2001: Odissea nello spazio. -Space.


2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey) è un film di fantascienza di Stanley Kubrick del 1968 basato su un soggetto di Arthur Clarke, il quale ha poi tratto dalla  sceneggiatura un romanzo dal titolo omonimo.

2001_Odissea_nello_Spazio_monolito

Nel 2001 l’uomo si è evoluto a tal punto da navigare e dominare lo spazio fra i pianeti del sistema solare grazie a potenti astronavi e stazioni orbitali. Per arrivare a quel livello tecnologico ha dovuto però percorrere un lungo processo di crescita a partire dagli ominidi i quali, da esseri indifesi, hanno imparato a proteggere se stessi ed il loro territorio usando come utensili oggetti ingegnosamente adattati. Perfezionando la conoscenza e l’inventiva l’uomo ha costruito macchine e computer che ha via via affinato per soddisfare i suoi bisogni e per esplorare nuovi orizzonti, anche al di fuori dei confini della terra. La scoperta casuale da parte di una missione spaziale americana di un monolito vecchio di quattro milioni di anni sotterrato sulla luna pone però il governo davanti ad una testimonianza concreta sulle origini dell’universo, a conferma degli interrogativi di natura trascendentale e filosofica che da sempre tormentano l’uomo. Alcuni strumenti da lui inventati, come i super computer, sono diventati nel frattempo così progrediti da sembrare in grado di provare emozioni e perciò dotati di sentimenti. Uno di questi però, Hal 9000, installato a bordo di una navicella spaziale, ritenendosi oramai provvisto di vita propria, si rivolta contro l’equipaggio quando scopre che, a causa di un errore tecnico che ha commesso, sta per essere disattivato. David, l’unico sopravvissuto nell’astronave che il computer impazzito non è ancora riuscito ad eliminare, è costretto a spegnerlo ed a continuare da solo la missione programmata in direzione di Giove. Poichè il computer Hal controllava tutte le funzioni vitali dell’astronave, David sa che sarà un viaggio senza ritorno ed anzi finisce per perdere la cognizione del tempo e dello spazio per ritrovarsi dentro una diversa dimensione, di stampo filosofico-esistenziale, sconcertante nelle forme e negli sviluppi.”

L’anno seguente, nel 1969, ci fu lo storico sbarco sulla Luna al termine di una lunga fase di grande fermento e competizione fra le due superpotenze di allora (USA e URSS) per tagliare per prime quel prestigioso traguardo. Ciò che il film descrive a livello di stazioni orbitanti e viaggi interplanetari che avrebbero dovuto popolare lo spazio nel 2001, è stato infatti nel frattempo enormemente ridimensionato, anche per via dei costi esorbitanti che quelle spedizioni comportano, divenute in pratica insostenibili. Si può pertanto affermare che il film del grande regista britannico disegna uno scenario ottimistico in rapporto a ciò che l’uomo si prefiggeva di raggiungere in quel campo entro fine secolo. È stato enorme comunque l’impatto che ha avuto quest’opera sul genere fantascientifico in particolare, grazie a numerose sequenze di straordinaria suggestione, non solo visiva. Ancora oggi, esse affascinano e suscitano ammirazione oltreché determinare una sorta di riverenza per questo film in generale, come avviene di solito davanti ad un capolavoro scultoreo, pittorico o di qualsiasi altra forma artistica. Stiamo parlando di un gioiello della cinematografia mondiale che si staglia nettamente dalla media sia per eleganza formale, che per innovazione e profondità dei temi trattati: un film grandioso, complesso ed ambizioso allo stesso tempo.
A posteriori è impossibile ignorare l’incredibile coincidenza accaduta in quel fatidico 2001, quando l’odissea non si è verificata nello spazio, come prefiguravano gli autori del film e del racconto dal quale è tratto, scritto da Arthur C. Clarke (coautore della sceneggiatura), ma nel nostro pianeta, in un’area compresa fra New York e Washington, dove Kubrick non poteva di certo supporre. Casualità ha voluto che proprio in quell’anno, con l’attentato alle Torri Gemelle ed al cuore economico e militare degli USA, si sia verificato uno degli eventi che hanno cambiato la storia recente dell’uomo. Con uno spericolato parallelismo, non necessariamente connesso agli eventi immaginari che racconta, si potrebbe addirittura azzardare che 2001: Odissea Nello Spazio contenga casualmente alcune analogie riguardo un imminente cambiamento epocale, nello specifico a seguito della scoperta sulla Luna di un oscuro e misterioso monolito, raffigurazione semplice ma geometricamente perfetta di varie entità, sia astratte che concrete.

Il film è suddiviso in quattro parti con ciascuna di esse un titolo.

L’alba dell’uomo (The Dawn of Man)

La prima parte del film si svolge nell’Africa di quattro milioni di anni fa: un gruppo di ominidi, guidati da un capo, sopravvive a fatica in un ambiente arido e ostile. Un giorno davanti alla loro grotta appare misteriosamente un grande monolito nero; gli ominidi, venendovi a contatto, imparano a usare strumenti per cacciare gli animali e a difendere il territorio uccidendo i nemici.

2001_Odissea_nello_Spazio_monolith-2

TMA-1 (Tycho Magnetic Anomaly-1)

La seconda parte del film si svolge nel 1999 (un anno del lontano futuro rispetto al 1968 in cui fu prodotto il film): il dottor Heywood Floyd è chiamato in missione su una base lunare dove è stato scoperto un grande monolito nero sotterrato ad arte in tempi remoti. Floyd viene accompagnato a visitare lo scavo con il monolito ancora nel buio della notte lunare quindicinale. Mentre gli astronauti posano davanti all’artefatto per delle fotografie, il primo raggio di sole dell’alba lunare lo illumina per la prima volta dopo milioni di anni di oscurità, attivandolo per emettere un forte segnale radio nel cosmo. Questo tema ricalca maggiormente il racconto originale di Clarke, con il monolito nero al posto della piramide di cristallo.

2001_Odissea_nello_Spazio_monolith-3

Missione Giove (Jupiter Mission)

La terza parte si svolge due anni dopo, nel 2001. Un gruppo di cinque astronauti, di cui tre in stato di ibernazione, è in volo a bordo dell’astronave Discovery Onediretta verso Giove, assistito da un supercomputer, HAL 9000, dotato di una sofisticata intelligenza artificiale che lo rende valido interlocutore degli esseri umani a bordo.
Si scoprirà in seguito che ad HAL è stato chiesto di nascondere il reale obiettivo della missione ai due astronauti svegli, il comandante David Bowman e il suo vice Frank Poole. Le conseguenze di quest’ordine, che genera un conflitto interiore nel calcolatore, programmato per collaborare con gli esseri umani senza omissioni o alterazioni di dati o informazioni, iniziano a manifestarsi tragicamente in prossimità dell’arrivo su Giove. Inizialmente HAL avverte un guasto inesistente a un componente per l’orientamento dell’antenna radio in collegamento con la Terra, poi, quando ciò inizia a insospettire gli umani, non trova altra soluzione che tentare di eliminarli, compresi i tre in stato di ibernazione, cui toglie le funzioni vitali facendoli morire.

2001_Odissea_nello_Spazio_Hal9000

HAL uccide anche Frank durante un’escursione extraveicolare. David Bowman esce a sua volta per recuperare il corpo del collega, ma gli viene impedito di rientrare nell’astronave; riesce comunque a passare attraverso l’ingresso di emergenza, l’unico ad apertura manuale. Dopo la pericolosissima manovra, riprende il controllo della nave e disabilita le funzioni superiori del calcolatore. Mentre Bowman opera, la mente di HAL 9000 sembra regredire allo stadio infantile, riesumando antichi ricordi e discorsi e cantando la filastrocca che il suo istruttore gli aveva insegnato, la celeberrima Giro giro tondo. Poco prima della totale estinzione del supercomputer, si avvia la riproduzione di un filmato preregistrato nel quale il dottor Floyd rivela i veri scopi della missione all’equipaggio (oramai composto dal solo Bowman), informandolo riguardo al monolito trovato sulla Luna diciotto mesi prima della partenza del Discovery One, quale prima prova dell’esistenza di un’intelligenza extraterrestre. Il segnale radio emesso in direzione di Giove ha spinto a modificare la missione, da scientifica a quella di indagine di fenomeni extraterrestri.

2001_Odissea_nello_Spazio_Discovery

2001_Odissea_nello_Spazio_Discovery2

Giove e oltre l’infinito (Jupiter and Beyond The Infinite)

Nell’ultima parte Bowman arriva in orbita intorno al pianeta gigante avvistando un monolito nero, gigantesco, al quale prova ad avvicinarsi con una capsula. Una panoramica del sistema gioviano con i satelliti allineati e il monolito pare inghiottire l’esploratore. Una scia luminosa multicolore cancella lo spazio conosciuto. Bowman e la capsula sono accelerati a velocità sconosciute. Scorci di stelle, nebulose, sette ottaedri e infine panorami di terre sconosciute, si alternano fino al materializzarsi della capsula di Bowman in una stanza chiusa, arredata in stile Impero.
Sconvolto dall’esperienza, l’uomo esce dalla capsula e mette piede nella camera (adiacente alla quale vi è una stanza da bagno), dove trova un letto matrimoniale e del cibo. Bowman, potendo soddisfare i suoi bisogni primari, sopravvive nella sua nuova dimora, in solitudine e in totale tranquillità. Non decifrabile da un’intelligenza umana è il ruolo dello spazio e del tempo. Bowman vede se stesso invecchiare e seguire poi i diversi stadi della propria vita. Allo stato massimo della sua vecchiaia, Bowman vede se stesso con davanti a sé il monolito per poi rinascere in forma di feto cosmico, il “Bambino-delle-Stelle” (“Star-Child” in lingua originale), che scruta dallo spazio la nostra Terra. Si intuisce che l’astronauta David Bowman è “evoluto” diventando un essere superiore. La musica che accompagna questa estrema metamorfosi è l’inizio del poema sinfonico di Richard Strauss Così parlò Zarathustra; il brano musicale aveva già sottolineato le prime immagini del film che, con questo richiamo musicale, si chiude in modo circolare.

2001_Odissea_nello_Spazio_Camera Impero

2001_Odissea_nello_Spazio_Starchild


Alcune particolarità della regia e della sceneggiatura 

Le inquadrature all’inizio del film non sono altro che diapositive ad alta risoluzione proiettate con il sistema rivoluzionario (per l’epoca) del “front projection”, inventato dallo scrittore di fantascienza Murray Leinster. Questa tecnica innovativa, dopo essere stata brevettata il 20 dicembre 1955 da Leinster, venne impiegata per la prima volta proprio in 2001: Odissea nello spazio.

Alla fine della prima scena del film in cui Guarda-la-Luna lancia un osso in aria, è presente una svista: l’ominide tiene in mano un femore, ma a roteare in aria è invece una tibia. In realtà l’errore non fu di Kubrick ma di un operatore al quale il regista, al termine di una giornata di riprese, aveva chiesto di riprendere un osso lanciato in aria nel cortile dei teatri di posa. Non prevista dal copione, quest’inquadratura farà parte di quel brillante match cut, divenuto uno delle scene più note del film, che collega due epoche estremamente distanti.

Gli ominidi nella parte iniziale del film sono dei mimi e dei ballerini, accompagnati da vere scimmie nel ruolo dei cuccioli. La specie in questione doveva essere glabra e priva di indumenti, impensabile per la moralità dell’epoca, così si è optato per una anteriore totalmente irsuta. Gli animali cacciati sono dei tapiri, specie sudamericana assente nel Pleistocene, scelti in alternativa ai selvaggi e aggressivi facoceri riportati nel romanzo.

I satelliti, le colonie orbitanti, la nave spaziale e la grande stazione spaziale rotante che appaiono all’inizio della seconda parte del film, sono riproduzioni di progetti della NASA mai realizzati. L’elaborazione dei vari modelli di astronavi è stata affidata a ingegneri aerospaziali e non ad artisti.

Secondo il soggetto originale l’astronave Discovery, dopo aver superato Giove, doveva concludere il suo viaggio nel sistema di Saturno, con preferenza del satellite Giapeto, già noto per la variazione sensibile dell’albedo all’osservazione telescopica. La complessità della riproduzione degli anelli di Saturno, i forti ritardi nella realizzazione del film e le pressioni dei produttori per concluderlo spinsero Kubrick ad anticipare la conclusione del viaggio nelle vicinanze di Giove.


“Profezie” tecnologiche.

Non è un segreto che i film di fantascienza, anche se in modo romanzato e chiaramente inesatto, possano guardare al futuro ipotizzando l’evolversi di alcuni aspetti della vita umana. La gamma delle previsioni che scrittori e registi ostentano a formulare va dalle probabili invenzioni tecnologiche, al possibile nostro modo di agire come società. Tutti sono d’accordo nell’ affermare che molte delle più grandi creazioni siano state preannunciate dalla fantascienza, dai sottomarini ai viaggi spaziali, ma pochi scrittori hanno raggiunto il livello di previsioni che si sono in seguito realmente avverate, come quelle di Arthur C. Clarke e Stanley Kubrick in 2001: Odissea nello spazio.
Alcune di queste previsioni rimangono ad oggi al di fuori della nostra portata, come i viaggi nello spazio con l’equipaggio alla volta di Giove, altre invece si avvicinano sorprendentemente alle cose cosí come si presentano  ad oggi. 2001: Odissea nello spazio non si è quindi rivelato solo un cambiamento in ambito cinematografico, ma la pellicola è come se avesse preparato il terreno per alcuni degli eventi che poi avrebbero cambiato la nostra vita.

Ripercorriamo alcuni elementi che si possono considerare a dir poco visionari:

–   iPad:  Kubrick era avanti più di 40 anni rispetto a Steve Jobs per quanto riguarda l’invenzione dell’iPad. Nel corso della missione Giove infatti, i due medici / astronauti a bordo della nave utilizzano tavolette elettroniche che sembrano sospettosamente molto simili alla versione di Apple.

–   Mini TV in volo:  Nel 1968 erano solo una fantasia, mentre ora possiamo tranquillamente guardare il film che abbiamo scelto direttamente dal retro del sedile di fronte.

–    Computer che legge il labiale: Uno degli sviluppi informatici più recenti, che derivano da previsioni che si trovano in 2001: Odissea nello spazio, è il computer con la capacità di leggere le labbra. Nel 2009 è stato annunciato che non solo è possibile questo software, ma può anche leggere in diverse lingue.

–   Skype: Quello del film risulta essere un videofonino molto arcaico, ma ció di interessante è la previsione della comunicazione video, come Skype, che é ormai diventata un luogo comune.

–   Turismo spaziale: Lo Spazio non è ancora diventata una meta molto usuale, ma il turismo spaziale è una realtà dagli anni ’80.

–   Flat screen: Dai monitor dei computer ai televisori, gli schermi piatti hanno sostituito i vecchi sistemi CRT, dando agli spettatori una migliore risoluzione e più spazio sullo schermo.



La voce italiana di HAL dal caratteristico timbro è dell’attore palermitano Gianfranco Bellini



2001: Odissea Nello Spazio è di sicuro un’esperienza indimenticabile, sia che si tenti di comprenderne ogni sfumatura filosofica oppure che ci si accontenti di assistere ad uno spettacolo unico ed insuperato per la grandiosità delle immagini, l’eleganza, la qualità e la perfezione tecnica, fotografica e del montaggio. Stanley Kubrick si rivela proprio a partire da quest’opera un talento fra i maggiori della storia del cinema, purtroppo prematuramente scomparso, maniacale al limite dell’ossessione. Egli ha realizzato pochissimi film nel corso della sua carriera, tutti però sono diventati degli eventi e dei punti di riferimento nel loro genere. In ognuno di essi il regista britannico ha impiegato mesi, chiuso nella sua villa di campagna a Hertfordshire in Inghilterra, per rivederne i contenuti e le scene da inserire o escludere, prima di rilasciare la versione finale da presentare nelle sale.

E’ difficile trovare un altro film che abbini in maniera altrettanto elegante, armoniosa e complementare musica classica ed immagini, peraltro di contrastante impronta avveniristica. Alcuni dei brani utilizzati di Richard e Johann Strauss,Gyorgy Ligeti e Aram Kachaturian sono rimasti indelebilmente associati a questo film, anche in contesti diversi dal cinema, a testimonianza dell’influenza che hanno avuto le immagini e la musica di quest’opera. Dalle numerose sequenze, anche singoli fotogrammi che sono divenuti sfondi per poster o destinazioni di vario genere, ad alcuni momenti topici che appartengono oramai all’iconografia cinematografica, ma anche non soltanto legate strettamente al cinema. Gli stessi collaboratori di Kubrick, dal premio Oscar per gli effetti speciali Douglas Trumball, ai direttori della fotografia Geoffrey Unsworth e John Alcott, al montatore Ray Lovejoy sono rimasti inevitabilmente e con pieno merito segnati da quest’opera prestigiosa. Lo stesso Stanley Kubrick ne è regista, produttore, co-sceneggiatore ed ha partecipato alla realizzazione degli effetti speciali; per ironia della sorte, ma soprattutto per la scarsa considerazione (oltrechè per incompetenza e poca lungimiranza dei votanti), è stato premiato con l’Oscar nel 1969 proprio solo per questi ultimi ed appena ‘nominato’, bontà loro, per la regia e la sceneggiatura.

2001: Odissea Nello Spazio per la rilevanza estetica, culturale e storica è stato inserito nella lista dei film preservati nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Anche se è difficile che lo spettatore medio possa ritenere necessario farlo prima ed anche dopo la visione, è un’opera che per essere meglio affrontata, compresa e valutata necessita di una adeguata preparazione e documentazione. Un pò come quando si entra in un museo e ci si trova davanti ad un quadro famoso, ad esempio, di Van Gogh, Monet o Velasquez: è facile rimanere impressionati dal nome dell’autore ed apprezzare comunque superficialmente la tecnica e la bellezza della sua opera, ma è evidente la differenza di  approccio, di comprensione e valutazione che può raggiungere invece chi ha acquisito in precedenza conoscenze più approfondite riguardo la genesi ed il significato di quel dipinto.


Riconoscimenti

  • 1969 – Premio Oscar
    • Migliori effetti speciali a Stanley Kubrick, Douglas Trumbull
    • Nomination Migliore regia a Stanley Kubrick
    • Nomination Migliore sceneggiatura originale a Stanley Kubrick e Arthur C. Clarke
    • Nomination Migliore scenografia a Anthony Masters, Henry Lange eErnest Archer
  • 1968 – Premio BAFTA
    • Migliore fotografia a Geoffrey Unsworth
    • Migliore scenografia a Anthony Masters, Henry Lange e Ernest Archer
    • Miglior colonna sonora a Wynston Rider
    • Nomination Miglior film a Stanley Kubrick
    • Nomination Un Award a Stanley Kubrick
  • 1969 – Kansas City Film Critics Circle Award
    • Miglior film
    • Migliore regia a Stanley Kubrick
  • 1969 – David di Donatello
    • Miglior produttore straniero a Stanley Kubrick
  • 1969 – National Board of Review Award
    • Migliori dieci film
  • 1969 – Cinema Writers Circle Award
    • Miglior film straniero
  • 1969 – Directors Guild of America
    • Nomination DGA Award a Stanley Kubrick
  • 1969 – Premio Hugo
    • Miglior rappresentazione drammatica
  • 1968 – Laurel Award
    • Road Show

Fonti: Wikipedia

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: