Le frane più importanti in Italia dal 1987 al 2000. -Space.


Le frane in Italia sono oltre 486.000 e coinvolgono un’area di circa 20.700 km2, pari al 6,9% del territorio nazionale. Tali dati derivano dall’ Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (Progetto IFFI) realizzato dall’ISPRA, dalle Regioni e dalle Province Autonome.

Queste descritte rappresentano solo alcuni esempi di frane classificate e rilevate negli anni.

Val Pola, 1987

Un primo esempio è la frana avvenuta tra il 15 e il 22 luglio 1987 in Valtellina (SO) in Val Pola: le cause furono molteplici, dalle intense precipitazioni di quei giorni alle temperature eccezionalmente elevate che favorirono lo scioglimento delle nevi perenni con conseguente piena del fiume Adda e dei suoi affluenti. Tra il 18 e il 19 luglio l’ammasso di detriti ai piedi del versante originò uno sbarramento del fiume Adda con la formazione di un lago di circa 50.000 m3. Il 28 luglio sul versante orientale del monte Zandila s’innescò uno scivolamento di circa 35 milioni di m3, evoluto rapidamente in una valanga di roccia (rock avalanche). La frana determinò un’onda di piena catastrofica che, propagandosi verso monte per 2,7 km, distrusse tre villaggi e causò complessivamente 27 vittime. Tale frana occluse completamente l’alveo dell’Adda formando un lago con volume di 22 milioni di m3.

Immediatamente dopo l’evento franoso furono adottate misure di emergenza per tenere basso il livello del lago mediante il pompaggio delle acque; successivamente venne realizzato un tunnel di by-pass per la diversione del fiume Adda e un rilevato alla base del versante (APAT, 2007).

Sarno, 1998

Altro tragico evento, da cui prese il nome un decreto, si verificò il 5 maggio 1998 a Sarno, costituito da smottamenti e frane distaccatesi dal massiccio di Pizzo d’Alvano, tra le province di Salerno e Avellino; il fiume di fango e detriti travolse diversi paesi.

L’anno precedente sul territorio si erano verificate frane di entità minore che, con il senno del poi, mettevano in luce le carenze dell’assetto idrogeologico del territorio. In teoria i 140 mm di pioggia caduti in 72 ore non avrebbero dovuto provocare questo disastro, ciò che fu recriminato a posteriori è il non aver considerato la stratigrafia e la natura del terreno, lo strato superficiale permeabile ed erodibile alla sommità del monte, le costruzioni di infrastrutture viarie a civili abitazioni lungo i naturali alvei di sfogo delle acque, unito a un’incuria e a una scarsa manutenzione dei corsi d’acqua.

Italia nord-occidentale, 2000

Il massimo picco di frane nell’anno 2000 fu legato all’intenso evento meteorologico che ha interessato l’Italia nord-occidentale, in particolare le aree comprese tra l’alto corso del fiume Po e il fiume Ticino e gran parte della Valle d’Aosta. Durante l’evento sono stati raggiunti valori di precipitazione media in 60 ore di circa 400 mm, con valori di picco in alcune aree di 600 mm.

In Valle d’Aosta l’evento è stato uno dei più gravosi accaduti negli ultimi 250 anni in termini di distruzione e perdita di vite umane. L’area colpita dai dissesti più rilevanti è quella delle valli di Rhêmes, Cogne, Gran San Bernardo, Valtournanche, Champorcher, Gressoney e la valle centrale della Dora Baltea. I fenomeni fluviali di sovralluvionamento e i colamenti rapidi hanno causato la perdita di vite umane, ingenti danni a centri abitati, a infrastrutture viarie anche di primaria importanza, alle reti di servizi e alle attività produttive e agricole (Regione Autonoma Valle d’Aosta, 2000).

In Piemonte l’evento ha innescato la riattivazione di alcune grandi frane alpine quiescenti. Ad esempio, si è verificata la riattivazione di un antico, vasto e profondo fenomeno franoso in roccia nel comune di Ceppo Morelli con una serie di crolli di blocchi variabili tra 5 e 250 m3 che hanno causato la parziale distruzione della strada comunale, il danneggiamento e la chiusura della strada statale di fondovalle e l’evacuazione di due centri abitati (ARPA Piemonte, 2003). Al termine dell’evento si contarono 37 tra morti e dispersi e oltre 40.000 persone evacuate. Il danno economico fu stimato in oltre 5.000 milioni di euro.


Articolo redatto da Sara Frumento.

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