Roswell. -Patty.

RoswellDailyRecordJuly8,1947

Cronaca dell’incidente sul Roswell Daily Record dell’8 luglio 1947, in cui si accenna alla cattura di un misterioso “piattino volante” da parte delle forze aeree militari statunitensi. Roswell Daily Record from July 9, 1947 detailing the Roswell UFO incident.

La notte del 3 luglio 1947, si verificò uno schianto nella contea situata a circa 120 km a nord-ovest di Roswell, un’isolata cittadella del Nuovo Messico popolata da appena 27.000 abitanti, composti per la maggior parte da allevatori e soldati della vicina base aerea. La mattina successiva, l’allevatore William Ware Mac Brazel trovò nel suo ranch alcuni rottami, costituiti da una grande quantità di lamine, asticelle e lattice. Il 6 luglio, Mac Brazel si recò a Corona per informare lo sceriffo, George Wilcox, e mostrare i resti rinvenuti nella sua proprietà: il contadino decise di informare le autorità locali quando già in città circolavano voci riguardanti “dischi volanti”, come l’avvistamento di strani oggetti volanti non identificati da parte di due coniugi del luogo, i coniugi Wilmot, nella sera del 2 luglio. Brazel condusse lo sceriffo, accompagnato probabilmente da un militare (“un uomo in abiti borghesi”, nei rapporti)roswell sul luogo del ritrovamento per raccogliere ulteriore materiale da visionare e analizzare. Il primo rapporto parla di “pezzi di gomma, stagnola, carta piuttosto robusta, asticelle di legno e un filo di nylon” appartenenti ai resti di un oggetto di provenienza ignota.

L’8 luglio 1947, l’ufficio di informazioni al pubblico della Roswell Army Air Field (RAAF), emise un comunicato stampa, pubblicato dal quotidiano Roswell Daily Record. in cui veniva descritto il recupero di un oggetto volante non identificato da parte del personale militare del campo, da un ranch vicino Roswell, scatenando l’intenso interesse dei media. Il giorno dopo arrivò la prima smentita dell’aeronautica, la quale dichiarò che dal personale RAAF era stato recuperato un pallone sonda, e non un “disco volante”.
L’avvenimento trovò spazio in altri giornali locali, per filtrare successivamente in quelli nazionali, dando inizio ad un vero e proprio fenomeno mediatico. Così scriveva il San Francisco Chronicle del 9 luglio 1947:
« Le numerose voci riguardanti il disco volante sono diventate realtà ieri quando l’intelligence del 509º Bomb Group dell’Ottava Air Force, Roswell Army Air Field, ha avuto la fortuna di entrare in possesso di un disco volante con la collaborazione di uno degli allevatori locali e dello sceriffo di Chaves County. L’oggetto volante è atterrato in un ranch vicino a Roswell la scorsa settimana. Non avendo un telefono, l’allevatore ha tenuto il disco fino a quando non è stato in grado di contattare l’ufficio dello sceriffo, che a sua volta lo ha riferito al Maggiore Jesse A. Marcel del 509º Bomb Group Intelligence Office. Sono immediatamente scattate misure e il disco è stato subito prelevato a casa dell’allevatore. È stato perquisito dalla Roswell Army Air Field e successivamente trasportato dal maggiore Marcel al quartier generale più alto. »

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Walter Haut

Da subito il governo e l’esercito americano negarono  l’accaduto ma  il tenente Walter Haut affermò il contrario..
« Eravamo effettivamente in possesso di un disco volante, era stato trovato in un ranch a nord di Roswell. L’informazione fu data a me e al comandante, il colonnello Blanchard. La copertura fu orchestrata molto bene e velocemente da Washington attraverso vari canali. Dovevamo dire che era tutto falso, e che era solo un pallone meteorologico. »

Il 9 luglio 1947 venne smentita la prima sensazionale notizia riportata dal Roswell Daily Record, secondo cui la RAAF (Roswell Army Air Field) avrebbe recuperato un disco volante, e sul Fort Worth Morning Star-Telegram venne pubblicato l’esito degli accertamenti da parte di Irving Newton, esperto ufficiale della stazione meteorologica di For Worth, che aveva identificato l’oggetto rinvenuto come una tipologia di pallone sonda “ray wind” non conosciuto dal personale della base aerea di Roswell, usato per determinare la direzione e la velocità dei venti in alta quota. L’articolo venne accompagnato dalla foto dei resti inviati alla stazione meteorologica sorretti dall’ufficiale. Anche il Generale Roger M. Ramey confermò che si trattava di una sonda ray wind e, come ulteriore dimostrazione, furono scattate altre foto ritraenti un soldato, il maggiore Jesse Marcel, mentre mostrava tutti i resti dell’oggetto precipitato.
La dimostrazione dell’aeronautica e delle stazioni meteorologiche risolsero i dubbi generati dalla prima notizia dell’ufficio stampa di Roswell, e il caso venne risolto e presto dimenticato.

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Jesse Marcel

Stanton T. Friedman ufologo ed ex ricercatore di fisica nucleare nel 1978 intervistò Jesse Marcel,il maggiore che nel 1947 fu fotografato con i resti del pallone sonda e che insieme al generale Roger Ramey sostenne che era ciò che si schiantò a Roswell. Nell’intervista, il maggiore dichiarò che la versione dell’aeronautica militare era un falso intento ad insabbiare la verità e nascondere ciò che realmente precipitò nel Nuovo Messico nel luglio del ’47.
Nel 1980, con la consulenza di Friedman, William Moore e Charles Berlitz pubblicarono il libro The Roswell Incident, riportando l’incidente di Roswell sotto l’attenzione dei media a livello mondiale. Il nuovo scenario che si stava ipotizzando prevedeva l’esplosione di un’astronave e la conseguente caduta di frammenti in territorio di Corona sul ranch di Brazel (avvenuta la notte tra il 2 e il 3 luglio), mentre il corpo centrale del velivolo sarebbe poi precipitato nella Piana di San Augustin a circa duecento chilometri a nord-ovest di Roswell, dove sarebbero stati recuperati anche i cadaveri di alcuni umanoidi, l’equipaggio alieno del disco.
All’inizio degli anni novanta l’ufologo Kevin Randle, ufficiale in congedo dell’USAF, condusse una propria indagine e insieme a Donald R. Schmitt pubblicò nel 1991 il libro UFO Crash at Roswell, arricchendo la storia di nuovi particolari. A sua volta Friedman riprese le indagini e nel 1992 pubblicò insieme a Don Berliner il libro Crash at Corona.

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Progetto Mogul.
L’Aeronautica militare aprì un’indagine interna atta a chiarire, una volta per tutte, la faccenda.sul caso Roswell, così il 15 febbraio 1994
fu scritto e pubblicato un primo rapporto ufficiale, The Roswell Report: Fact versus Fiction in the New Mexico Desert, nel 1995, e un secondo e finale rapporto nel 1997.
Come riportato dal primo rapporto sul caso Roswell pubblicato negli anni novanta, a schiantarsi non fu una sonda meteorologica, bensì un modulo appartenente al Progetto Mogul, un’operazione Top Secret della United States Air Force dedita a monitorare le attività dell’Unione Sovietica e il suo possibile avanzamento nello sviluppo di bombe atomiche. I Mogul erano costituiti da una fila di palloni sonda variabile dai 20 ai 30, seguiti da una coda di grandi dimensioni formata da una dozzina di riflettori radar. Probabilmente, un Mogul misurava circa 100 metri, e lo schianto di uno di essi avrebbe creato dei campi di detriti in una zona più o meno estesa.

Le testimonianze di tale progetto risalgono precedentemente al 1947: fu ideato inizialmente dal geofisico Maurice Ewing, come dimostrato in un promemoria spedito al generale Carl A. Spaatz, comandante delle Army Air Forces, dove suggeriva un modo per poter rilevare eventuali test atomici sovietici. Aveva infatti scoperto che a una quota di 14 mila metri vi era un “canale acustico” in cui si sarebbero potute “ascoltare” le esplosioni dovute a test atomici sovietici. All’epoca però nessun aereo era in grado di arrivare a tali quote e quindi si decise di impiegare delle sonde specifiche. Per la realizzazione dei palloni l’aeronautica stipulò un contratto con la New York University che organizzò il cosiddetto balloon group, diretto da Athelstan Spilhaus. Dopo i primi lanci di prova effettuati tra aprile e maggio 1947 dal campo di football della Leigh University a Bethlehem, in Pennsylvania, si decise di spostare il sito di lancio nella base aerea di Alamogordo, nel Nuovo Messico. Il modulo precipitato tra il 2 e il 3 luglio 1947 fu il Mogul appartenente al volo n.4: alcuni avvistamenti (l’avvistamento dei coniugi Wilmot) e alcune ipotetiche registrazioni radar dimostrerebbero inoltre che un oggetto volante proveniente da Alamogordo proprio in quella notte si sarebbe diretto verso Corona. Il rapporto ufficiale ha anche chiarito che gli strani simboli simili a geroglifici osservati da Brazel ed altri testimoni su alcuni frammenti precipitati al suolo erano in realtà i disegni di un motivo floreale presenti sul nastro adesivo del pallone

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Walter Haut, morì il 15 dicembre 2005, lasciò una lettera firmata e sigillata da aprirsi solo dopo la sua morte dove dichiara che la prima versione pubblicata nel comunicato stampa in questione era esattamente veritiera circa i fatti: “Sono convinto che quello che io personalmente osservai era un tipo di astronave e il suo equipaggio provenienti dallo spazio”.

Il testo integrale della dichiarazione giurata è stato pubblicato nel giugno 2007 nel libro Witness to Roswell: Unmasking the 60 Year Cover-Up. Secondo gli autori, Haut aveva giurato al suo amico colonnello Blanchard di non rivelare in vita nessuna informazione sull’accaduto. Pertanto, aveva sempre negato di essere stato testimone degli eventi, dicendo di aver rilasciato informazioni che gli erano state riferite.

Nella dichiarazione, Haut raccontò che l’8 luglio 1947, a seguito del comunicato stampa dato nel pomeriggio, era stato portato in un hangar della base dal colonnello Blanchard. Qui vide un’astronave a forma di uovo lunga circa 4 metri e mezzo e diversi piccoli corpi di circa un metro di altezza con le teste di grandi dimensioni. Era sicuro che i corpi erano alieni e si trovavano sul veicolo spaziale schiantatosi a Roswell. Haut ha inoltre dichiarato che c’erano due zone con i detriti, il primo era un campo di detriti di grandi dimensioni a circa 75 miglia a nord-ovest di Roswell (il sito indagato dal maggiore Marcel), mentre il secondo era a circa 40 miglia a nord della città, dove erano stati trovati l’astronave principale ed i corpi. Il sito a nord era stato trovato da civili il 7 luglio. Nel corso della riunione della mattina dell’8 luglio, in cui Haut partecipò, gli ufficiali della base vennero informati degli strani detriti trovati in giro, che nessuno seppe identificare. Haut disse che ci fu una discussione su ciò che doveva essere raccontato al pubblico. Il Generale Ramey era arrivato per partecipare alla riunione. Ramey suggerì di comunicare all’opinione pubblica solo del campo di detriti più distante, come diversivo, per distrarre dalla zona più importante con i corpi e il veicolo spaziale. Egli seppe che Ramey stava eseguendo gli ordini del Pentagono. Haut aggiunse che non era a conoscenza esattamente di quali informazioni divulgare. Il comunicato stampa che venne emesso dopo poche ore descrisse solo la prima zona con i detriti in termini generali, dicendo che l’United States Army Air Forces era venuto in possesso di un “disco volante” con la collaborazione di un allevatore locale, ed era stato trasferito ai “piani più alti” dopo essere stato esaminato alla base. Il Generale Ramey disse in seguito che un pallone meteorologico fosse stato erroneamente identificato come un disco volante.

Elias Benjamin.

Elias Benjamin, poliziotto militare del 390º Air Service Squadron la notte tra il 7 e l’8 luglio scortò tre corpi sotto un lenzuolo dall’Hangar 84 all’ospedale della base militare di Roswell. roswell-baseEgli racconta che durante il trasporto uno dei corpi sembrava muoversi, e che durante il trasferimento, il lenzuolo scivolò “rivelando un volto grigio e turgido, e una testa priva di capelli di una specie che capì non essere umana”. Più tardi nell’ospedale della base, con il lenzuolo rimosso, egli vide “un essere molto piccolo, con una testa a forma di uovo più grande rispetto al corpo. … gli unici elementi del viso che ricordo ora è che aveva gli occhi obliqui, due fori che avrebbero potuto essere il naso, e una piccola fessura che avrebbe potuto essere la bocca. Credo che fosse viva. C’era un odore terribile in ospedale.” Aveva anche visto i detriti metallici dello schianto nel capannone che non appartenevano a un incidente aereo, perché non erano bruciati. Più tardi, “Sono stato interrogato e mi fecero firmare una dichiarazione di riservatezza. Mi è stato detto che se avessi parlato, sarebbe successo qualcosa di brutto, non solo a me, ma anche alla mia famiglia”

Frederick Benthal.

Il sergente Frederick Benthal, normal_roswell-investigator-m-012esperto fotografo, raccontò che lui e il caporale Al Kirkpatrick partirono in aereo da Washington DC, per fotografare il relitto e i corpi degli alieni. Essi furono condotti a nord di Roswell nella zona dello schianto, dove Benthal vide i camion che trasportavano rottami di un oggetto di qualche tipo. Poi Kirkpatrick venne condotto in un’altra zona dove venivano raccolti altri pezzi, mentre Benthal venne portato in una tenda vicina. Nella tenda fotografò alcuni piccoli corpi sdraiati su un telo: “Erano quasi tutti identici, dalla pelle scura, sottile e con teste di grandi dimensioni. C’era un odore strano dentro la tenda che puzzava come fosse formaldeide”. Kirkpatrick in seguito andò in un altro sito dove c’erano camion carichi di rottami. Tutte le loro attrezzature e materiale fotografico venne confiscato. Essi tornarono alla base e poi tornarono a Washington, dove vennero interrogati e dissero di non aver visto nulla.

 

Non sapremo mai cosa veramente è accaduto a Roswell..essendo però complottista… la versione data dal governo americano non mi soddisfa,la trovo una palla colossale…. 🙂

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