la dimostra il fatto che nel Planet Living Report 2008, pubblicato da WWF International, Società Zoologica di Londra e Water Footprint Network, è stata utilizzata per la prima volta l’impronta idrica come un indicatore analogo all’impronta ecologica.

L’impronta idrica di una nazione equivale al volume totale dell’acqua utilizzata per produrre i beni e i servizi consumati dai suoi abitanti. Poiché non tutti i beni consumati sono prodotti all’interno dei confini nazionali, l’impronta idrica tiene conto sia delle risorse idriche domestiche sia dell’acqua utilizzata in altri paesi, definita acqua virtuale in relazione al flusso di acqua che accompagna lo scambio tra le nazioni.

impronta idrica
L’impronta idrica di una nazione equivale al volume totale dell’acqua utilizzata per produrre i beni e i servizi consumati dai suoi abitanti

La teoria di Allan sottolinea i benefici in termini economici e ambientali dei flussi di acqua virtuale tra Paesi. Una nazione può conservare le sue risorse idriche importando un prodotto idrointensivo. Di conseguenza il commercio internazionale può implicare un risparmio globale, se un bene è esportato da un’area ad alta produttività idrica, quindi a basso contenuto di acqua virtuale, verso un’area con bassa produttività idrica. A livello globale, però, il traffico di acqua virtuale ha implicazioni geopolitiche che non vanno sottovalutate, come ha dichiarato nel 2008 il Consiglio Mondiale dell’Acqua, inducendo ad una dipendenza tra i Paesi che può diventare uno stimolo alla cooperazione, ma può anche innescare potenziali conflitti.

Secondo la Royal Society of Engineers, due terzi del totale dell’acqua utilizzata per produrre alimenti e bevande per la sola Gran Bretagna, viene da Paesi che già soffrono per le poche risorse idriche disponibili.

I Paesi in via di sviluppo, incalzati da una sempre maggiore richiesta di merci dall’Occidente, stanno utilizzando gran parte delle loro risorse per prodotti d’esportazione, rischiando così di restare a corto d’acqua. Afferma la Society of Engineers: “Secondo le previsioni, quando la popolazione mondiale supererà gli 8 miliardi, cioè tra 20 anni, la domanda generale di cibo e energia crescerà del 50% e quello di acqua del 30%, il che potrebbe determinare una crisi idrica mondiale”.

Ciascuno di noi può calcolare la propria impronta idrica individuale accedendo al footprint calculator messo a disposizione da Water Footprint Network. Un’opportunità per capire, nel nostro piccolo, quanta acqua “scippiamo” alla terra e quanta ne potremmo risparmiare.

fonte: http://www.terranauta.it

22 Marzo.-Patty.

L’acqua è la materia della vita.

E’ matrice, madre e mezzo.

Non esiste vita senza acqua.

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Albert Szent-Gyorgyi.

 

World Water Day ovvero la giornata mondiale dell’acqua ricorrenza istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite .

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Ogni anno il 22 marzo si porta all’attenzione di tutti  la questione critica dell’acqua ,con particolare riguardo all’accesso all’acqua dolce e alla sostenibilità degli habitat acquatici.
Si ricorda che un miliardo di persone non hanno accesso all’acqua pulita

L’acqua è vita. Da essa ha avuto origine la vita sul nostro pianeta . Il nostro corpo è composto per due terzi da acqua, come la Terra. L’acqua è il filo conduttore dell’esistenza umana.

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I livelli di CO2 nel mondo aumentano sempre di più. -Space.


Diventa sempre più irrespirabile l’aria del pianeta a causa dell’aumento dei livelli di CO2: mai era stata così inquinata l’atmosfera a causa dei gas di scarico di auto ed industrie, per la persistenza dello smog nelle città. Sin da quando 200mila anni fa ha fatto la sua comparsa l’Homo sapiens, la presenza di anidride carbonica nell’atmosfera ha oscillato tra le 170 e le 280 parti per milione (ppm), ma nel 2014 si è raggiunta la drammatica quota di 397 ppm. A dispetto di alcune buone notizie come la diminuzione dello smog in Cina, il2015 promette di essere ancora peggiore, raggiungendo una media di oltre 400 ppm.

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Al di là di quello che dicono i numeri, è ciò che sottintendono le suddette cifre a suscitare inquietudine e preoccupazione: secondo la scienza infatti, se in questo secolo si andrà oltre le 450 ppm, gli effetti del cambiamento climatico saranno irreversibili, con tutte le conseguenze nefaste che questo comporterebbe. Il Climate-Kic, una delle comunità della conoscenza e dell’innovazione, istituite dall’Istituto europeo per l’innovazione e la tecnologia, ha messo in rete lo scorso ottobre un contatore globale di CO2, che al suo debutto segnava 392 ppm. Adesso viaggia costantemente sopra i 400: sebbene i livelli di anidride carbonica abbiano oscillazioni stagionali, il 2015 sembra candidarsi a essere il primo anno con una concentrazione media oltre le 400 ppm, e seguendo questo ritmo, si arriverebbe a picchi di 450 ppm entro il 2040. Questo per il nostro pianeta rappresenterebbe un problema davvero serio !

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Per l’Ipcc, il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, soltanto rimanendo entro le 450 ppm si avrebbero infatti probabilità concrete di contenere l’aumento delle temperature entro 2 gradi rispetto al livello preindustriale, il limite fissato dalla comunità scientifica per scongiurare l’irreversibilità degli effetti del mutamento climatico. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se il 2015 sarà il primo anno oltre quota 400, e gli ambientalisti fremono in attesa che giunga novembre, quando i leader mondiali si riuniranno a Parigi per la Conferenza delle parti sul clima, dove si auspica che verranno finalmente prese quelle decisioni non più rinviabili per rallentare il surriscaldamento della Terra. Secondo l’Ipcc, queste contromisure comporterebbero un taglio delle emissioni del 40-70 per cento rispetto al 2010 entro il 2050, ed emissioni prossime allo zero per i 50 anni successivi.


Fonti reperite nella rete.

Le frane più importanti in Italia dal 1987 al 2000. -Space.


Le frane in Italia sono oltre 486.000 e coinvolgono un’area di circa 20.700 km2, pari al 6,9% del territorio nazionale. Tali dati derivano dall’ Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (Progetto IFFI) realizzato dall’ISPRA, dalle Regioni e dalle Province Autonome.

Queste descritte rappresentano solo alcuni esempi di frane classificate e rilevate negli anni.

Val Pola, 1987

Un primo esempio è la frana avvenuta tra il 15 e il 22 luglio 1987 in Valtellina (SO) in Val Pola: le cause furono molteplici, dalle intense precipitazioni di quei giorni alle temperature eccezionalmente elevate che favorirono lo scioglimento delle nevi perenni con conseguente piena del fiume Adda e dei suoi affluenti. Tra il 18 e il 19 luglio l’ammasso di detriti ai piedi del versante originò uno sbarramento del fiume Adda con la formazione di un lago di circa 50.000 m3. Il 28 luglio sul versante orientale del monte Zandila s’innescò uno scivolamento di circa 35 milioni di m3, evoluto rapidamente in una valanga di roccia (rock avalanche). La frana determinò un’onda di piena catastrofica che, propagandosi verso monte per 2,7 km, distrusse tre villaggi e causò complessivamente 27 vittime. Tale frana occluse completamente l’alveo dell’Adda formando un lago con volume di 22 milioni di m3.

Immediatamente dopo l’evento franoso furono adottate misure di emergenza per tenere basso il livello del lago mediante il pompaggio delle acque; successivamente venne realizzato un tunnel di by-pass per la diversione del fiume Adda e un rilevato alla base del versante (APAT, 2007).

Sarno, 1998

Altro tragico evento, da cui prese il nome un decreto, si verificò il 5 maggio 1998 a Sarno, costituito da smottamenti e frane distaccatesi dal massiccio di Pizzo d’Alvano, tra le province di Salerno e Avellino; il fiume di fango e detriti travolse diversi paesi.

L’anno precedente sul territorio si erano verificate frane di entità minore che, con il senno del poi, mettevano in luce le carenze dell’assetto idrogeologico del territorio. In teoria i 140 mm di pioggia caduti in 72 ore non avrebbero dovuto provocare questo disastro, ciò che fu recriminato a posteriori è il non aver considerato la stratigrafia e la natura del terreno, lo strato superficiale permeabile ed erodibile alla sommità del monte, le costruzioni di infrastrutture viarie a civili abitazioni lungo i naturali alvei di sfogo delle acque, unito a un’incuria e a una scarsa manutenzione dei corsi d’acqua.

Italia nord-occidentale, 2000

Il massimo picco di frane nell’anno 2000 fu legato all’intenso evento meteorologico che ha interessato l’Italia nord-occidentale, in particolare le aree comprese tra l’alto corso del fiume Po e il fiume Ticino e gran parte della Valle d’Aosta. Durante l’evento sono stati raggiunti valori di precipitazione media in 60 ore di circa 400 mm, con valori di picco in alcune aree di 600 mm.

In Valle d’Aosta l’evento è stato uno dei più gravosi accaduti negli ultimi 250 anni in termini di distruzione e perdita di vite umane. L’area colpita dai dissesti più rilevanti è quella delle valli di Rhêmes, Cogne, Gran San Bernardo, Valtournanche, Champorcher, Gressoney e la valle centrale della Dora Baltea. I fenomeni fluviali di sovralluvionamento e i colamenti rapidi hanno causato la perdita di vite umane, ingenti danni a centri abitati, a infrastrutture viarie anche di primaria importanza, alle reti di servizi e alle attività produttive e agricole (Regione Autonoma Valle d’Aosta, 2000).

In Piemonte l’evento ha innescato la riattivazione di alcune grandi frane alpine quiescenti. Ad esempio, si è verificata la riattivazione di un antico, vasto e profondo fenomeno franoso in roccia nel comune di Ceppo Morelli con una serie di crolli di blocchi variabili tra 5 e 250 m3 che hanno causato la parziale distruzione della strada comunale, il danneggiamento e la chiusura della strada statale di fondovalle e l’evacuazione di due centri abitati (ARPA Piemonte, 2003). Al termine dell’evento si contarono 37 tra morti e dispersi e oltre 40.000 persone evacuate. Il danno economico fu stimato in oltre 5.000 milioni di euro.


Articolo redatto da Sara Frumento.

Chi controlla quello che mangiamo? – Nis

Sono dieci i signori che controllano da soli più del 70 per cento dei piatti del pianeta.

Queste multinazionali gestiscono 500 marchi che entrano nelle nostre case quotidianamente

Così pasta, biscotti e caffè e altro diventano globali, anche in Italia

E le grandi questioni, come l’uso di oli e grassi nei prodotti, vengono decise a tavolino

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STANNO seduti intorno alla tavola del mondo e controllano da soli più del 70 per cento dei piatti del pianeta.

Sono i 10 signori dell’industria alimentare: 450 miliardi di dollari di fatturato annuo e 7.000 miliardi di capitalizzazione, l’equivalente della somma del pil dei paesi più poveri della Terra. Non sempre sono nomi noti in Italia. Da un secolo la Coca Cola è il sinonimo della multinazionale ma solo gli addetti ai lavori conoscono la Mondelez. Un po’ più numerosi sono gli italiani che ricordano la Kraft, vecchio nome proprio della Mondelez. Quasi tutti invece hanno incontrato al supermercato marchi come Toblerone, Milka e Philadelphia. “I 500 marchi riconducibili ai dieci signori della tavola — spiega Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia — sono spesso vissuti dai consumatori come aziende a sé stanti. In realtà fanno parte di multinazionali in grado di condizionare non solo le politiche alimentari dell’Occidente ma anche le politiche sociali dei paesi più poveri”.

Mentre sono 900 milioni le persone che soffrono la fame (dati Onu settembre 2014) e che vivono sotto la tavola del banchetto sperando nelle briciole, sono 1,4 miliardi gli uomini e le donne che nel mondo hanno il problema del sovrappeso. “Sono due prodotti dello stesso sistema — osserva Barbieri — perché l’80 per cento di coloro che non riescono a sfamarsi vivono nelle campagne e lavorano per produrre cibo”.

Oxfam Miami University

Ma cosa è Oxfam?

Oxfam è un’organizzazione che si propone di aiutare le popolazioni povere del mondo cercando di redere virtuosi, con campagne e raccolte di firme, i comportamenti delle multinazionali del cibo. Il sistema è quello di fare pressione sull’immagine dei gruppi alimentari in Occidente per spingerli a migliorare le politiche sociali nei paesi produttori. È accaduto con Nestlé, Mondelez e Mars per quel che riguarda i diritti delle donne che lavorano nelle piantagioni di cacao. Si chiede che accada con Coca Cola e Pepsi per evitare il fenomeno del land grabbing, l’esproprio forzoso delle terre dove si coltiva la canna da zucchero. “Già oggi — spiega Oxfam — sono coltivati a zucchero 31 milioni di ettari di terra, l’equivalente della superficie dell’Italia”.

Ma chi sono i dieci colossi del cibo?

Ci sono Nestlè, Coca Cola, Kellog’s, Danone, Unilever, Mars, Ppsicola, Mondalez, Associated British Food e General Mills. Insieme controllano una galassia di centinaia di marchi, tutti presenti negli scaffali dei nostri supermercati. La concentrazione – evidentemente – genera profitti. Emblematico l’esempio alla birra, con il 60% del mercato globale controllato da tre colossi il belga InBev, il sudafricano Sab Miller e l’olandese Heineken. Per quanto concerne il capitolo “profitti” a dominare è Nestlè, con 90miliardi di dollari di fatturato, davanti a Pepsicola (66,5) e CocaCola (44 miliardi). Ultima, invece, Kellog’s, con “soli” 13 miliardi di dollari.
Dopo altri decenni di fusioni e concentrazioni, ci troveremo un giorno a consegnare ad un unico grande fratello le chiavi della dispensa del mondo? Quello di un pianeta in cui una sola grande multinazionale controllerà tutti i marchi alimentari è certamente uno scenario da incubo.

L’Italia è certamente uno dei Paesi del mondo dove il rischio della concentrazione dei produttori di alimenti è meno forte. Un po’ per il particolarismo che caratterizza la nostra economia asfittica. Un paese dominato dal modello per molti aspetti negativo della piccola e media impresa, che nel settore del cibo potrebbe trasformare il difetto in virtù.

Lo dimostra uno studio condotto dall’agenzia Next con un questionario rivolto alle aziende alimentari italiane. L’elenco di quelle principali dice che siamo ben al di sotto del livello dei colossi mondiali. L’unica che si avvicina per fatturato è la Ferrero, con 8,1 miliardi di euro di ricavi annui, circa 10 miliardi di dollari, poco meno dei 13 miliardi della Kellogg’s. Le altre sono molto più indietro. La Barilla fattura 3,5 miliardi di euro ed è limitata dal fatto di avere come business un prodotto molto connotato localmente come la pasta. Si contano sulle dita di una mano le altre italiane sopra il miliardo di fatturato: il gruppo Cremonini (3,5) Parmalat (1,4), Amadori (1,3) Lavazza (1), Conserve Italia (1). Immediatamente sotto il livello del miliardo ci sono Acqua San Benedetto, Galbani e Granarolo.

È evidente che gli 11 signori del cibo italiano sono molto meno potenti dei commensali della tavolata mondiale. Ci si chiede se i re dell’alimentare, in Italia e nel mondo, hanno politiche comuni, accordi segreti, si mettono d’accordo per decidere che cosa mangeremo nei prossimi trent’anni. La recente discussione delle normative comunitarie sulla etichettatura risente pesantemente dei signori del cibo. Ogni particolare in più o in meno da aggiungere sul foglio informativo per i consumatori si porta dietro miliardi di investimenti. Il caso più clamoroso è scoppiato di recente e riguarda gli oli utilizzati: finora è sufficiente scrivere che si tratta genericamente di “oli vegetali”.

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Ma se domani i produttori fossero costretti a specificare quali sono quegli oli, quanti avrebbero il coraggio di scrivere che utilizzano l’olio di palma, decisamente più scadente di quello di oliva?

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di PAOLO GRISERI
Fonte  http://ununiverso.altervista.org/

Scie chimiche e l’influenza chimica – Nis

Come pubblicato dal quotidiano “IlMattino” e riportato dal sito web tankerenemy.com, in provincia di Belluno nel giugno di quest’anno si sono diffusi focolai di una polmonite anomala, i cui sintomi sono per lo più quelli descritti dal Dottor Leonard Horwitoz, il medico statunitense che ha coniato l’espressione “influenza chimica” per designare una varietà di sindromi provocate direttamente o indirettamente dalle irrorazioni.

Dr. Leonard Horowitz

Dr. Leonard Horowitz

 

Le chemtrails, scirve la giornalista Eleonora Scarton del IlMattino.it,  da un lato deprimono il sistema immunitario, rendendo l’organismo vulnerabile a molte patologie, dall’altro contengono o veicolano microorganismi all’origine di varie infezioni batteriche. Anche le sempre più frequenti micosi dipendono in gran parte dalla geoingegneria clandestina, poiché nei serbatoi degli aerei, dai cui carburanti provengono i filamenti, tendono a proliferare le spore fungine.

 

Una polmonite atipica ha colpito il Feltrino, insinuandosi nelle persone in maniera subdola.
“Non tutte le polmoniti sono uguali, spiega il primario di Pneumologia dell’A.S.L. 2, Franco Maria Zambotto, quella classica è nota a tutti e si manifesta improvvisamente con tosse, malessere e febbre molto alta.
Il medico, durante la visita, riesce a sentire rumori polmonari e così elabora la diagnosi che va confermata con una radiografia”.
In questi ultimi tempi, però, alla normale polmonite si è affiancata anche una forma “atipica” che quest’anno sembra avere conosciuto un picco particolare, causato dai forti sbalzi termici. “In questo caso, prosegue Zambotto, le persone colpite manifestano malessere generale, dolori ossei e muscolari simili a quelli causati dall’influenza, tosse secca e non catarrosa, con febbre non sempre alta”.

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Le scie chimiche distruggono la vostra funzione immunitaria

 

Rammentiamo che nel corso degli ultimi 10 anni, Horowitz è diventato un’autorità controversa nel sistema medico statunitense. Con una formazione universitaria di ricercatore medico, Horowitz di 48 anni, accusa che alcuni elementi del governo degli Stati Uniti che cospirano assieme alle principali aziende farmaceutiche per ridurre ampi segmenti della popolazione all’infermità.
I media riportano che i pronto soccorso degli ospedali sono oberati da pazienti che soffrono di una strana infezione delle vie respiratorie superiori che non sembra essere provocata da un virus. Stanno inoltre segnalando che si tratta di una influenza “misteriosa” e che i consueti vaccini contro l’influenza sono inefficaci.
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“Questo è tutto una sciocchezza, un falso”, dice il Dott. Leonard Horowitz. “Il fatto della questione è che abbiamo visto questo tipo di epidemia per la prima volta tra la fine del 1998 e l’inizio del 1999. Le persone sono state affette, con forte tosse, da questa malattia bizzarra che non sembra seguire l’insorgenza logica virale o batterica o rappresentare un periodo di transizione. 

Se fosse davvero un’infezione batterica o virale, avrebbe causato la febbre, ma non è stato così. E’ durata per settimane, se non mesi. Congestione sinusale, drenaggio del setto nasale, tosse, stanchezza, malessere generale. Le persone si sono sentite ‘spente’. Il Research Institute of Pathology delle Forze Armate ha registrato un brevetto per un micoplasma patogeno che causa questo tipo di epidemia. È possibile visualizzare il report dei brevetti nel libro: codici per l’Apocalisse biblica.
Il micoplasma non è in realtà un fungo, non è proprio un batterio e non è proprio un virus. Non ha una parete cellulare. Va in profondità nel nucleo cellulare rendendo così molto difficile elaborare una risposta immunitaria contro di lui. Si tratta di una relazione di un brevetto per un’arma biologica che spiega come provocare infezioni croniche delle vie respiratorie superiori che sono praticamente identiche a quello che si sta riscontrando in questo momento.”
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 “Credo che le scie chimiche siano responsabili di una intossicazione chimica pubblica, che sarebbe poi in grado di causare una soppressione immunitaria generale, a basso o alto grado, a secondo dell’esposizione. La disfunzione del sistema immunitario mette le persone nella condizione di diventare sensibili alle infezioni opportunistiche, come questa di micoplasma ed altre infezioni opportunistiche “, così dice il Dr. Horowitz.
Ho iniziato a studiare le scie chimiche, quando sono state spruzzate sopra la mia casa nell’Idaho del Nord. Ho preso alcune immagini e poi ho contattato la Environmental Protection Agency dello stato che era all’oscuro dell’operazione così come l’Air Force. Mi hanno messo in contatto con il Centers for Disease Control, reparto di Tossicologia, e dopo circa una settimana ho ricevuto una lettera da uno dei loro principali tossicologi che affermava che, in effetti, era stata rilevata una certa quantità di dibromuro di etilene nel carburante degli aerei.
Il Dibromuro di etilene è un noto agente cancerogeno chimico per gli umani che è stato rimosso dalla benzina senza piombo a causa dei suoi effetti cancerogeni. Ora improvvisamente è apparso nei residui di carburante che ad alta quota gli aerei militari emettono!”
Il Dibromuro di etilene, che è venuto fuori dai carburanti per jet, causa immunosoppressione e indebolimento del sistema immunitario delle persone. Poi ti viene un microbo, un micoplasma oppure un fungo che ti causa una malattia delle vie respiratorie superiori. Improvvisamente si sviluppa una infezione batterica secondaria. Poi vieni colpito con antibiotici e gli antibiotici causano acidità nella chimica del vostro corpo, così ora puoi riscontrare eruzioni cutanee ed altri inconvenienti, il fegato si riempie di tossine che fuoriescono attraverso la pelle tramite eruzioni cutanee e si notano reazioni bicolore associate con altri prodotti chimici. Ho colleghi nelle Bahamas, alle Bermuda, a Toronto, nel British Columbia che segnalano tutti la stessa ‘semina’ bizzarra dell’atmosfera. Ciò che sta accadendo è solo spregevole.
Tutto ad un tratto gli esseri umani sono completamente fuori equilibrio e vengono infettati da due, tre o quattro microbi e co-fattori ed inoltre intossicati da una varietà di diverse sostanze chimiche … e qualcuno sta per essere considerato come malato cronico. 
fonti
http://www.segnidalcielo.it
http://latanadizak.blogspot.it

Solo 140 parole? – Nis


Perché non scoppia una rivoluzione?

 

Ti sei mai domandato perché nessuno reagisce
difronte all’infame ondata di oppressione
e abuso di OGNI tipo che stiamo patendo?
Non Rimani perplesso del fatto che non succede assolutamente nulla,
viste le tante rivelazioni di casi
di corruzione, ingiustizia, ruberie e prese in giro
della legge e della popolazione in genere,
alla quale si e rubato letteralmente il presente e il futuro?


Ti sei domandato perché non scoppia una rivoluzione di massa
e perché tutti sembrano essere addormentati o ipnotizzati?

In questi ultimi anni OGNI tipo d’informazione sembra aver danneggiato la Struttura del Sistema Fino alle sue fondamenta, e ben resa pubblica e messa ben in evidenza, eppure questa STESSA Struttura continua ad Essere intatta senza neppure un graffio Superficiale.

Questo rende palese un fatto veramente preoccupante che sta sotto il nostro naso e al quale nessuno presta attenzione.
Il fatto è che non importa CONOSCERE LA VERITÀ a nessuno, sembra incredibile, ma i fatti lo confermano giorno dopo giorno.

L’informazione non è rilevante

Rivelare i più oscuri segreti e renderli di dominio pubblico non produce nessun effetto, nessuna risposta da parte della popolazione per quanto i segreti siano terribili e scioccanti.
Per decenni abbiamo creduto che chi lottava per la verità, gli informatori capaci di svelare fatti nascosti o mettere in piazza i panni sporchi potevano cambiare le cose, potevano alterare il divenire della storia.

Siamo cresciuti nella realtà, con la convinzione che conoscere la verità era cruciale per creare un mondo migliore e più giusto e, di chi lottava per rivelare il nemico più grande dei potenti tiranni.

E forse Per un certo periodo è stato così.

Oggi, però, “l’evoluzione” della società e soprattutto nella psicologia di massa ci ha portato ad un nuovo stato di cose: uno stato di mentale alienazione della popolazione che un dittatore non avrebbe mai osato immaginare.
Il sogno di ogni tiranno sulla faccia della terra:

non dover nascondere né occultare niente al suo popolo.

Poter mostrare pubblicamente tutta la sua corruzione, malvagità e prepotenza senza doversi preoccupare di alcuna risposta da parte di quelli che opprimé.

Questa e la realtà del mondo in cui viviamo. E se credete che questo sia un’esagerazione, osservate voi stessi e ciò che vi circonda.

Corsivo mio:
Qui sotto viene raccontato quello che succede in Spagna; ma i fatti di questi giorni (come quelli successi in passato su tutto il territorio nazionale) che sono successi nella capitale, non ci esimono dalla classifica, anzi, siamo al 69° posto nella graduatoria dei mondo, che ha una scala di 174 paesi, e, il più corrotto in Europa.

Il caso della Spagna E’ lampante.
Un Paese immerso in Uno Stato di putrefazione generalizzata, divorato Fino all’osso dai vermi della corruzione in TUTTI GLI Ambiti:

  • Giuridico
  • industriale
  • Sindacale
  • Soprattutto politico

Uno Stato di decomposizione ha che ha ecceduto in tutti i limiti immaginabili, fino a infettare con la SUA pestilenza tutti i partiti politici in maniera irreparabile.

Eppure, nonostante siano resi pubblici continuamente tutti QUESTI scandali di corruzione politica, gli spagnoli continuano a votare per la maggior parte gli stessi divisori politici, dando tuttalpiù ALCUNI dei Loro VOTI a dei divisori pių piccoli che non rappresentano in nessun modo una possibilità reale.

Ecco l’allucinante caso della Comunità Valenziana, la regione più rappresentativa del saccheggio perpetrato vergognoso dal Partito Popolare e dove, nonostante tutto, questo partito di autentici fuorilegge e banditi continua a vincere le elezioni con maggioranza assoluta.

Una vergogna inimmaginabile che non si trova in nessuna nazione minimamente democratica.

Corsivo mio: è una bella gara con noi in quanto a democrazia e indegnosità

E sfortunatamente il caso di Valencia è solo un esempio in più dello stato generale del paese: lì ABBIAMO il caso indegno dell’Andalusia dominata da decadi dall’altro grande mafioso dello stato, il PSOE, il che con i suoi soci del sindacato e l’appoggio puntuale della Sinistra Unita hanno rubato a Piene mani per anni e anni.

Un altro esempio, è il caso della Catalogna che “Converge”, con un Partito di baroni e ladri d’élite.

E potremmo continuare così per tutte le Comunità autonome o il governo centrale proprio la colomba delle due Grandi Famiglie politico – Criminali del Paese, PP e PSOE, si sono dedicate ad un moderato saccheggio senza alcuna vergogna.

E nonostante siano stati resi pubblici tutti questi casi di corruzione generalizzata, e siano state rivelate le implicazioni delle alte sfere finanziarie e industriali con il tacito Consenso del Potere Giuridico, dimostrando in forma attiva o passiva che riguardavano il Sistema in TUTTI GLI Ambiti, rendendo impossibile la creazione di un futuro sano per il Paese, nonostante tutto ciò, La risposta della Popolazione e stata … un niente di fatto.

La cittadinanza ha riposto al massimo con “l’esercitare il Legittimo Diritto di Manifestazione”, un’attività molto simile a quella che fa la massa per la SUA quadra di calcio nel vincere una competizione uscendo per strada a celebrarla.

Nessuno ha Fatto niente di effettivo per cambiare le cose, salvo un piccolo spuntino.

Nel caso della corruzione venuta alla luce in Spagna e l’inesistente reazione della popolazione, è solo un esempio tra i tanti nel Mondo.

Adesso riportiamo il caso dello sport di massa, sotto pressione per il sospetto di corruzione, di manipolazione di dopaggio e per la molto probabile adulterazione di tutte le competizioni sotto il controllo commerciale delle grandi marche …

nonostante questo, continuano ad APPARIRE in televisione con un seguito sempre più numeroso.

Tutto ciò si impoverisce davanti alla gravità delle rivelazioni di Edward Snowden e confermate dai governi in causa che ci hanno detto in faccia alla luce dei riflettori che tutte le nostre telefonate, le attività sui social network, il nostro navigare in internet e controllato e che ci stiamo dirigendo inesorabilmente verso l’incubo del Grande Fratello vaticinato da George Orwell Nel “1984 “.

E la cosa più allucinante è che “una volta filtrate” QUESTE informazioni, nessuno si è preoccupato di ribatterle.

Tutti i Mezzi di Comunicazione, i Poteri Politici e le grandi imprese di internet implicate nello scandalo, hanno confermato pubblicamente come questo stato di sorveglianza sia un qualcosa di reale e indiscutibile.

L’unica cosa che hanno promesso, in maniera poco convincente e a mezza bocca è che non continueranno a FARLO …

E quale è stata la risposta della popolazione mondiale quando è stata rivelata la verità?
Quale è stata la reazione generale di Fronte a QUESTE rivelazioni?

Nessuna!

Tutti continuano ad Essere assorbiti dal Loro smartphone, continuano a rotolarsi Nel dolce fango dei social network e continuano a navigare nelle acque infestate di internet senza muovere nemmeno una falange di un dito …

A cosa serve, Allora, dire la verità?

Nel caso ipotetico che Edward Snowden o di Julian Assange siano personaggi reali o non, o creazioni mediatiche con una missione segreta,

  • A cosa sarebbe Servito il Loro Sacrificio?
  • Che utilità ha accedere all’informazione e rivelare la verità se non provoca nessun cambiamento, d’alterata trasformazione?
  • A che serve conoscere in forma esplicita e documentata il fatto che l’energia nucleare PUÒ portare disgrazie e catastrofi planetarie, come è dimostrato dai terribili incidenti di Chernobyl e Fukushima, se QUESTE rivelazioni non provocano nessun effetto?
  • A cosa serve sapere che le banche sono enti criminali dediti al saccheggio di massa, se continuiamo a utilizzarle?
  • A cosa serve sapere che il mangiare è adulterato e contaminato con prodotti tossici, cancerogeni e/o transgenici, se continuiamo a mangiarli?
  • A cosa serve sapere la verità su qualsiasi fatto importante se non reagiamo sul quanto gravi siano le implicazioni.

Non inganniamoci da soli per quanto SIA duro accettare tutto questo.

Affrontiamo la realtà COSI COM’È …

Nella attuale Società, Conoscere la verità non significa nulla
Informare sui fatti che veramente succedono, non ha nessuna reale utilità; anzi e dimostrato che la maggior parte della popolazione e arrivata a un livello di degradazione psicologica, la rivelazione della verità e accedere all’informazione, rafforzano ancora di più la loro incapacità di risposta e l’inerzia mentale.

La grande domanda è:

  • PERCHÉ?
  • Che cosa ha Portato tutti noi a quest’apatia generale?

La risposta è, Succede sempre quando ci rivolgiamo la domande di questo tipo, e tra le più inquietanti. Ed è in relazione con il condizionamento psicologico a cui è sottoposto l’individuo nella Società attuale.
I meccanismi che disattivano la nostra risposta quando accediamo alla verità per quanto scandalosa possa essere, sono semplici ed effettive. E sono nella nostra vita quotidiana.

Tutto si basa su un eccesso d’Informazione.
E’ un bombardamento degli stimoli così esagerato che provoca una catena di avvenimenti logici che finiscono con lo sfociare in un’effettiva mancanza di risposta: in una pura apatia.
E per lottare contro questo fenomeno, è Bene conoscere di come si sviluppa il processo …

COME SI SVILUPPA IL PROCESSO?


Per prima cosa dobbiamo capire che questo stimolo sensoriale che riceviamo è carico di informazioni.
Il nostro corpo e predisposto alla percezione e alla lavorazione di stimoli sensoriali, ma la chiave del tema sta nella percezione di carattere linguistico dell’Informazione, per linguistico viene indicato ogni sistema organizzato con il bene di codificare e trasmettere l’informazione di OGNI tipo.

Per esempio, ascoltare una frase o leggerla comporta la SUA entrata nel nostro cervello ad un livello linguistico. Ma lo stesso avviene quando guardiamo il logo di un’impresa, l’ascolto delle note musicali di una canzone, guardare la segnaletica del traffico o udire la sirena dell’ambulanza, tanto per fare ALCUNI Esempi …

Oggi, una persona e sottoposta a migliaia di singolari stimoli linguistici di questo tipo durante il giorno; MOLTI li percepiscono in forma cosciente, ma la grande maggioranza li percepisce in forma non cosciente che DEVE essere elaborata dal nostro cervello.
Potremmo dividere il processo di captare ed elaborare queste informazione in tre steps:

1. Percezione

2. Valorizzazione

3. Risposta

Percezione

Indubbiamente, in tutta la storia dell’umanità, apparteniamo alla generazione che ha la capacità più grande di elaborare informazioni a Livello celebrale, con potere di differenziare soprattutto ad un livello visivo e auditivo.
Man mano che nascono e crescono nuove generazioni acquisiscono una maggiore velocità di percezione dell’informazione.
Una dimostrazione di quanto affermato la ritroviamo nel cinema.

Prendiamo a caso la visione di un vecchio film di John Wayne, una scena qualsiasi d’azione, per esempio una sparatoria. E poi guardate una scena di sparatoria o di inseguimento di macchine di un film odierno. Una qualsiasi scena d’azione di film attuale è piena di successioni rapidissime, di primi piani e di breve durata.

Solo in 3 o 4 secondi si vedranno delle figure diverse:

il volto del protagonista che guida, quella del compagno che grida, la mano sul cambio della macchina, il piede che spinge il pedale, la macchina che schiva pedone, l’inseguitore che slitta, il cattivo che afferra la pistola, che spara dal finestrino, ecc … e OGNI primo piano sarà durato al massimo una decina di secondi.

Le immagini si succedono a tutta velocità e avvengono velocemente come gli spari di una mitragliatrice. Eppure siete in grado di vederle tutte elaborando il MESSAGGIO che contengono.

Adesso rivedete il cinema di John Wayne. Non troverete successioni di scena al ritmo di una mitragliatrice, ma successioni di una scena dalla durata più lunga e con un campo visivo più ampio.

Probabilmente uno spettatore dell’epoca di John Wayne si sarebbe sentito male guardando una attuale pellicola poiché non era abituato ad elaborare tanta informazione visiva in un racconto velocizzato.

Questo è un semplice esempio del bombardamento di informazioni in cui è sottoposto il cervello di ognuno di noi Oggi, RISPETTO a quello di una persona di cinquant’anni fa.
Aggiungeteci tutte le fonti di informazioni che ci circondano, come la televisione, la radio, la musica, l’onnipresente pubblicità, i segnali del traffico, i diversi tipi di abbigliamento che indossano le PERSONE che incrociamo per la strada e che rappresentano ognuna di loro, è un codice linguistico per il tuo cervello, l’informazione che vedete sul cellulare, sul tablet, in internet e inoltre i vostri impegni sociali, le fatture, le preoccupazioni e i desideri che hai programmato di avere, ecc. ecc. …

Si tratta di un’autentica inondazione di informazione che il vostro cervello DEVE elaborare continuamente. Tutto questo con un cervello della STESSA misura e capacità di quello spettatore occidentale che guardava il film di John Wayne cinquant’anni fa.
Per quanto ne sappiamo, SEMBRA che Il nostro cervello abbia la capacità SUFFICIENTE per percepire tali volumi di informazione e comprendere il messaggio associato a QUESTI stimoli.
Il problema quindi non sta lì. Infatti, SEMBRA che Il nostro cervello ne goda poiché ci siamo trasformati in tossicodipendenti degli Stimoli.
Il problema SEMBRA risiedere nella fase che segue.

VALUTAZIONE

Noi ci scontriamo con i nostri limiti perché dobbiamo valutare l’informazione ricevuta, cioè QUANDO arriva l’ora di giudicare e analizzare le implicazioni che comporta.

Questo succede perché non abbiamo il tempo materiale per una piatta VALUTAZIONE profonda di quell’informazione.
Prima che la nostra mente, da sola e con i criteri che le sono propri, possa giudicare in maniera più o meno profonda l’informazione che riceviamo, siamo bombardati da un’ondata di stimoli che ci distraggono e inondano la nostra mente.
E per questa ragione che non arriviamo a valutare nella giusta misura le informazione che riceviamo per quanto importanti siano le implicazioni che comporta.Per Capire meglio tutto questo, utilizzeremo un’analogia sotto forma di una piccola storia.
Immaginiamo una persona molto introversa che passa la maggior parte del suo tempo rinchiusa in casa. Praticamente non ha amici e non intavola relazioni sociali di nessun tipo.
Supponiamo adesso che questa persona vada al Supermercato a comprare una bottiglia di latte e QUANDO va a pagare gli cade per terra e la rompe causando grande scompiglio e macchiandosi i vestiti sotto gli occhi di tutti.
QUANDO questa persona torna a casa, isolata com’è e senza uno stimolo sociale, darà probabilmente un gran valore psicologico a quanto avvenuto al Supermercato.

Si domanderà perché gli è caduto il latte e quale movimento falso abbia fatto perché questo avvenisse; si domanderà se la colpa fosse sua, o della bottiglia che era troppo scivolosa; nella SUA testa analizzerà lo sguardo della cassiera e i gesti i commenti di OGNI cliente; osserverà anche le macchie sui vestiti e tenterà di indovinare ciò che hanno pensato gli altri di lui.

Si sentirà ridicolo e giudicherà tale fatto meramente aneddotico molto più importante di quanto lo SIA stato in realtà. Solo perché quella situazione ridicola al Supermercato sarà il grande avvenimento del giorno o della settimana. E Forse non lo dimenticherà mai per tutta la vita.
Adesso sostituiamo la persona introversa e senza relazioni pubbliche un Modello opposto.

Una persona estroversa che passa tutto il giorno circondata da una gran quantità di PERSONE e di Fatti, interagendo freneticamente con clienti e compagni di lavoro, che parla al telefono, organizza a incontri, compra, vende, fa riunioni, cavalca, si arrabbia e termina la giornata bevendo un bicchiere con gli amici.

Supponiamo che questa persona vada a comprare il latte e, anche a lei cade la bottiglia causando un gran scompiglio e macchiandosi i vestiti.
La sua valutazione dell’accaduto sarà solitamente aneddotica poiché rappresenta un evento in più tra tutti quelli a carattere sociale che sperimenta durante la giornata. E in poche ore se ne sarà dimenticata.

Una persona della Società attuale, assomiglia molto al secondo modello, sottoposta a una grande quantità di stimoli sensoriali, sociali e linguistici.
Per noi, OGNI informazione ricevuta è rapidamente digerita e dimenticata, portata via dalla corrente incessante dell’informazione che entra nel nostro cervello come un torrente.
Perché viviamo immersi nella cultura del “twit”, “il mondo della colomba” OGNI riflessione su questo evento dura 140 caratteri. E questa, è La profondità massima cui arriva la nostra capacità di analisi.

E’ per questa ragione, per la nostra impotenza di valutare e giudicare da soli il volume di informazione al quale siamo sottoposti, quell’informazione che ci è trasmessa, che viene incorporata nell’opinione che dobbiamo avere, cioè quello che dovremmo pensare dopo aver realizzato una approfondita valutazione dei fatti, quindi, chi emette l’informazione risparmia al ricevente lo sforzo di dover pensare.
QUESTO è il procedimento che utilizzano I Grandi Mezzi di Comunicazione e in un mondo di individui autenticamente pensanti sarebbe tacciato di Manipolazione e lavaggio del cervello.

La televisione è un lampante esempio. Guardate un qualsiasi notiziario.
Tutte le notizie di tutte le emittenti sono date in forma tendenziosa in modo che contengano nel testo e nella presentazione, inoltre, l’informazione che viene data, deve generare nello spettatore l’opinione.
Per essere ancora più espliciti: è l’esempio degli onnipresenti incontri politici dove i presenti vengono presentati come “opinionisti”.
La loro funzione è quella di generare l’opinione che noi dovremmo costruire da soli.

Così il bombardamento di informazione continuo e incessante nel nostro cervello ci impedisce di giudicare adeguatamente il valore dei fatti, con un criterio nostro e con i nostri codici.

Ci toglie il tempo che dovremmo avere per soppesare le conseguenze di un avvenimento e lo frammenta in pezzettini da 140 caratteri e lo trasforma in un giudizio breve e superficiale che emettiamo sull’informazione ricevuta.
Riassumendo: ci fanno pensare a delle “notizie” in modo generale e non siamo nemmeno noi un pensarle, ci vengono inculcati dall’informazione che ci danno.

Risposta

Una volta che la valorizzazione personale dei fatti viene ridotta alla minima espressione, entriamo nella fase decisiva del processo, quella che è priva della nostra risposta.
Qui entrano in gioco le emozioni e i sentimenti, il motore di OGNI risposta e l’azione. Frammentando e riducendo il nostro tempo, riduciamo la carica emotiva che associamo all’informazione.

Osserviamo le nostre reazioni: POSSIAMO indignarci molto nel VEDERE una notizia in un notiziario, per esempio lo sgombero forzato di una famiglia senza mezzi, ma DOPO pochi secondi siamo bombardati da un’informazione diversa che porta verso un’altra emozione superficiale e diversa che ci fa dimenticare la precedente.

Per esprimere questo in forma grafica e chiara: la nostra capacità di giudizio e di analisi e pari a un “twit”, la nostra Risposta emotiva è pari a un’emoticon.

E’ qui che sta la chiave di volta.
E qui, rimane disattivata la nostra possibile risposta. Per capire meglio, torniamo all’analogia della persona introversa ed estroversa che rompeva la bottiglia di latte al Supermercato.

– La persona introversa rimane chiusa Nel Suo Mondo che gli ha dato un valore più profondo ai fatti avvenuti al Supermercato che continuerà a rimuginarci sopra più volte.

Non dimenticherà facilmente l’emozione legata al ridicolo che ha provato a quel momento e con molta probabilità esporrà continuamente le proprie emozioni finirà per provare un certo imbarazzo al solo ripensarci.
E’ possibile che non torni per un certo periodo a fare spesa in quel Supermercato, anche se implica il fatto di dover andare più lontano a comprare il latte; arriverà anche a provare repulsione per il luogo e le persone dove si è reso ridicolo.
L’energia emotiva scaturita da questo fatto avrà un’effettiva reazione.

– Invece, la persona estroversa tornerà al Supermercato senza nessun problema poiché quanto accaduto, non avrà una mentale rilevanza emotiva; tuttalpiù arrossirà nel vedere la cassiera o qualche cliente.
La persona estroversa non intraprenderà effettive azioni tangibili che deriveranno dall’accaduto della bottiglia di latte.

Oltre le valutazioni fatte su QUESTI Personaggi inventati, QUESTI esempi ci servono per dimostrare che il bombardamento incessante dell’informazione cui siamo sottoposti finisce con lo sfociare in Una Frammentazione della Nostra energia emotiva e perciò finiamo con l’avere una risposta superficiale o neutra.
E’ una risposta che per il momento in cui viviamo, intuiamo che dovrebbe essere molto più contundente, eppure, non arriviamo a darla questa risposta perché ci manca l’energia sufficiente.

Tutti noi, guardiamo disperati gli altri e ci domandiamo:

“Perché non reagiscono? Perché non reagisco?”

E questa impotenza alla fine diventa una sensazione di frustrazione e di apatia generale. Questa sembra essere la ragione per cui non avviene una rivoluzione, perché per la logica dei fatti dovrebbe essere già scoppiata.
Si tratta quindi di un fenomeno psicologico.

Questo è il meccanismo di base che interrompe ogni risposta della popolazione davanti ai continui abusi che riceve.
E’ la base sulla quale si posizionano tutte le manipolazioni mentali a cui ci sottopongono oggi, e’ il meccanismo psicologico che rende la popolazione docile e sottomessa.

Potremo riassumere il tutto in questi termini:

L’eccessivo bombardamento di informazione ci impedisce di avere il tempo necessario per osare e dare il giusto valore ad ogni informazione ricevuta e quindi, di conseguenza, di associarle alla carica emotiva sufficiente a generare una reazione effettiva e reale.

Cospirazione O FENOMENO SOCIALE?

Non ha importanza se tutto questo fa parte di una grande cospirazione atta a controllarci o se siamo arrivati ​​a questo punto per via dell’evoluzione della società, perché le conseguenze sono esattamente le stesse:

I più potenti faranno il possibile per mantenere questi meccanismi attivi e fomenteranno anche il suo sviluppo secondo le loro solite potenzialità, perché ne ricevono benefici.

Rivelare la verità, in effetti, favorisce questi meccanismi.
Ai più potenti non importa venire a mostrarsi e/o svelare i propri segreti per quanto sporchi e oscuri siano.
Rivelare queste verità occulte contribuisce in gran parte all’aumento del volume d’informazione con il Quale siamo bombardati.
Ogni segreto portato alla luce producono nuove ondate d’informazione che possono essere manipolate e rese tossiche con l’aggiunta di dati falsi, contribuendo alla confusione e al caos dell’informazione e da qui arrivano Nuove ondate secondarie di informazioni che ci stordiscono ancora di più, facendoci sprofondare nell’apatia.

Se combattessimo quest’apatia, frutto della poca energia emotiva con cui cerchiamo di rispondere, con le tremende difficoltà che il sistema ci mette davanti quando è il momento di punire i responsabili, si genererebbero nuove ondate di frustrazione sempre più forti portandoci passo dopo passo alla resa definitiva e alla totale sottomissione.

Non bisogna porsi nessun dubbio: alle persone che ostentano il potere interessa bombardarci con enormi volumi di informazioni per il più superficiali possibili; perché una volta instaurata questa forma d’interazione con l’informazione ricevuta, tutti Noi ci trasformeremo in persone dipendenti da questo incessante scambio di dati.

Il bombardamento di stimoli è una droga per il nostro cervello che ha bisogno sempre più velocità per lo scambio di informazioni, esigendo meno tempo per poterle vagliare.

Succede a noi Tutti: ci costa sempre più fatica leggere un lungo articolo pieno di informazioni strutturate e ragionate. Abbiamo l’esigenza che sia stringato, più veloce, che si legga in una sola riga e che si possa ingerire come una pasticca e non come un lauto pranzo.

Il nostro cervello si e trasformato in un tossicodipendente da informazione rapida, in un drogato avido di continui dati da ingerire pensati e analizzati da un altro cervello in modo che noi non dobbiamo fare il minimo sforzo di postulare una nostra complessa e contraddittoria opinione.
Il fatto è che noi odiamo il dubbio, perché ci obbliga a pensare. Non vogliamo farci domande. Vogliamo solo risposte facili e possibilmente rapide.

Siamo e vogliamo essere antenne riceventi e replicanti di informazioni per diventare meri specchi che riflettono immagini esterne. Gli specchi però, sono piatti e non hanno vita propria, tutto quello che riflettono viene da fuori.
L’essere umano a gran velocità si sta dirigendo verso questo dato di fatto.

Lo permetteremo?

CONCLUSIONE
Tutto quanto e stato scritto, forse non lo avreste voluto leggere.
E’ poco stimolante ed è qualcosa di complicato e farraginoso, ma le complesse realtà non possono essere ridotte in un titolo ingegnoso di twit.
Per intraprendere una profonda trasformazione del Mondo, per iniziare un’autentica rivoluzione che cambi tutto e ci porti verso una Migliore Realtà, dovremmo discendere Nelle Profondità della nostra psiche, Fino alla sala macchine, dove si muovono Tutti i Meccanismi che determinano le Nostre Azioni e i Nostri Movimenti.
E’ lì che sì Risolve l’autentica guerra per il futuro dell’Umanità.
Nessuno ci salverà Facendo dei proclami e delle promesse brillanti da un pulpito, per una società più giusta ed equa. Nessuno ci salverà raccontandoci una verità presunta o rivelandoci i segreti più oscuri dei poteri occulti.Ebbene, abbiamo visto che l’informazione e la verità non sono importanti perché i nostri meccanismi di risposta sono invariati. Dobbiamo Scendere Fino a Loro e ripararli; dobbiamo sapere come funzionano.

E non sarà necessario un complesso corso di psicologia:

da soli, potremmo osservarli con attenzione e ragionamento, per raggiungere il risultato che gli si avvicina di più.

Non si tratta di qualcosa di esoterico o basato su strane credenze dal carattere Mistico, Religioso o New Age. E’ pura logica: non c’è rivoluzione possibile senza una profonda trasformazione della nostra psiche a livello individuale.
 
Perché la nostra mente e programmata dal sistema. Per cambiare quindi il sistema che ci imprigiona, prima lo dobbiamo disinstallare dalla nostra mente.  
Lo faremo?

fonte http://realtofantasia.blogspot.it