Mussolini e l’U.F.O. di Milano – Space.

       Le segnalazioni di avvistamento U.F.O. (Unidentified Flying Object) si ebbero a partire dall’anno 1947, data del primo caso archiviato riguardante l’avvistamento di dischi volanti da parte del pilota americano Kenneth Arnold, ma sembra non essere nemmeno il primo della nostra era. Infatti nella primavera del 2000 il Centro Ufologico Italiano (CUN), durante alcune trasmissioni televisive e nel corso di alcune conferenze stampa, ha  presentato numerosi documenti  atti a dimostrare che già nell’Italia fascista un gruppo di esperti era stato segretamente incaricato di studiare il fenomeno “UFO”. I documenti originali mostrati da Roberto Pinotti, presidente del CUN, dimostrerebbero che il primo Team Ufologico Governativo della storia fu italiano e venne denominato RS/33.
La commissione, voluta da Mussolini, iniziò a operare nel 1933, con sede presso l’Università “La Sapienza” di Roma ed a presiederla fu chiamato il fisico Premio Nobel Guglielmo Marconi.

Mussolini
Secondo quanto ricostruito dal CUN, nel giugno 1933 (circa 14 anni prima del presunto crash di Roswell, nel Nuovo Messico) un oggetto non identificato passò sui  cieli di Milano schiantandosi al suolo probabilmente in un area compresa tra  Varese, Sesto Calende e Vergiate. L’ oggetto volante di provenienza sconosciuta che arrivava nel mezzo della pianura padana, vicinissimo alle grandi fabbriche costruttrici di aerei, sembrava un attentato a quella supremazia. Le preoccupazioni nascevano dal fatto che Mussolini non associava le misteriose apparizioni con improbabili visite dallo spazio, ma con possibili incursioni di rivoluzionari aeromobili appartenenti a nazioni ostili.L’oggetto sarebbe stato nascosto in un hangar della Savoia-Marchetti a Vergiate (VA), e non esiste alcun barlume di prova della sua presenza e tanto meno del suo presunto trasferimento nell’Area 51 nello stato del Nevada in USA.

Quando fu informato dell’accaduto Mussolini ordinò all’agenzia di stampa Stefani e a tutti gli altri organi d’informazione (compreso l’osservatorio meteo di Brera) di bloccare immediatamente le notizie, pena il deferimento al tribunale per la sicurezza dello Stato.
Dagli archivi documentali di epoca fascista non è finora mai emerso nulla in merito al fantomatico “Gabinetto RS/33”.
Il C.U.N. sostiene di aver sottoposto alcuni dei frammenti di carta prelevati dai documenti ad una serie di esami volti a stabilirne l’autenticità. Tali esami, secondo quanto riportato dal C.U.N. stesso, avrebbero confermato l’originalità del materiale, ma neanche l’esito di questo presunto esame, comprova assolutamente l’esistenza di un simile organismo. Pertanto, a meno di prove inconfutabili, provenienti da archivi ufficiali e non da fonti anonime, l’esistenza del Gabinetto RS/33 continua a vivere solo nella letteratura ufologica e complottistica.

Ufficio telegrafico di Milano

E se qualcosa fosse trapelato, se un giornalista malaccorto avesse avuto la temerarietà di pubblicare anche solo un brandello di notizia? Mentre l’incauto avrebbe preso la via di Ventotene, sarebbe stata servita dall’Osservatorio di Brera una versione di comodo: l’oggetto misterioso era solo un enorme meteorite. Insomma fu una giornata di mobilitazione generale di tutti i gangli vitali dell’aviazione, dello Stato, del regime a cominciare dall’Ovra, la polizia segreta.

I telegrammi portano tutti un’unica sigla, quella che parrebbe una “f”.. La stessa “f” che campeggia su una busta intestata “Senato del Regno” e fatta arrivare agli ufologi del Cun Pinotti e Lissoni dove è scritto a stampatello: “Riservatissimo (sottolineato) A mani di S.E. Galeazzo Ciano”. Quindi anche il potente ministro degli Esteri, genero di Mussolini, viene coinvolto nel misterioso crash in territorio milanese. Ancora una “f” sigla una lettera con l’intestazione Agenzia Stefani indirizzata a un certo Alfredo. Si accenna a un caso Moretti del quale “non si può parlare che a quattr’occhi data la delicatezza e la particolarità della vicenda”. “Se mi chiedi un consiglio, eccolo: non dire a nessuno – ripeto nessuno e ciò comprende i parenti più stretti – quanto hai visto”, ma da un’altra lettera del misterioso “f” si appprende che il povero Moretti (un testimone scomodo dell’atterraggio?) era stato rinchiuso in un manicomio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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