La Russia fa sul serio in Siria – Nis

Syria-Latakia-Airbase-Satellite-Sept-20-092115-BSecondo il sito specializzato IHS Jane’s, le forze russe in Siria ammontavano il 21 settembre a 1000 militari, di cui 500 soldati dell’810.ma Brigata Indipendente della Fanteria della Marina della Flotta del Mar Nero, di stanza a Sebastopoli e schierati sull’aeroporto Basil al-Assad di Lataqia, dove in media arrivano ogni giorno 2 aerei da trasporto militari russi. Inoltre la base aerea militare al-Hamaymat, presente nell’aeroporto di Lataqia, ospita 4 caccia multiruolo Sukhoj Su-30SM Zhuravlik, 12 aerei d’attacco Su-25 Grac, 12 cacciabombardieri Su-24M Fencer e diversi elicotteri, tra cui possibilmente elicotteri d’attacco Kamov Ka-52 Alligator, e velivoli non pilotati (UAV) da ricognizione Pchela-1T. Sarebbero presenti anche una squadra del Primo Direttorato dell’intelligence militare russa (Glavnoe razvedyvatelnoe Upravlenie, GRU) collegata al Muqabarat del Ministero della Difesa siriano, e un’unità Zaslon delle forze speciali del servizio d’intelligence estero russo (Sluzhba Vneshnej Razvedkij, SVR). E a proposito di SVR, secondo la rivista tedesca Bild am Sontag, ufficiali della CIA avrebbero incontrato a porte chiuse, a Mosca, degli omologhi del SVR per discutere della situazione in Siria e di cooperazione riguardo lo Stato islamico. Le forze russe sono supportate dalle unità della Flotta del Mar Nero della Marina russa che compongono il cosiddetto ‘Syrian Express‘: la nave d’assalto anfibio Classe Ropucha Tsezar Kunikov, che ha trasportato parte del personale, la nave d’assalto anfibio Classe Alligator Nikolaj Filchenkov e la nave d’assalto anfibio classe Ropucha Azov, che hanno trasportato i mezzi e le attrezzature dell’unità della Fanteria di Marina russa. Infine, secondo fonti dell’Esercito arabo siriano (EAS), presenza ed attività militari cinesi sono programmate nelle prossime 6 settimane a Tartus.
russia-hands-off-my-friends-syria-will-be-free-400x640 Secondo lo specialista militare russo Igor Korotchenko, la Federazione Russa fornisce una massiccia assistenza militar-tecnica alla Siria, e inoltre specialisti militari e tecnici russi sono arrivati a Damasco per istruire i siriani sull’uso dei nuovi armamenti ed equipaggiamenti. La missione, guidata dal capo-consigliere militare russo in Siria, è protetta probabilmente dall’unità Zaslon, che ne garantisce la sicurezza. Probabilmente, la Russia trasmette allo Stato Maggiore delle forze armate siriane intelligence satellitare e radio-elettronica e supporto nella pianificazione delle operazioni contro i terroristi, dove i siriani impiegano gli UAV di fabbricazione russa. Sempre secondo Korotchenko, le unità russe non parteciperanno alle battaglie terrestri, essendo un compito che potrebbe essere svolto dal Corpo delle Guardie rivoluzionarie iraniane, in coordinamento con le forze armate siriane. E infatti, il generale dell’esercito iraniano Ataollah Salehi rivelava che il supporto militare di Teheran e Mosca a Damasco non rientrano in un unico piano e che ogni Paese seguiva un proprio piano, “Non siamo legati a nessuno nell’aiutare la resistenza e facciamo il nostro lavoro. La Russia aiuta i suoi alleati nel quadro dei suoi trattati e noi agiamo attraverso il nostro metodo“, aveva detto Salehi, secondo cui “Gli Stati Uniti guidano il SIIL e noi combattiamo il SIIL, quindi non possiamo avere una qualsiasi forma di cooperazione“. “La Siria accoglie la collaborazione militare di Iran e Russia nella lotta al SIIL e gli sforzi compiuti da questi Paesi come legali e distanti dai doppi standard, in linea con la salvaguardia della nostra sicurezza nazionale“, ribadiva il deputato siriano Jamal Rabih. Inoltre, il ministro degli Esteri siriano aveva affermato che Damasco potrebbe chiedere a Mosca d’inviare truppe a combattere a fianco delle forze governative contro i gruppi terroristici nel Paese. E l’inviato della Siria alle Nazioni Unite aveva dichiarato che la Russia ha tutto il diritto di effettuare attacchi aerei contro il SIIL sul suolo siriano. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, aveva detto che “Se c’è una richiesta, allora naturalmente verrebbe discussa e vista nel quadro dei contatti e del dialogo bilaterali“. Inoltre, Iran e Siria hanno firmato diversi accordi di cooperazione nella Difesa, in base cui Teheran consiglia Damasco nella lotta ai gruppi terroristici.

Sistemi di Difesa Aerea missilistici S-300 a Lataqia

Preoccupato da tutto ciò, il segretario della Difesa degli USA Ashton Carter aveva telefonato al Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu, il 18 settembre, dove Shojgu indicava la natura difensiva delle operazioni di russe. Questo era il primo contatto ad alto livello tra il Pentagono e il Ministero della Difesa russa dall’avvio della crisi ucraina. “È interessante notare che un paio di giorni prima di tale discussione, i rappresentanti ufficiali di Washington esclusero categoricamente la possibilità di un contatto diretto tra le istituzioni della difesa russe e statunitensi. Il che significa che la situazione cambia”.
Nel frattempo, il coordinamento operativo tra Russia, Iran, Iraq, Siria ed Hezbollah, l’“alleanza 4 + 1”, nella lotta al terrorismo islamista-atlantista inizia a dare risultati, come gli attacchi aerei del governo siriano di attaccare sui concentramenti del SIIL a Raqqa e Tadmur:
Il 20 settembre, grazie alle immagini satellitari fornite dai consiglieri militari russi, la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata e la Liwa Suqur al-Sahra dell’EAS, ed Hezbollah liberavano Tal SyriaTel, presso Tadmur, eliminando oltre 20 terroristi e 4 tecniche del SIIL.
Il 21 settembre, la 105.ta Brigata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano, in coordinamento con Forze di Difesa Nazionale (NDF) ed Esercito di Liberazione della Palestina (PLA), eliminavano 55 terroristi del Jaysh al-Islam nel Ghuta orientale, a Jisrin, e presso Adra. La Syrian Arab Air Force (SAAF) colpiva le posizioni a Duma del Jaysh al-Islam, soprattutto le basi di campo Wafadin, della fabbrica al-Shabis e delle fattorie al-Aliyah, e quindi a Dair al-Asafir, Arbin, Ayn Turma e Harasta. La Syrian Arab Air Force (SAAF) colpiva le basi del SIIL a camp al-Thala, a Raqqa, eliminando 25 terroristi. In seguito, l’intelligence satellitare avvertiva la SAAF della presenza di un battaglione del SIIL composto da 45 terroristi azeri; la base che li ospitava veniva distrutta dalla SAAF quello stesso pomeriggio, assieme a una fabbrica tessile trasformata in officina per autobombe e ordigni esplosivi improvvisati (IED) del SIIL.
Il 22 settembre, mentre la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano, in coordinamento con le Forze di Difesa Nazionale (NDF) ed Hezbollah, liberava al-Bayarat e Tal SyriaTel, la Syrian Arab Air Force (SAAF) colpiva le posizioni del SIIL intorno Tadmur, eliminando 40 terroristi e mezza dozzina di tecniche. 24 carri armati e oltre 900 combattenti delle Forze di Difesa Nazionale (NDF) arrivavano dal Governatorato di Hama schierandosi ad Aleppo con l’EAS e la Liwa al-Quds, presso il Centro di Ricerca Scientifica di al-Rashidin. EAS, NDF e Qataib al-Baath liberavano presso Aleppo Tal Rayman e al-Salihiyah, lungo il percorso per l’aeroporto militare di Quwayris, assediato dal SIIL.
11737992Nel frattempo, un ufficiale statunitense affermava che 71 terroristi addestrati dagli Stati Uniti erano stati infiltrati in Siria. Ma subito dopo aver attraversato il confine, i 71 terroristi addestrati dagli USA cedevano le armi a Jabhat al-Nusra. “Hanno consegnato una grande quantità di munizioni e armi e una serie di pickup“, scriveva su Twitter il terrorista di Jabhat al-Nusra Abu Fahd al-Tunisi, e un altro terrorista, Abu Qatab al-Maqdisi, affermava che il capo della cosiddetta Divisione 30 (l’unità dei terroristi addestrati negli USA) Anas Ibrahim Ubayd, “Ha promesso di rilasciare una dichiarazione… ripudiando la Divisione 30, la coalizione e coloro che l’hanno addestrato. E ha anche dato una grande quantità di armi a Jabhat al-Nusra“. Tale perdita era un’altra grave sconfitta del programma sostenuto dall’amministrazione Obama per addestrare 15000 terroristi in tre anni, dopo che un primo gruppo di 54 terroristi della Divisione 30 erano passati a Jabhat al-Nusra. Il programma di addestramento dei terroristi negli USA, sostenuto dell’amministrazione Obama e dal costo di 500 milioni di dollari, secondo il generale statunitense Lloyd Austin aveva prodotto solo 60 terroristi addestrati negli Stati Uniti, e di cui solo 4 o 5 ancora attivi in Siria. Infatti, la settimana precedente, il Generale Lloyd Austin, comandante del Comando Centrale degli USA, aveva detto al Congresso che “forse quattro o cinque” dei precedenti 54 terroristi addestrati dagli USA “continuavano la lotta contro il SIIL”. Un altro ufficiale del Pentagono aveva sempre detto al Congresso che c’erano ancora altri 120 terroristi in addestramento e destinati ad essere infiltrati in Siria. Compresi 11 terroristi addestrati dagli USA e arrestati in Turchia, il CENTCOM dichiarava che i terroristi filo-USA coinvolti nel programma di lotta al SIIL erano in tutto 20. Infine, l’ex-generale dei Marines John R. Allen, ex-comandante dell’International Security Assistance Force in Afghanistan ed inviato speciale del presidente degli USA Obama a capo della Coalizione Globale contro il SIIL, avrebbe lasciato l’incarico nel novembre 2015, secondo Bloomberg. Allen sarebbe stato frustrato dalla mancanza di risorse nel contrastare il SIIL, dopo aver inutilmente chiesto all’amministrazione Obama di usare in modo più efficace gli attacchi aerei sul SIIL. Nel luglio 2015, Allen sostenne che il SIIL stesse “perdendo” contro la coalizione guidata dagli USA, anche se altri funzionari dell’amministrazione dicevano che lo Stato islamico era ancora la più grande minaccia per gli Stati Uniti. Il 10 settembre 2014 Obama annunciò la “strategia globale antiterrorismo per degradare e distruggere lo Stato islamico, conducendo una campagna sistematica di attacchi aerei, aumentando il sostegno alle forze che combattono questi terroristi sul terreno e alle forze antiterrorismo per impedire attacchi del SIIL altrove, e fornire assistenza umanitaria ai civili sfollati dal gruppo”; una strategia poi denominata Operation Inherent Resolve. Da allora, Stati Uniti ed alleati avevano compiuto 53278 sortite “a sostegno delle operazioni” in Iraq e Siria, effettuando più di 6700 attacchi aerei, al costo di 4 milioni di dollari all’8 settembre 2015, secondo il Pentagono.
Nel mutamento di situazione in corso, rimane la questione della Turchia, che dipende dal gas russo per circa il 30% del fabbisogno energetico. “Erdogan ha grandi piani per la Turchia, farla divenire un grande polo energetico partecipando al nuovo gasdotto russo da 11,4 miliardi di euro”. Ma tale gasdotto funzionerà solo se sarà al sicuro da organizzazioni terroristiche come Ahrar al-Sham, Jabhat al-Nusra e Stato islamico, che Erdogan finanzia. Ankara dovrà scegliere tra i gasdotti russi e i sogni neo-ottomanisti. “Erdogan dovrà decidere se continuare a sostenere gli islamisti che la Russia ha deciso di eliminare, mettendo la Turchia in una situazione molto pericolosa. La Russia potrebbe, ad esempio, rifornire di nascosto i curdi che combattono lo Stato turco nell’Anatolia orientale. … La Russia ha deciso di porre fine alla guerra che Stati Uniti ed alleati conducono contro la Siria. Userà tutti gli strumenti da grande nazione per sostenere le sue posizioni. La no-fly zone o santuari dell’opposizione in Siria, pizzati dagli occidentali, sono ormai meri sogni lisergici”. Il geniale Petraeus, che avviò il programma di addestramento dei mercenari della CIA rifornendo Jabhat al-Nusra e Stato islamico, ha ancora avanzato tale pretesa ed altre sciocchezze: “Potremmo, ad esempio, dire ad Assad che l’uso delle bombe a barile deve finire. E che se continua, impediremo all’aeronautica siriana di volare. Abbiamo questa capacità“. Il delirio di un neocon, divenuto eroe della stampa atlanista di sinistra, con le sue fandonie sulle mitologiche “Bombe a Barile” (Barrel Bombs), di cui vaneggiano i propagandisti islamisti e le loro odalische della sinitrsa liberale europea e occidentale. Come afferma Moon of AlabamaGli Stati Uniti “hanno questa capacità”, solo se vuole che i suoi piloti siano morti. Il paese che decide la “no-fly zone” in Siria è la Russia. I nuovi sistemi di difesa aerea S-300 e S-400 ora appaiono a Lataqia, assicurarsi che nulla che vola nello spazio aereo della Siria senza il consenso russo (!)

di Alessandro Lattanzio

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Fonti:
http://www.almasdarnews.com
http://americasdonewrongs.blogspot.no/2015/09/leader-of-us-war-effort-against-islamic.html
http://english.farsnews.com
http://www.janes.com
http://www.moonofalabama.org
https://aurorasito.wordpress.com
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