Gli U.S.A. hanno già costruito dischi volanti ? -Space.

Chissà se avremo mai la conferma da parte dei maggiori governi mondiali che i tanti avvistamenti di oggetti volanti non identificati, che in più di un caso sembrano aver rischiato di causare una collisione con aerei civili, sono effettivamente velivoli alieni che da anni visitano regolarmente la Terra. Di certo, però, alcuni dei dischi volanti che hanno solcato i cieli del nostro pianeta erano prototipi di velivoli militari.

Negli anni Cinquanta, ad esempio, come reso noto alcuni anni fa dall’Aeronautical Systems Division dell’Usaf (RG 342 – Records of United States Air Force Commands, Activities and Organizations) in particolare con la desecretazione del documento intitolato “Project 1794, Final Development Summary Report”, l’aeronautica militare americana affidò alla canadese Avro Aircraft Limited la realizzazione di un prototipo di velivolo ad atterraggio e decollo verticale (Vtol) che avrebbe dovuto raggiungere una velocità superiore a Mach 2, una quota massima di oltre 100.000 metri e una portata operativa di oltre 1.000 miglia nautiche.

Avrocar

Avrocar

Il progettista John Carver Meadows “Jack” Frost, del gruppo Progetti Speciali di Avro si mise all’opera e realizzò l’Avrocar, la cui sagoma ricordava precisamente quella di un disco volante e che utilizzava 3 turbine jet per sollevarsi da terra. In verità Frost aveva già proposto il suo “disco volante” al governo canadese nel 1952, ma dopo un anno di lavoro e la realizzazione di un mock-up in legno il Canada tagliò i fondi per il progetto (all’epoca noto come “Progetto Y”), che nel 1953 destò l’interesse dell’Usaf.

Nacque così il “Progetto Y-2” o “Progetto 1974”, che però non raggiunge risultati soddisfacenti, convincendo Frost a riprogettare il tutto dando vita, nel 1956, al VZ-9-AV Avrocar, che avrebbe dovuto essere un prototipo per lo sviluppo del Weapon System 606A per l’Usaf. Dopo non poche vicissitudini, soprattutto di natura finanziaria, il velivolo riuscì finalmente ad effettuare test di volo tra il 1959 e il 1961 collezionando in tutto 75 ore di volo, facendo tuttavia emergere una serie di difetti che portarono alla definitiva cancellazione del progetto nel 1961.

Chance Vought V173

Chance Vought V-173

Si noti che un destino simile aveva già colpito, negli anni Quaranta, il Chance Vought V-173 (e la sua versione definitiva XF5U), prototipi di aeri STOL (a decollo e atterraggio corti) con ali discoidali destinati alla marina militare americana che effettuarono test di volo nel 1942, ma il cui progetto venne definitivamente abbandonato nel 1947. E’ possibile vederne un esemplare, restaurato ottimamente, nel Museo del Volo di Dallas, in Texas.

Chance Vought V-173B

Altri possibili “dischi volanti” terrestri potrebbero nascondersi tuttora tra i “black project” statunitensi, magari presso l’Area 51? Sì, almeno secondo quanto sostiene da tempo Robert “Bob” Lazar, imprenditore statunitense che ha dichiarato di aver lavorato in passato presso l’area S-4 del Nevada Test Site, adiacente all’Area 51, per cinque mesi a partire dal dicembre 1998. Secondo Lazard l’area s-4 sarebbe un complesso sotterraneo dove l’aviazione militare americana avrebbe studiato almeno 9 Ufo, apparentemente di origine aliena.
Il problema è che Lazard non ha mai offerto prove concrete delle sue dichiarazioni e che ha mostrato scarse competenze fisiche e ingegneristiche, che sarebbero invece state richieste per poter svolgere i test a cui ha affermato di aver preso parte.

Più credibili sembrano essere le dichiarazioni, risalenti al 1967, dell’ex pilota della marina militare americana e scrittore d’aviazione Jack D. Pickett e del suo socio d’affari Harold Baker, che dopo aver visitato la base aerea MacDill di Tampa, in Florida, riferirono di aver visto quattro aerei X de-commissionati, tutti di forma discoidale, del diametro dai 20 ai 108 piedi (ossia dai 6,1 ai 30,5 metri circa). Questi quattro aerei sono stati variamente rappresentati da alcuni artisti e hanno anche dato origine a un modellino in plastica prodotto nel 2006 dalla Fantastic Plastic Models. E’ possibile trovare le immagini qui.  Sul web girano alcuni fotomontaggi in cui questo modellino viene confuso (ad arte?) per un aereo vero. Può darsi che sia effettivamente esistito, come sostiene Pickett, ma non è con la foto di un modellino che lo si potrà provare.

 Fonti reperite in rete.

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