Giorgio Napolitano.-Patty.

 

Premessa :

Il post fa riferimento alle affermazioni riportate nel libro scritto da ;

Ferruccio Pinotti e Stefano Santachiara… libro

 

 

E’ stato Presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 15 maggio 2006.In precedenza era stato presidente della Camera dei deputati nell’XI Legislatura (subentrando nel 1992 a Oscar Luigi Scalfaro, salito al Quirinale) e ministro dell’Interno nel Governo Prodi I, nonché deputato dal 1953 al 1996, europarlamentare dal 1999 al 2004 e senatore a vita dal 2005

(nominato da Carlo Azeglio Ciampi) fino alla sua elezione alla prima carica della Repubblica.

Presidente_Napolitano
Ma il nostro caro Presidente della Repubblica … chi è veramente?
I giornalisti Ferruccio Pinotti e Stefano Santachiara ricostruiscono, con retroscena inediti, la storia politica di Giorgio Napolitano.
Napolitano è stato uno dei maggiori esponenti della «destra» del Pci, guidata e plasmata da due compagni di origini partenopee, Giorgio Amendola e Gerardo Chiaromonte. Il filosofo Salvatore Veca coniò per questa corrente ispirata ai principi del socialismo europeo il termine «migliorista», in quanto non si riprometteva di abbattere il capitalismo ma di operare all’interno del sistema per migliorarlo. Nella Prima repubblica Napolitano si è distinto come abile tessitore di relazioni: a livello internazionale è stato il primo dirigente comunista a tenere conferenze negli Stati Uniti; in Italia ha inseguito l’unità socialista non disdegnando il compromesso storico, poi ha alimentato il dialogo con Bettino Craxi, compreso Silvio Berlusconi. Nelle sue diverse vesti istituzionali, Napolitano ha consentito di fatto al potere berlusconiano di perpetuarsi.
Nell’autunno del 2010, per esempio, la gestione della crisi della maggioranza che sosteneva il governo Berlusconi, seguita alla spaccatura in seno al Pdl, si è svolta in maniera quanto meno singolare, sia sul piano politico sia su quello tecnico-istituzionale.
Napolitano il 16 novembre 2011 ha optato per un incarico al professor Mario Monti, nominato pochi giorni prima (9 novembre) senatore a vita. Una scelta che negava al popolo la possibilità di esprimersi votando , in un momento in cui vi sarebbero state le condizioni tecniche e politiche per farlo. Napolitano riusciva così a servire sul piatto a Monti una maggioranza Pd-Pdl, che appariva però segnata sin da subito da tensioni, immobilismo e diritto di veto reciproco.

Nel comportamento del capo dello Stato si notano significative discrasie, talvolta un utilizzo di due pesi e di due misure. Quando alla fine del 2007 il governo Prodi iniziò a traballare, Napolitano non fu tenero come lo è stato con Berlusconi. Il presidente pungolava l’esecutivo e chiedeva garanzie, continuando a ribadire quanto fosse importante avere numeri saldi in Senato. Così il ministro degli Esteri Massimo D’Alema poté allestire nei minimi particolari quella che a molti parve una trappola perfetta: la prima crisi del governo Prodi, scaturita dal voto contrario del Senato alla relazione di D’Alema. Dopo soli tre giorni Napolitano rinviò alle Camere per la fiducia. Il 24 gennaio 2008 il capo dello Stato deliberava le dimissioni di Romano Prodi per effetto del voto di sfiducia in Senato, provocato dall’abbandono di Clemente Mastella dell’Udeur e di tre deputati centristi. Come ha osservato l’allora portavoce di Prodi, Silvio Sircana, «sono state le dimissioni più veloci della storia, siamo arrivati al Quirinale e le formalità erano già tutte pronte». Il presidente conferì un mandato esplorativo a Franco Marini, già presidente del Senato ed esponente del Ppi. Fallito il tentativo, il 6 febbraio Napolitano firmava il decreto di scioglimento delle Camere, chiudendo così, dopo appena 22 mesi dal suo insediamento, la XV Legislatura, la seconda più breve della storia della Repubblica.
Si parlò in quei giorni di un progetto di Napolitano messo a punto da un uomo considerato vicino alla massoneria, Antonio Maccanico: un governo filo-Usa e filo-Confindustria. Il presidente della Repubblica è stato sempre garante dei poteri forti a livello nazionale e degli equilibri internazionali sull’asse inclinato dal peso degli Stati Uniti. Ma una cosa è certa: così di fatto Napolitano è stato il garante politico di Berlusconi.
Di Berlusconi è nota l’appartenenza massonica, che non si manifestata solo nella documentata affiliazione alla loggia P2 di Licio Gelli, ma anche nel sistema di simboli che costellano il cosiddetto mausoleo di Arcore, la tomba che il Cavaliere ha fatto realizzare per sé e per i propri cari dallo scultore Pietro Cascella.
Un avvocato di altissimo livello, .di cui non si sa il nome , in quanto ha voluto rimanere anonimo…. massone con solidissimi agganci internazionali in Israele e negli Stati Uniti, figlio di un dirigente del Pci, massone, e lui stesso molto vicino al Pd. afferma ;
«Già il padre di Giorgio Napolitano è stato un importante massone, una delle figure più in vista della massoneria partenopea». Avvocato liberale, poeta e saggista, Giovanni avrebbe trasmesso al figlio Giorgio (notoriamente legatissimo al padre, che ammirava profondamente) non solo l’amore per i codici ma anche quello per la «fratellanza». A rafforzare la connotazione «muratoria» dell’ambiente in cui è nato Giorgio Napolitano c’è un altro massone, amico fraterno del padre: Giovanni Amendola, storico dirigente del Pci e figura fondamentale per la crescita intellettuale e politica dell’attuale presidente della Repubblica.
Va detto che l’appartenenza alla massoneria non è un reato, anzi, molto spesso figure a essa legate sono diventate protagoniste di rivoluzioni innovatrici e progressiste. Il fatto indiscutibile, però, è che il legame massonico rappresenta una modalità di gestione del potere di cui poco si conosce e che è spesso determinante per capire i fatti più recenti della politica italiana e internazionale. La fonte ha conosciuto bene e conosce Napolitano, cui si considera molto vicino. «Tutta la storia familiare di Napolitano è riconducibile all’esperienza massonica partenopea, che ha radici antiche e si inquadra nell’alveo di quella francese. Per molti aspetti Napolitano è assimilabile a Mitterrand, che era anche lui massone. Si può stabilire un parallelismo tra i due: la visione della république è la stessa, laica ma anche simbolica. L’appartenenza massonica di Napolitano è molto diversa da quella di Ciampi, fa riferimento a mondi molto più ampi. Ciampi inoltre è un cattolico. Napolitano si muove in un contesto più vasto.»
La massoneria italiana, dal canto suo, ha sempre espresso grande simpatia verso il presidente della Repubblica. Il Gran maestro del Grande Oriente d’Italia (Goi), avvocato Gustavo Raffi, si è rivolto più volte pubblicamente a Napolitano, esprimendo simpatia e deferenza. Il 10 maggio 2006, dopo l’elezione alla presidenza della Repubblica, Raffi esultava indicando la scelta di Giorgio Napolitano come «uno dei momenti più alti nella vita democratica del paese. A nome dei liberi muratori del Grande Oriente d’Italia e mio personale desidero manifestare pubblicamente le nostre vivissime felicitazioni».

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