Immigrazione.-Patty.

Parliamo dell’immigrazione,fenomeno che oggi più che mai tocca tutti noi. L’immigrazione è un fenomeno sociale problematico per quanto riguarda i paesi destinatari dei fenomeni migratori (principalmente le nazioni cosiddette sviluppate o in via di sviluppo), i problemi che si pongono riguardano la regolamentazione ed il controllo dei flussi migratori in ingresso e della permanenza degli immigrati.L’Italia vive un periodo di crisi, molti italiani faticano ad arrivare a fine mese,molti italiani hanno perso il lavoro,molti italiani non hanno più una casa, tutto questo alimenta intolleranza verso chi arriva in Italia fuggendo dalla guerra ,sale la rabbia vedere immigrati soggiornare in alberghi 4 stelle con frigorifero pieno e tv…. Gianni  Morandi ha detto che anche noi italiani siamo stati immigrati… beh è vero ! vediamo di ripercorrere la storia dell’immigrazione italiana.

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« Cosa intende per nazione, signor Ministro? Una massa di infelici? Piantiamo grano ma non mangiamo pane bianco. Coltiviamo la vite, ma non beviamo il vino. Alleviamo animali, ma non mangiamo carne. Ciò nonostante voi ci consigliate di non abbandonare la nostra Patria. Ma è una Patria la terra dove non si riesce a vivere del proprio lavoro? »

Questa è la risposta di un emigrante italiano ad un ministro italiano, sec. XIX, riportata da Costantino Ianni – Homens sem paz, Civilização Brasileira, 1972, ed esposta nel Memoriale dell’immigrato di San Paolo.

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Il fenomeno dell’immigrazione interessa l’Italia soprattutto nei secoli XIX e XX. Prima il Settentrione (Piemonte, Veneto e in particolare il Friuli ) e dopo il 1880, anche il Mezzogiorno. In particolare, dai porti del Mediterraneo partirono molte navi con migliaia di italiani diretti nelle Americhe in cerca di un futuro migliore.

Più di 10 milioni di Italiani partirono tra il 1860 e il 1885 .
Nell’arco di poco più di un secolo un numero quasi equivalente all’ammontare della popolazione che vi era al momento dell’Unità d’Italia si trasferì in quasi tutti gli Stati del mondo occidentale e in parte del Nord Africa.

Si può distinguere l’emigrazione italiana in due grandi periodi: quello della grande emigrazione tra la fine del XIX secolo e gli anni trenta del XX secolo (dove fu preponderante l’emigrazione americana) e quello dell’emigrazione europea, che ha avuto inizio a partire dagli anni cinquanta.

La data del 4 ottobre 1852 è la data simbolo dell’immigrazione italiana nelle Americhe ,venne fondata a Genova la compagnia Transatlantica per la navigazione a vapore con le Americhe, il cui principale azionista era Vittorio Emanuele II. Tale compagnia commissionò ai cantieri navali di Blackwall i grandi piroscafi gemelli Genova, varato il 12 aprile 1856, e Torino, varato il successivo 21 maggio.re

L’emigrazione nelle Americhe fu enorme nella seconda metà dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento. Quasi si esaurì durante il Fascismo, ma ebbe una piccola ripresa subito dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Le mete erano gli Stati Uniti, il Brasile e l’Argentina nel Sudamerica. In questi tre Stati attualmente vi sono circa 64,15 milioni di discendenti di emigrati italiani.

Una quota importante di Italiani andò in Uruguay, dove i discendenti di Italiani nel 1976 erano 1.300.000 (oltre il 40% della popolazione del piccolo Stato).

Quote consistenti di emigranti italiani si diressero anche in Venezuela e in Canada, ma vi furono anche nutrite colonie di emigranti italiani in Cile, Peru, Messico, Paraguay, Cuba e Costa Rica.

Nella metà del XX secolo l’emigrazione aveva come destinazione gli stati europei ;Francia,Svizzera,Belgio e Germania per molti era una migrazione temporanea ,cercavano lavoro per poter costruire in Italia un futuro migliore! Nel 1970 molti italiani rimpatriarono.
Lo stato italiano firmò nel 1955 un patto di emigrazione con la Germania con il quale si garantiva il reciproco impegno in materia di migrazioni e che portò quasi tre milioni di italiani a varcare la frontiera in cerca di lavoro. Al giorno d’oggi sono presenti in Germania circa 650.000 cittadini italiani fino alla quarta generazione, mentre sono più di 500.000 in Svizzera: prevalentemente di origine siciliana, calabrese, abruzzese e pugliese, ma anche veneta ed emiliana dei quali molti ormai con doppio passaporto e possibilità di voto in entrambe le nazioni.
In Belgio e Svizzera le comunità italiane restano le più numerose rappresentanze straniere, e nonostante molti facciano rientro in Italia dopo il pensionamento, spesso i figli e i nipoti restano nelle nazioni di nascita, dove hanno ormai messo radici.
L’emigrazione massiccia italiana nelle Americhe si esaurì negli anni sessanta del Novecento, dopo il miracolo economico italiano, anche se continuò fino agli anni ottanta in Canada e Stati Uniti.

Il 1 gennaio del 1894 il New York Times scriveva:

“Abbiamo all’incirca in questa città trentamila italiani, quasi tutti provenienti dalle vecchie province napoletane, dove, fino a poco tempo fa, il brigantaggio era l’industria nazionale. Non è strano che questi briganti portino con se un attaccamento per le loro attività originarie”.
Ad essere bersagliati, soprattutto gli italiani di origine meridionale, catalogati come “razza mediterranea” a fronte di quella “celtica” degli italiani provenienti dal Nord. I siciliani vennero censiti nel 1911 come “not white”, “non bianchi”. Gli appellativi precisi, che li identificavano, erano “dago” e “wop”, riservati peraltro in senso dispregiativo a persone dalla pelle scura di origine portoghese, spagnola e messicana.
L’intolleranza crescente verso i flussi migratori, non solo italiani, in continuo aumento al’epoca (dal 1920 al 1921 l’incremento fu di 800mila nuovi immigrati, provenienti per due terzi dall’Europa meridionale e orientale), portò la politica americana a varare, dopo la diminuzione del bisogno di manodopera, alcuni provvedimenti che ponessero un argine all’immigrazione. Il cosiddetto “Quota Act”, del 19 maggio 1921, si proponeva di mettere un freno al numero di migranti ammesso annualmente, e per nazionalità, al 3 per cento del numero dei rispettivi connazionali stabilitisi negli Stati Uniti nel 1910. Questa prima quota limitò l’emigrazione italiana a 42mila individui ammessi.

La storia si ripete…ai posteri l’ardua sentenza.

Fonte.

http://www.webalice.it/ilquintomoro/emigranti_noi/immigrati_3.html

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