Le tre crisi che allarmano il mondo. -Space.


Evidenziare il male non è mai una buona cosa. Per quanto flebile, è sicuramente più utile al dibattito pubblico mostrare la luce in fondo al tunnel piuttosto che sottolinearne l’inquietante oscurità. Ma è altrettanto vero che le spie d’allarme del mondo sono tutte accese.

Andiamo per ordine di gravità. Prima di tutto c’è la crisi cinese. In questo momento il desiderio di relativizzare la situazione per non alimentare il panico è comprensibile, e questa è la linea seguita da Angela Merkel, François Hollande e altri esponenti politici. Resta il fatto che la crisi sta diventando sempre più profonda, lentamente ma inesorabilmente, perché la spettacolare fase di crescita della Cina è terminata e il suo regime non dispone di alcun meccanismo di sicurezza sociale o politico per incanalare il malcontento.

Al di là degli inevitabili problemi interni, la crisi della seconda economia mondiale avrà ripercussioni sui cinque continenti, e un giorno il governo cinese potrebbe essere tentato di giocare la carta del nazionalismo, aggravando le ferite sempre aperte della storia asiatica.


 “La Russia non sa dove sta andando né quello che vuole, e l’unica arma di cui dispone è il potere di fare danni


Borsa01

La Russia, secondo motivo di preoccupazione, non se la passa meglio della Cina. Il paese più grande del mondo continua a osservare inerme il crollo della sua borsa e della sua moneta perché le sanzioni occidentali decise dopo l’annessione della Crimea hanno accentuato profonde carenze strutturali legate alla mancanza di investimenti e alla totale dipendenza dal prezzo delle materie prime, il cui calo sarà ulteriormente rafforzato dalla crisi cinese. La Russia non sa dove sta andando e non sa quello che vuole, e l’unica arma di cui dispone è il potere di fare danni sulla scena internazionale, un potere che esercita in abbondanza tanto in Siria quanto in Ucraina.

Il terzo problema riguarda il Medio Oriente, insanguinato dai crimini del regime siriano e dello Stato islamico e sempre più sprofondato nel caos. Conosciamo bene la situazione e potrebbe sembrare inutile dilungarsi sull’argomento, ma la novità (ecco il quarto problema) è che le conseguenze di questi conflitti hanno colpito anche l’Europa. Senza altri mezzi per sfuggire alla morte e per questo impossibili da fermare, centinaia di migliaia di rifugiati si ammassano alle porte di quell’oasi di pace che è l’Unione europea.

Rifugiati

Coordinando i suoi sforzi l’Europa potrebbe raccogliere questa sfida, ma purtroppo l’emergenza mette a dura prova la solidarietà degli stati, evidenza la lentezza del processo decisionale dell’Ue e favorisce la nuova estrema destra, pronta ad accusare di terrorismo i disperati che in realtà stanno fuggendo dal terrore.

Tutto questo non vuol dire che l’apocalisse sia dietro l’angolo. La saggezza, dopo tutto, ha prevalso nei negoziati sulla Grecia e sull’Iran, l’Onu ha appena imposto un accordo di pace in Sud Sudan e la diplomazia sta cercando di riprendere in mano la situazione siriana. L’Europa potrebbe uscire rafforzata dalle sfide che l’attendono, ma per il momento la luce in fondo al tunnel è appena percepibile.


Scritto da Bernard Guetta , 

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