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Celiachia e glifosate. -Space.

L’intolleranza al glutine e la Celiachia stanno crescendo in maniera esponenziale in Europa, negli USA e nel resto del mondo tanto da essere in forma epidemica e si stima che il 5% della popolazione Europea e Statunitense siano affette da questa patologia.
Uno studio pubblicato sulla rivista Interdisciplinary Toxicology  mette in discussione l’origine delle malattia che viene definita secondo la medicina ufficiale una malattia autoimmune, i cui effetti sono collegati al consumo di alimenti contenenti glutine una proteina presente nei cereali come frumento, orzo , segale e avena. Lo studio sostiene che un maggior uso del diserbante a base di glifosate, conosciuto principalmente con il nome commerciale di Roundup, nella coltivazione dei cereali e non solo, potrebbe essere la causa della crescita dei casi di celiachia, intolleranza al glutine, ma anche della sindrome dell’intestino irritabile.

I ricercatori suggeriscono che il glifosato, il principio attivo dell’erbicida Roundup, può essere il fattore principale che causa questa epidemia.
Secondo gli autori, la malattia celiaca è associata a squilibri nei batteri intestinali che possono essere completamente spiegati dagli effetti noti del glifosato sui batteri intestinali, tra cui la riduzione dei Lactobacilli e dei Bifidobateri da un lato e da una sovracrescita del C. difficilis e Desulfovibrio dall’altro come riportato in tabella 1.

Tabella 1: Distruzione dei batteri intestinali

Effetto del glifosate Disfunzione Conseguenze
Riduzione Bifidobatteri Compromessa scomposizione del glutine Anticorpi antitranglutaminasi
Riduzione Lactobacilli Compromessa scomposizione dei fitati

Riduzione selenoproteine

Chelazione dei metalli

Malattia autoimmune della tiroide

E. coli anaerobici Tossicità indolo Tossicità renale
Sovracrescita C. difficilils Tossicità p-Cresolo Tossicità renale
Sovracrescita Desulfovibrio Idrogeno solforato Infiammazione

Un recente studio sull’ esposizione al glifosato nei pesci carnivori ha rivelato notevoli effetti negativi in tutto il sistema digerente (Senapati et al. , 2009 ). L’attività di proteasi, lipasi, amilasi sono tutti diminuiti in esofago, stomaco e nell’intestino di questi pesci in seguito all’esposizione al glifosato. Gli autori hanno anche osservato “distruzione delle pieghe delle mucose e disordine di struttura dei microvilli” nella parete intestinale, insieme ad una secrezione esagerata di mucina in tutto il tratto gastrointestinale. Queste caratteristiche ricordano molto la celiachia.

I peptidi del glutine nel grano sono idrofobici e quindi resistenti alla degradazione gastrica, pancreatica e alla proteasi intestinale (Hershko e Patz, 2008 ). Pertanto, l’evidenza di questo effetto sui pesci suggerisce che il glifosate può interferire con la riduzione delle proteine complesse nello stomaco umano, lasciando grandi frammenti di glutine nell’intestino umano che poi innesca una risposta autoimmune, portando a difetti nel rivestimento del tenue che sono caratteristici di questi pesci esposti al glifosato e dei pazienti celiaci.
Altre caratteristiche della malattia celiaca sono la riduzione di molti enzimi citocromo P450, che agiscono nella detossificazione di tossine ambientali, nell’attivazione della vitamina D3, nel catabolismo della vitamina A e nel mantenere la produzione di acidi biliari e fonti di solfato nell’intestino e, secondo gli autori dello studio, il glifosato è noto per inibire gli enzimi citocromo P450.

Anche carenze di ferro, cobalto, molibdeno, rame e altri metalli rari associati alla malattia celiaca possono essere attribuiti alla forte capacità di glifosato di chelare questi elementi. Analogamente, deficit di triptofano, tirosina, metionina e selenometionina associati alla malattia celiaca corrispondono alla capacità nota del glifosato di esaurire questi aminoacidi. I ricercatori sottolineano inoltre che i pazienti con malattia celiaca presentano un rischio più elevato di sviluppare il Linfoma non-Hodgkin, malattia che è stata anche associata all’esposizione al glifosato. Inoltre, essi sostengono che problemi riproduttivi associati alla malattia celiaca, come l’infertilità, aborti e la nascita di bambini con malformazioni possono essere spiegati dal glifosato.

Tutti i noti effetti biologici del glifosato (inibizione del citocromo P450, interruzione della sintesi di acidi aromatici amminoacidi, chelazione di metalli di transizione e azione antibatterica) contribuiscono all’insorgere della patologia della malattia celiaca, afferma il documento.
Gli autori riportano nelle seguenti tabelle gli effetti del glifosate e le relative disfunzioni e conseguenze.

Tabella 2: Chelazione dei metalli di transizione

Effetto del glifosate Disfunzione Conseguenze
Carenza di cobalto Carenza di cobalamina

Ridotta metionina

Elevata omocisteina

Malattie neurodegenerative

Errata sintesi proteica

Patologie cardiache

Carenza di molibdeno Inibizione solfito ossidasi

Inibizione xantino ossidasi

Scarso apporto di solfati

Danno al DNA-cancro

Teratogenesi

Anemia megaloblastica

Carenza di ferro Anemia

 

Tabella 3: Inibizione citocromo P450

Effetto del glifosate Disfunzione Conseguenze
Inattivazione vitamina D3 Insufficiente metabolismo del calcio Osteoporosi – cancro
Catabolismo dell’acido retinoico Soppressione della transglutaminase Teratogenesi
Sintesi acidi biliari Insufficiente metabolismo dei grassi

Insufficiente apporto di solfati

Malattie della cistifellea, Pancreatite
Detossificazione xenobiotici Aumentata sensibilità alle tossine

Inadeguato metabolismo dell’indolo

Malattie del fegato

Anemia macrocitica

Malattie renali

Riduttasi dei nitrati Costrizione venosa Trombosi

Tabella 4: soppressione della via dello Schikimato

Effetto del glifosate Disfunzione Conseguenze
Carenza di triptofano Recettori ipersensibili a insufficiente apporto di serotonina Depressione, nausea, diarrea

L’utilizzo del diserbante glifosate nella coltivazione del grano
Il diserbante glifosato viene impiegato nella preparazione del letto di semina del grano e di recente è stato anche ammesso l’uso come disseccante totale nel trattamento pre raccolta tra i sette e i quattordici giorni dalla raccolta per provocare l’indurimento della granella soprattutto nelle annate piovose o se coltivato in zone con clima freddo.
I ricercatori hanno riferito che i residui di glifosato nel grano e in altre colture sono aumentati notevolmente negli ultimi anni grazie a questa pratica della essiccazione delle colture con il veleno per facilitare la raccolta e che ha aumentato l’esposizione della popolazione al veleno attraverso il cibo. Richiamano inoltre l’attenzione sul fatto che dal 2001, l’uso del glifosato in agricoltura è aumentato esponenzialmente a causa della diffusione di colture OGM Roundup Ready, ovvero resistenti al diserbante in questione.

L’uso del diserbante glifosate è vietato nel disciplinare di coltivazione del metodo biologico.

Figura 1: preparazione del letto di semina con diserbante glifosate

Celiachia e cofattori
Altri cofattori che intervengono nell’aumento dei casi di celiachia oltre a un sempre crescente utilizzo del diserbante glifosate potrebbero essere l’utilizzo di concimi chimici a base di nitrati che tendono ad aumentare la percentuale proteica e quindi di glutine nella farina ed anche il fatto che a partire dagli anni 60 i grani sono stati irraggiati per aumentare la produttività e quindi sono stati selezionati grani “nanizzati” ad alto rendimento che hanno bisogno di un maggior numero di trattamenti con pesticidi chimici di sintesi tra cui diserbanti, fungicidi e insetticidi, trattamenti che sono vietati nel metodo biologico.

Conclusioni
In base ai dati riportati nell’articolo  è molto probabile che la celiachia abbia origine dall’utilizzo del diserbante e/o disseccante totale glifosate e dalla relativa ingestione di residui più che dalla presenza di glutine nella farina stessa e che l’intolleranza al glutine sia una conseguenza piuttosto che la vera causa della malattia. Pertanto nella maggior parte dei casi, soprattutto quando viene esclusa la sua origine genetica, si può prevenire nutrendosi con farine ed alimenti coltivati con il metodo biologico. Interessanti e gustosi sono pane e pasta prodotti con grani antichi coltivati in Italia fino agli anni ‘60 circa e ora riscoperti, che non sono stati irraggiati e che si sviluppano con uno stelo alto un metro e mezzo circa per cui non hanno bisogno di diserbanti né di fungicidi e vengono coltivati con il metodo biologico mantenendo il profumo del pane e della pasta di una volta.

Autore: D.ssa Silvia Franzini

Il Secondo Cervello – La pancia sente, agisce e ricorda più della testa – Nis

La chiave di stress, ansia e tensione è nella pancia.

Qui, infatti, si trova un vero e proprio secondo cervello, con importanti funzioni che si riflettono sull’intero organismo che regola le emozioni, i ricordi e il piacere.
A lungo l’intestino e’ stato considerato una struttura periferica, deputata a svolgere funzioni marginali.

La verità è che la nutrizione influenza il nostro pensiero e la nostra mente inconscia in una proporzione addirittura del 90%!

Oltre a mostrare un collegamento diretto con lo sviluppo di quasi tutte le malattie.
“Sappiamo che, per quanto il concetto possa apparire inadeguato, il sistema gastroenterico è dotato di un cervello. Lo sgradevole intestino è più intellettuale del cuore e potrebbe avere una capacità “emozionale” superiore. È il solo organo a contenere un sistema nervoso intrinseco in grado di mediare i riflessi in completa assenza di input dal cervello o dal midollo spinale.

Basi scientifiche

Lo afferma Michael D. Gershon, esperto di anatomia e biologia cellulare della Columbia University, “Basti pensare che l’intestino, pur avendo solo un decimo dei neuroni del cervello, lavora in modo autonomo, aiuta a fissare i ricordi legati alle emozioni e ha un ruolo fondamentale nel segnalare gioia e dolore.
Insomma, l’intestino è la sede di un secondo cervello vero e proprio. E non a caso le cellule dell’intestino – spiega l’esperto americano ‐ producono il 95% della serotonina, il neurotrasmettitore del benessere”.

La fonte della felicità

Nella pancia troviamo infatti tessuto neuronale autonomo. E non a caso le cellule dell’intestino – aggiunge Gershon – producono il 95% della serotonina, il neurotrasmettitore del benessere. L’intestino rilascia serotonina in seguito a stimoli esterni, come immissione di cibo, ma anche suoni o colori. E a input interni: emozioni e abitudini.” Studi su cavie geneticamente modificate, ma anche in vitro, ‘hanno dimostrato l’esistenza di un asse pancia-testa. Per Gershon e’ la prima a dominare, almeno in certi campi.

 serotonina

APPROFONDIMENTO SULLA SEROTONINA

La serotonina è coinvolta in numerose e importanti funzioni biologiche: ciclo sonno-veglia, desiderio sessuale, senso di fame/sazietà, umore e peristalsi.
Avere un livello di serotonina bassa può comportare disturbi dell’umore, problemi di natura sessuale, problemi a dormire, problemi a defecare, accentuare l’ansia e contribuire a stati depressivi.
La serotonina interviene nel controllo dell’appetito e del comportamento alimentare, determinando una precoce comparsa del senso di sazietà, una minore assunzione di carboidrati a favore delle proteine e una riduzione, in genere, della quantità di cibo ingerita. Non a caso, molte persone che lamentano un calo dell’umore (ad esempio una depressione pre-mestruale, vedi sindrome pre-mestruale) avvertono un bisogno importante di dolci (ricchi di carboidrati semplici) e cioccolato (contiene e favorisce la produzione di serotonina, perché ricco di zuccheri semplici, oltre che di sostanze psicoattive). ]

 

Foto: Nella Pancia un “Secondo Cervello” Chiave EmozioniLa chiave ...

Il nostro potere è nella pancia

La quantità di messaggi che il cervello addominale invia a quello centrale e’ pari al 90% dello scambio totale, sostiene il ricercatore.
Per la maggior parte si tratta di messaggi inconsci, che percepiamo solo quando diventano segnali di allarme e scatenano reazioni di malessere. “Quanti – dice – hanno sperimentato la sensazione delle “farfalle nello stomaco” durante una conversazione stressante o un esame?. E’ solo un esempio delle emozioni della pancia, come nausea, paura, ma anche dolore e angoscia.
Il sistema nervoso enterico comunica con quello centrale. E quando l’intestino soffre, ad esempio per la sindrome del colon irritabile, la persona ne risente anche a livello psichico.” I bambini che soffrono di colon irritabile da piccoli, hanno la quasi certezza di soffrire anche da grande, di ansia e/o depressione.

 

Conflitti emotivi

Il cervello di sotto quindi, non è solo legato alle reazioni al cibo ingerito, ma può pensare, prendere decisioni, provare sensazioni autonomamente da quello di sopra, come insegna la neurogastroenterologia, vedi la colite, l’ulcera, i bruciori di stomaco ecc. che sono proprio malattie causate dallo stress (emozioni forti, non digerite) ed i mediatori con causali sono poi i batteri che si mutano perché le condizioni del terreno intestinali di pH sono variate.

 

Massagiare la pancia, respirazione addominale ed esercizio fisico

esercizio fisicoDiversamente dai neuroni contenuti nella scatola cranica, quelli sparsi in tutto il resto del corpo possono essere “massaggiati”, sia con il vero massaggio che stimola i corpuscoli tattili e i recettori fibro muscolari e tendinei, sia con il movimento. Inoltre i centri nervosi viscero-addominali possono essere stimolati col respiro addominale (non toracico), come insegnano tutte le discipline orientali.

 

Alimentazione corretta, meditazione e integrazione dei conflitti

... è disordine mentale? Depressione e cambi d’umore i sintomi

Dunque stress e ansia pesano sull’intestino e ne alterano il funzionamento. Ma e’ vero anche il contrario: dieta e disordini intestinali sono collegati a variazioni dell’umore.
Insomma:

nella pancia c’e’ un cervello che assimila e digerisce non solo il cibo, ma anche informazione ed emozioni che arrivano dall’esterno.

E che copre un’area vasta: il tessuto intestinale srotolato ha dimensioni di 200-250 metri quadri, ed e’ abitato da 10.000 miliardi di cellule batteriche. Per trattare i disturbi di funzionali del tratto gastroenterico varie tecniche di meditazione si sono dimostrate utili.
Bisogna avere quindi l’alimentazione sana (senza latticini, molte verdure, molta frutta, poche proteine animali) e combinare in maniera corretta gli alimenti.
Per il risolvimento dei conflitti sono molto utili il Rebirthing, Hoponopono e EFT.

Meditazione: "Una guida completa per meditare"

fonte:http://compressamente.blogspot.it

RICETTE CRUELTY FREE: Panelle siciliane -H.M.

Le ricette cruelty free sono dette così perchè sono naturali e prive di crudeltà verso gli animali.

Sono piatti gustosi vegani da gustare e capire che non abbiamo bisogno di aggiungere altro, perchè sono buonissimi!!!

Le panelle (ovvero frittelle di farina di ceci) sono uno dei piatti più popolari della cucina siciliana, o meglio, di Palermo.Facilissime da realizzare, richiedono l’uso di pochissimi ingredienti farina di ceci e olio di semiper friggere. A piacere potete aggiungere un po’ di pepe.

Ingredienti per 4 persone:

– 200 gr di farina di ceci

– 1/2 litro di acqua

– olio di semi di girasole per friggere

– prezzemolo o semi di finocchio

– sale e pepe qb

Preparazione

In una pentola fate sciogliere a freddo 200 grammi di farina di ceci in mezzo litro di acqua salata, facendo attenzione che non si formino grumi. Aggiungete un po’ di pepe e mettete sul fuoco a fiamma bassissima mescolando continuamente.Tenete sul fornello per circa 15 minuti, o fino a quando l’impasto non inizierà a staccarsi dalle pareti della pentola.A questo punto, versate rapidamente il composto di ceci su una superficie liscia e bagnata (come ad esempio un tavolo di marmo o di legno) e spianatelo con un coltello in modo da renderlo il più sottile possibile.Lasciate raffreddare la pasta per qualche minuto, poi tagliatela in rettangoli; fatto questo, scaldate in una padella abbondante olio di semi e fatevi soffriggere le panelle fino a quando non saranno leggermente dorate.Potete mangiarle così oppure metterle all’interno di un morbido panino. Comunque sia, il risultato sarà ottimo!

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In alternativa, per renderle più leggeri potete provare a cuocere le panelle al forno!

Tipi di latte vegetale: Alternative al latte vaccino -H.M.

Premessa:

Nessun tipo di latte, vegetale o animale, è nutrizionalmente indispensabile all’uomo (ad eccezione del latte materno per il lattante).Dovrebbe consolidarsi quindi il concetto che il latte è un alimento non essenziale dopo lo svezzamento, e come tale va consumato: in piccole quantità, se gradito.Tutti i tipi di latte vegetale possono essere utilizzati per una colazione tradizionale, e come alternativa al latte vaccino nella preparazione dei cibi e dei dolci. Come per il latte vaccino, il consumo dovrebbe essere moderato (125-250 cc al giorno). Sempre meglio consumarli al naturale, cercando di limitare i prodotti con aggiunta di sostanze aromatizzanti dolci. I vari tipi di latte vegetale sono ormai facilmente reperibili anche nei supermercati, ma vanno acquistati solo quando vi sia la garanzia della provenienza biologica. Le varie marche possono poi differire nel gusto e vanno quindi provate. Va perciò controllata l’etichetta, sia per verificare l’origine biologica del prodotto, che per valutare l’eventuale presenza di grassi aggiunti (solitamente assenti nel latte di soia e in quello di mandorle). E’ preferibile poi scegliere le marche con minor contenuto di sale (sodio).

I vari tipi di latte vegetale sono privi di colesterolo, lattosio e caseina. Costituiscono quindi una valida alternativa al latte vaccino anche in chi, non-vegetariano, ha problemi di intolleranza al lattosio, allergia alla caseina, allergie varie, infezioni respiratorie frequenti, e abbia fattori di rischio di arteriosclerosi, perché in essi i grassi animali contenuti nel latte vaccino sono presenti in quantità molto ridotte.

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Il latte vaccino, dovendo servire ai vitelli, che hanno una velocità d’accrescimento fisico notevolmente superiore a quell’umana (raddoppiano il proprio peso dopo appena 47 giorni dalla nascita, mentre il neonato umano lo raddoppia in 180 giorni), contiene dal 3,5% al 5% di proteine, contro l’1,2% del latte umano. Tale notevole quantità di proteine nel latte di mucca costituisce, quindi, un’autentica overdose proteica per un essere umano. Si è così accertato che quando le proteine superano il normale fabbisogno del mammifero che assume un determinato latte, l’eccesso determina un sovraccarico per il fegato e le reni, che hanno il compito di eliminare i prodotti del metabolismo proteico. Il latte umano, al contrario di quello vaccino, garantisce al neonato la massima prevenzione dalle allergie e dalle infezioni. I medici hanno riscontrato che oggi il giovane americano, alla visita di leva, ha già terminato la crescita ossea, cosa che solo venti anni fa succedeva sei – sette anni più tardi. Questo avviene perché sono alimentati fin dalla nascita con latte non specifico e con altri cibi iperproteici. Tra l’altro ogni alimento ha valore nutritivo per la sua capacità di essere assorbito dal nostro organismo, non solo per la quantità di sali minerali, vitamine o proteine in esso contenuto. 

Il calcio tanto reclamizzato nel latte vaccino è in genere male assorbito dall’uomo, perché è associato con una percentuale (relativamente) troppo alta di fosforo (fattore inibente) e alla caseina. Nonostante ciò, nei paesi occidentali “sviluppati” mangiamo così tanto da riuscire a fare un’overdose quotidiana di calcio, il quale va a depositarsi sulle pareti delle arterie – provocando, insieme al colesterolo, l’indurimento delle stesse – oppure forma calcoli renali, o si accumula nelle articolazioni, dando vita a manifestazioni artritiche. Il cinese medio assume appena 15 mg di calcio al giorno, eppure ha meno carie e osteoporosi dell’americano medio, che ne ingurgita ben 800 mg. Bambini affetti da otiti, tracheiti, catarri a ripetizione sono rientrati nella norma sopprimendo i latticini ed in particolar modo lo yogurt. L’insonnia dei neonati è di solito da addebitare alla somministrazione di latte vaccino. Latticini e formaggi sono legati alle malattie della civiltà: insorgere di tumori, cisti, fibromi, cancro all’apparato riproduttivo femminile (seno, utero, ovaia), infezioni all’apparato uro – genitale (cistiti e candida, molto diffusa tra le giovani americane), malattie del sistema cardiocircolatorio (arteriosclerosi, trombi, infarti…) a causa dell’enorme quantità di grassi saturi; connessione diretta con le più svariate forme d’allergia sia alimentare che della pelle e dell’apparato respiratorio (asma, raffreddore da fieno), abbassamento delle difese immunitarie, problemi del sistema digerente (diarrea, stitichezza, per la mancanza di fibre).

Se non sono ancora state sufficienti tutte le informazioni e le considerazioni esposte facciamo un’altra riflessione: Il latte è un alimento per i cuccioli di quella particolare specie animale che, proprio per questa caratteristica, si differenzia da tutte le altre: i mammiferi. Ebbene, non esiste alcun mammifero che, arrivato all’età adulta nella quale è in grado di nutrirsi da solo, continui ad assumere il latte. Solo l’uomo continua a bere latte e non usa nemmeno il proprio, ma quello di altre specie. Se esistono delle leggi in natura, qualcuno sicuramente sta sbagliando trascurando il fatto che le leggi naturali, contrariamente da quelle umane, non ammettono deroghe. Infine, esaminando lo sviluppo del cucciolo uomo, vediamo che ad un certo punto cominciano a spuntare i primi denti. La comparsa dei denti sta a significare che nel corpo di quell’esserino (e soprattutto nel suo apparato digerente) hanno avuto inizio le varie trasformazioni che lo condurranno gradatamente all’alimentazione dell’adulto. Da quel momento, l’importanza del latte (quale alimento unico) cessa, e anche la sua importanza quale alimento basilare diminuisce man mano che lo svezzamento procede e terminerà verso la fine del secondo anno di vita, quando sarà completata la sua prima dentizione, che viene appunto chiamata “da latte”: termina cioè quando il bambino ha i suoi venti denti caduchi. Il latte diventa allora un alimento secondario e anche la sua importanza come tale finirà per scomparire allorchè il ragazzo, versi i quattordici anni, avrà i primi 28 denti della sua dentatura permanente. A partire da quell’epoca egli potrà veramente alimentarsi come l’adulto e IL MAMMIFERO ADULTO NON SI CIBA DI LATTE.

DA CONSIDERARE CHE CI VIEN MOSTRATO QUESTO:

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QUANDO LA REALTA’ E’ BEN DIVERSA:

Mrten mucca e vitellino

La prima foto è la mungitura che avviene negli allevamenti dei bovini da latte.

Non credete mica ancora alla favoletta del pastore che munge la mucca in un prato verde per riempire milioni e milioni di bottiglie di latte vero?

La seconda foto è stata scattata in un allevamento dove madre e figlio sono stati separati OVVIAMENTE perchè il vitellino non beva il latte della mamma. Ma nonostante questo, tentano per il loro forte istinto d’amore incondizionato, di darsi affetto anche attraverso le sbarre di ferro. La mucca è l’animale più protettivo verso il proprio cucciolo ed entrambi con dolore per giorni e giorni si chiameranno, ma non potranno mai più stare insieme, il piccolo viene nutrito con latte in polvere e poi a 6 mesi verrà ucciso se maschio, o se è femmina verrà trattata come una macchina, come lo è la madre. Questo è quello che facciamo noi esseri “umani” agli animali, perché beviamo il latte vaccino e perché mangiamo le carni tenere del piccolo vitello. Riflettete su queste immagini.

Tornando al latte… Le alternative ci sono, come abbiamo detto prima e quindi:

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LATTE DI SOIA:

Va premesso che tutti i prodotti a base di soia, e quindi anche il latte di soia, devono essere biologici, altrimenti è molto probabile possano contenere soia geneticamente modificata (OGM).

Il latte di soia costituisce una valida alternativa al latte vaccino, soprattutto in chi abbia fattori di rischio di arteriosclerosi, perché la soia riduce il colesterolo-LDL. Nei maschi avventisti che consumano latte di soia è stata riscontrata una ridotta incidenza di tumore della prostata. Per contro, l’effetto protettivo della soia nella prevenzione dei tumori femminili e dell’osteoporosi è ancora controverso.

Nutrizionalmente simile al latte vaccino, è il latte vegetale meno calorico e il più ricco di proteine: queste si trovano in quantità sovrapponibile a quella del latte vaccino e sono di buon valore biologico. Il latte di soia ha però un contenuto di grassi nettamente inferiore a quello del latte intero e di poco superiore a quello del latte parzialmente scremato. Si tratta prevalentemente di grassi poliinsaturi, compresi omega-3, mentre i grassi saturi sono molto ridotti. Esso inoltre contiene fibre, vitamine A, E, B, minerali: tra questi, il ferro è presente in quantità doppie rispetto al latte vaccino, mentre le preparazioni addizionate di calcio contengono un quantitativo di calcio paragonabile a quello del latte vaccino.

LATTE DI RISO:

Il latte di riso, ricco di zuccheri semplici, fornisce energia prontamente disponibile. La minor quantità di proteine di questo latte sicuramente non è un problema nell’ambito di una dieta vegetariana-vegana equilibrata, perché il fabbisogno proteico viene comunque garantito da altri cibi. Può quindi essere utilizzato al posto o in aggiunta al latte di soia, se il gusto è preferito. E’ per contro il latte meno grasso, contiene prevalentemente grassi poliinsaturi, nonché fibre, vitamina A, B, D, minerali.

Il latte di riso in commercio contiene sempre oli aggiunti, solitamente di girasole. Attenzione però alla presenza di olii vegetali non meglio specificati. Va pure controllato sull’etichetta che l’olio di girasole sia spremuto a freddo e di origine biologica.

LATTE DI AVENA:

Anche il latte di avena è una valida alternativa al latte vaccino, soprattutto in chi ha problemi di arteriosclerosi, perché l’avena riduce il colesterolo-LDL. E’ un latte poco calorico e con un limitato contenuto di grassi, prevalentemente poliinsaturi, mentre contiene fibre, vitamina E e acido folico.

Ricco di zuccheri semplici, fornisce energia prontamente disponibile. Come per il latte di riso, la minor quantità di proteine di questo latte sicuramente non è un problema nell’ambito di una dieta vegetariana-vegana equilibrata, perché il fabbisogno proteico viene comunque garantito da altri cibi. Può quindi essere utilizzato al posto o in aggiunta al latte di soia, se il gusto è preferito.

Il latte di avena in commercio contiene sempre oli aggiunti, solitamente di girasole. Attenzione però alla presenza di olii vegetali non meglio specificati. Va pure controllato sull’etichetta che l’olio di girasole sia spremuto a freddo e di origine biologica.

E tanti altri… Sono buonissimi!!

Perchè non provarli e cercare di far meno male alle creature indifese?

Alimentazione all’Expo 2015 -H.M.

QUESTA NON E’ UNA BUFALA, E’ UN VIDEO UFFICIALE DELL’EXPO 2015 (che si terrà a Milano dal primo maggio al 31 ottobre 2015)
L’EXPO E’ (UNA GRANDE SPESA DI SOLDI) UN EVENTO SULL’ALIMENTAZIONE E LA NUTRIZIONE.
CONDIVIDETE E PER FAVORE RISPONDETE QUI SOTTO COSA NE PENSATE.
SCRIVETE SE DIVENTERETE COME NOI “STRANI” E ABOLIRETE ANIMALI DALLE TAVOLE OPPURE SE ACCETTERETE DI MANGIARE QUEL CHE VI PROPORRANNO (COME GIA’ FATE).

Gomasio, un’alternativa sana al sale!!! -H.M.

Qualcuno potrebbe domandarsi:
perché cercare alternative al sale? 

Il sale è presente in dosi eccessive in qualsiasi cibo confezionato (sia esso salato o dolce: le merendine confezionate ne contengono moltissimo), negli insaccati, e nei prodotti di gastronomia ; non bastasse questo a tavola se ne fa un uso sconsiderato, se si pensa che gli alimenti in natura  presentano un perfetto equilibrio di sapori e nutrienti. Si arriva ad utilizzare il sale come una vera e propria droga, sostanza senza la quale nulla sembra avere ‘sapore’.
E tutto questo accade nonostante studi di ogni estrazione e provenienza mettano in evidenza la relazione tra il consumo di questo ‘non alimento’ e l’insorgenza di patologie croniche e degenerative.

GOMASIO : GOMA + SHIO

L’etimologia rivela gli ingredienti di questo ‘condialimento’ giapponese:
“goma” significa sesamo mentre “shio” significa sale.
Nella sua ricetta base è quindi composto da semi di sesamo tritati insieme a sale marino integrale dopo che entrambi sono stati tostati.
Il rapporto sesamo-sale marino integrale può variare a seconda dei gusti e delle esigenze da un minimo di 6 parti a 1 a un massimo di 20 parti a 1.
Noi suggeriamo a una proporzione elevata, da 16 in su, avendo intrapreso ormai da tempo la ‘disintossicazione’ da sale.. Uno dei regali più belli che si riceve quando ci si libera di una sostanza dannosa è la (ri)scoperta di tutto ciò che questa sostanza con la sua presenza impediva di assaporare. Riducendo il sale è possibile scoprire sapori e sfumature prima apparentemente impercettibili.

GOMASIO E SUO UTILIZZO IN CUCINA

Potete usare il gomasio in tutte quelle pietanze in cui usereste il sale. Trattandosi di un condimento non va comunque utilizzato in eccesso. 

E’ ottimo nelle insalate, su minestre e vellutate, nei cereali cotti (zuppe di farro, di riso, d’orzo). E’ ottimo anche coi legumi e sulla pasta. Perfetto per le verdure bollite o grigliate, ma anche su verdure al forno. Insomma, praticamente sta bene ovunque.. con un po’ di fantasia!


PROPRIETA’ ED INDICAZIONI

In macrobiotica non è solo un condimento, ma ha anche specifiche funzioni curative. Molte di queste derivano dalle proprietà del sesamo.
Ad esempio stabilizza il livello di sodio e potassio nel sangue e aiuta a regolare la funzione intestinale. 
Il seme di sesamo di per sé è un alimento altamente nutritivo, globale ed equilibrato, a causa non solo di alto contenuto di grassi e di proteine e basso contenuto di carboidrati, ma la qualità assoluta di grassi e proteine in esso contenuti. In un piccolissimo seme troviamo: proteine, vitamine, specie D ed E, calcio (in quantità sensibilmente superiori a quelle presenti nel latte vaccino), grassi insaturi, calcio, fosforo, ferro e zinco. Tutte sostanze fondamentali per il buon funzionamento e la rigenerazione del sistema nervoso.
Nel sesamo sono presenti tre antiossidanti naturali: sesamina, sesamolina e sesamolo. È stato dimostrato che sesamina e sesamolina hanno un ruolo attivo nel controllo dei livelli di colesterolo nel sangue prevenendo le patologie cardiovascolari come l’arteriosclerosi. Infine la sesamina tutela il fegato dai danni derivanti da ossidazione. 
Grazie al suo importante apporto calorico, il gomasio è ottimo per integrare diete che non prevedono l’utilizzo di carne e dei suoi derivati. 
Come  sostituto del sale in diete che richiedono una tassativa restrizione di cloro e sodio: ipertensione o disfunzioni ai reni (come calcoli renali, renella). Ma anche come integratore nel caso di diete eccessivamente severe in cui non vengono apportate quantità sufficienti di sodio e oli vegetali.


Utile per esaurimento nervoso, affaticamento, patologie del nervo sciatico, osteoporosi, il gomasio è pure un ottimo nutriente, ben assimilabile e digeribile. 


E poi fatevelo dire… il gomasio è gustosissimo! 

RICETTE CRUELTY FREE : Burger di patate e ceci -H.M.

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Le ricette cruelty free sono dette così perchè sono naturali e prive di crudeltà verso gli animali.

Sono piatti gustosi vegani da gustare e capire che non abbiamo bisogno di aggiungere altro, perchè sono buonissimi!!!

Ingredienti per 2-3 persone:

2 patate bollite
60g di ceci
1 cucchiaino di paprika dolce
Sale rosa(oppure quello che preferite)
Olio extravergine di oliva
Prezzemolo
2 cucchiai di latte di riso
Pepe
Acqua q.b

Preparazione:
Lasciate in ammollo i ceci per una notte intera. L’indomani cuocete i ceci in abbondante acqua bollente. In una terrina aggiungete le patate, la paprika, due pizzichi di sale, due pizzichi di pepe e schiacciate il tutto con una forchetta.
Frullate i ceci(cotti)nel mixer alla massima potenza per 2 minuti(dovete ricavare una purea).Trasferire la purea di ceci nella terrina e aggiungete un cucchiaino di prezzemolo, il latte e amalgamate il tutto con cura.Realizzate i vostri burger con le mani.Lasciate riposare in frigo per 15 minuti.

Cottura:
Forno: 200° per 15 minuti.
Servite in base alla vostra fantasia.
Buon appetito!

GELATINA? COS’è? -H.M.

La gelatina è la componente primaria delle caramelle gommose e di moltissime altre “prelibatezze”, come i dolciumi da pasticceria, è totalmente insapore ma viene usata per la sua consistenza gommosa.
Deriva dal tessuto connettivo degli animali, è composta quasi del tutto da proteine e viene estratta dagli scarti più “impresentabili” come pelle, cartilagini, tendini, teste, zampe, ossa ecc.
Come per caglio, formaggio, insaccati, cocciniglia e tante altre cose, ovviamente l’orrore dal quale deriva questa immondizia disgustosa e immorale non viene esplicitamente reso noto, anzi viene presentata sotto forma di giocosi, divertenti, colorati, allegri e morbidosi dolcetti per i bambini, e di conseguenza quasi nessuno sa cosa sia veramente… magari fossero semplicemente “zuccheri”!

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I produttori di queste schifezze ingannano la popolazione con canzoncine orecchiabili e colori sgargianti, inducendoli a infilare cose indicibili (e malsane) nella propria bocca e in quella dei propri piccoli. Non fatevi fregare e informate più che potete.
Se negli ingredienti leggete “gelatina” o “e441”, è animale sicuramente, la via decente esiste ed è la gelatina vegetale, si chiama pectina e viene riportata con questo nome, controllate sempre.

RICETTE CRUELTY FREE: Ragù Bolognese Vegano con il Seitan -H.M.

Le ricette cruelty free sono dette così perchè sono naturali e prive di crudeltà verso gli animali.

Sono piatti gustosi vegani da gustare e capire che non abbiamo bisogno di aggiungere altro, perchè sono buonissimi!!!

Il ragù alla bolognese è il sugo per eccellenza, l’ingrediente fondamentale nella preparazione di gustosi piatti della tipica cucina italiana, come le lasagne al forno, i cannelloni ripieni o la pasta.

Il termine “ragù” è diventato sinonimo di “Ragù alla bolognese”, ma ricordiamoci che esistono degli altri tipi di ragù, tra cui il più famoso ragù napoletano.

Il ragù, condimento ricco, saporito e profumato, conosce anche un’alternativa vegana, altrettanto gustosa quanto l’originale di carne di manzo e maiale.

Preparare il ragù vegan è un gioco da ragazzi.

Vi invito a preparare un piatto a base di ragù e servitelo ai vostri amici ignari, rimanendo quindi in attesa di opinioni incondizionate! Scriveteci poi qui sotto come è andato l’esperimento!

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

  • Passata di pomodoro, 250 ml;
  • Seitan, 180 g  (Si acquista in negozi o supermercati reparto bio)
  • Soffritto (1 cipolla, 2 carote, 3 gambi di sedano, Aglio);
  • Alloro, 3-4 foglie;
  • Basilico, qb;
  • Sale, qb;
  • Olio, qb;
  • Zucchero, q.b.;

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PREPARAZIONE

  • Preparate il soffritto: Mondate e tritate sedano, carota, aglio e cipolla;
  • In una casseruola capiente versate l’olio di oliva e soffriggetevi il trito a fiamma medio-bassa. Lasciare dorare per 10 minuti. Girare dolcemente per non far bruciare;
  • Tritate il seitan in pezzetti piccoli , e buttatelo nella casseruola. Mescolare. Aggiustare di sale. Lasciar cuocere per 10 minuti;
  • Aggiungere la passata di pomodoro e alloro. Regolare la fiamma in maniera tale che il sugo mantenga un leggero ma costante bollore;
  • Aggiungete un pizzico di zucchero, aiuterà a contrastare l’acidità del pomodoro;
  • Per non sprecare passata di pomodoro, prendete la bottiglia o il flacone vuoto riempitela con metà acqua, chiudetela con il suo coperchio e shackerate. Avrete l’acqua “saporita” che vi servirà ad allungare il sugo durante la cottura;
  • Cuocere a fiamma bassa e con coperchio per minimo 1 ora o 3 ore, dipendentemente dalla morbidezza che vorrete raggiungere;
  • Durante la cottura il sugo tenderà ad asciugarsi, mescolate di tanto in tanto aggiungendo quindi la vostra acqua “saporita”;
  • A cottura terminata, aggiustate di sale e di pepe, aggiungendo del basilico fresco;

Ecco il vostro ragù vegano 100%, pronto per condire la vostra pasta, le vostre lasagne o le vostre polpette vegan!

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Ricette Cruelty Free: Penne Broccoletti,pomodoro e pane grattuggiato -H.M.

Le ricette cruelty free sono dette così perchè sono naturali e prive di crudeltà verso gli animali.

Sono piatti gustosi vegani da gustare e capire che non abbiamo bisogno di aggiungere altro, perchè sono buonissimi!!!

Ingredienti

  • 400 g penne rigate 
  • 300 g broccoletti
  • 5 pomodori piccadilly o ciliegino
  • 1 spicchio di aglio
  • peperoncino
  • olio extravergine di oliva 
  • pangrattato q.b.

Procedimento

  1. Pulire i broccoletti, lavarli bene
  2. mettere una pentola con dell’acqua sul fuoco e quando raggiunge il bollore salare
  3. unire i broccoletti e farli appassire
  4. dopo 5 minuti aggiungere la pasta e farla cuocere al dente
  5. in una padella mettere l’aglio e il peperoncino e far soffriggere
  6. lavare e tagliare in quattro parti i pomodori piccadilly
  7. aggiungerli al condimento e far insaporire qualche minuto, i pomodori non devono cuocere molto
  8. far tostare, in un padellino, il pangrattato
  9. scolare la pasta con i i broccoletti
  10. versarla nel condimento e mantecare, fuori dal fuoco
  11. impiattare e cospargere con il pangrattato tostato e dare un giro di olio extravergine di oliva

Le penne broccoletti e pomodoro è pronta per essere gustata in tutta la sua bontà! A me non resta che augurarvi BUON APPETITO!

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