Il Campo di concentramento di Jasenovac.-Patty.

Quando si parla di campo di concentramento la prima cosa a cui  pensiamo è Auschwitz ..la memoria va’ allo sterminio di Birkenau, situato a Birkenau , il campo di lavoro di Monowitz, situato a Monowitz, ed i restanti 45 sottocampi costruiti durante l’occupazione tedesca della Polonia… nei progetti di “soluzione finale del problema ebraico” eufemismo con il quale i nazisti indicarono lo sterminio degli ebrei e non solo , divenendo rapidamente il più grande ed efficiente centro di sterminio nazista. Auschwitz, nell’immaginario collettivo, è diventato il simbolo universale del lager.
Esiste però un altro campo di concentramento….

Il Campo di concentramento di Jasenovac.

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Ante Pavelić

Ante Pavelić nato il 14 luglio 1889 morto il 28 dicembre 1959 è stato un politico croato, fondatore del movimento nazionalista degli Ustascia (ustaše = insorti) e Poglavnik ,Guida dell’autoproclamato “Stato indipendente di Croazia” dal 1941 al 1945.

Il regime di Pavelić, che basava il proprio fondamento ideologico sulla difesa dell’elemento etnico croato e sul cattolicesimo integralista, attuò una dura politica di repressione nei confronti degli elementi allogeni.
Iniziò così una pulizia etnica contro ortodossi, ebrei, zingari e comunisti. Qui fu creata la rete di campi di concentramento, il più noto dei quali, è il campo di concentramento di Jasenovac,qui furono uccisi circa mezzo milione di serbi, 40.000 ebrei, migliaia di Rom e altre etnie minori, il campo di concentramento di Jasenovac era comandato anche dai monaci francescani.
 Jasenovac fu il più grande campo costruito nei Balcani durante la seconda guerra mondiale.
Si trova nei pressi dell’omonimo paese sulle rive del fiume Sava, ad un centinaio di chilometri a sud-est di Zagabria, vicino all’attuale confine croato-bosniaco.
Venne edificato tra l’agosto ’41 e il febbraio ’42. I primi 2 campi, Krapje e Bročica, furono chiusi nel novembre del 1941, mentre i tre campi più nuovi continuarono a funzionare fino alla fine delle ostilità, nell’aprile 1945.
Molte vittime erano bambini di età compresa fra i tre mesi e i quattordici anni. Le stime delle vittime nel campo di Jasenovac differiscono enormemente, essendo oggetto di grosse polemiche etnico-politiche fra serbi e croati, e variano da 50.000 a oltre 500.000. Questo numero va inserito nel contesto più generale degli spaventosi massacri avvenuti nello Stato Indipendente di Croazia fra il 1941 e il 1945.

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Pavelić accolto e sostenuto dall’Arcivescovo Alojzije Viktor Stepinac  (beatificato il 3 Ottobre del 1998 da Giovanni Paolo II) , diede immediatamente inizio ad una mostruosa crociata volta al totale sterminio dei serbi ortodossi, degli ebrei, degli zingari, dei musulmani, degli oppositori politici e supposti tali. Parteciparono attivamente ai massacri centinaia di preti e frati, in particolare i monaci francescani. Secondo la politica ustascia, i serbi dovevano essere tutti convertiti al cattolicesimo.

Il Ministro Mile Budak Milebudakaffermò a proposito dei serbi: “Un terzo lo convertiremo, un terzo lo uccideremo, un terzo verrà rimandato in Serbia” – e ancora – “La base del movimento Ustascia è la religione. Per le minoranze come i serbi, gli ebrei e gli zingari abbiamo tre milioni di pallottole. La nuova Croazia arriverà entro 10 anni ad essere cattolica al 100%”.

 

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Speciale mazza di legno che fracassava il cranio con un colpo alla tempia.

La vita nei campi.

Le condizioni alimentari e lavorative erano terribili morivano più di un centinaio di persone al giorno a causa della fame, degli stenti e delle malattie. Gli altri finivano sgozzati, impiccati, affogati, bruciati vivi, decapitati, infilzati, asfissiati, fatti letteralmente a pezzi ….
Ante Pavelic teneva sulla scrivania un canestro contenente gli occhi cavati alle vittime ancora in vita, chi non moriva così,veniva ucciso con una speciale mazza di legno, a martellate sulla testa. Nei sottocampi di Versajev e Brocice, gli Ustascia rinchiudevano gli internati in gabbie fatte di filo di ferro, alte 70 cm, larghe e lunghe 60 cm. Le gabbie si trovavano all’aperto e quindi poggiavano sul terreno fangoso. Il sottocampo di Krapje che si trovava a 12 km della città di Jasenovac, era allagato per la maggior parte dell’anno. Il sottocampo di Opekarna, il più vecchio tra i campi di Jasenovac, occupava un’area industriale di 125 ettari. Si trattava di un campo di sterminio vero e proprio provvisto di forno crematorio. Il sottocampo di Usnjarna era occupato da lavoratori specializzati tra cui molti artigiani del cuoio. Il sottocampo di Mlaka era un campo di lavoro per donne. Molte vittime degli ustascia però non passarono mai per il campo di Jasenovac, perché vennero deportate a Gradina dove furono massacrate direttamente.

A Jasenovac furono uccisi nei modi più brutali 19.432 bambini di età inferiore ai quattordici anni, neonati compresi. Andrjia Artukovic, Ministro degli Interni dello Stato Croato Indipendente e capo di tutti i campi di sterminio, affermò al suo processo che nel solo campo di Jasenovac i trucidati furono settecentomila. Questo numero va inserito nel contesto più generale degli spaventosi massacri avvenuti nello Stato Indipendente di Croazia fra il 1941 e il 1945: a causa del nazionalismo nazifascista, della pulizia etnica e razziale, dell’antisemitismo, dell’anticomunismo e del fanatismo cattolico, quasi 1.500.000 civili, tra cui 74.762 bambini, vennero brutalmente trucidati. A capo del campo di Jasenovac vi fu per un certo periodo il frate francescano Miroslav Filipovic-Maistorovic, detto “Frà Satana” al suo processo si pavoneggiò di aver ucciso oltre quarantamila prigionieri. Gli successero alla guida un altro religioso, Vjekoslav “Maks” Luburic e Dinko Sakic.

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Petar Brzica

Una tra le efferatezze più note avvenuta nel campo di Jasenovac fu compiuta da Petar Brzica,uno studente di legge, che nella notte del 29 agosto 1942 uccise per scommessa 1.360 prigionieri sgozzandoli con lo “srbosjek”. In quell’occasione si guadagnò il titolo di “Re delle gole tagliate”.

 

La Chiesa cattolica….

Ante Pavelic con il nunzio apostolico Marcone (a sin.) e il suo segretario Massucci (a destra). Giovani Ustasha accolgono l’abate Marcone e Pavelic con il saluto fascista, all’uscita della cappella privata di Pavelic, dove egli si faceva confessare ogni giorno.

Jasenovac è uno degli avvenimenti più oscuri di tutta la storia della Chiesa cattolica, i crimini commessi dal clero avvennero infatti sotto la diretta responsabilità del cardinale Stepinac, arcivescovo di Zagabria, con la diretta connivenza della Santa Sede, rappresentata in loco dal nunzio apostolico Ramiro Marcone.
Sono fatti sconvolgenti e difficili da accettare, che si possono comprendere solo se visti nella più ampia ottica del ventennio storico che precedette la Seconda Guerra Mondiale. Ma sono stati ampiamente documentati da diversi autori, jugoslavi e non, anche se ovviamente non hanno trovato eco sui media tradizionali, nè certamente se ne parla nei libri di scuola. Come ebbe a commentare Eleanor Roosevelt ad Avro Manhattan, lo scrittore che stava svolgendo ricerche sulle atrocità commesse dalla Chiesa in Croazia:
” La Germania nazista non c’è più. La Chiesa cattolica è ancora fra noi, più potente che mai, con la propria stampa e la stampa mondiale ai suoi piedi. Qualunque cosa verrà pubblicata in futuro sulle atrocità non sarà creduta.”

Leo Herbert Lehmann è stato autore di articoli e libri , dove condannava i programmi e le attività della Chiesa cattolica romana,scrisse nel 1942;

“Qualunque opinione oggi esprima la Chiesa cattolica su Hitler e sul nazi-socialismo, è al 100% con lui e con gli altri dittatori fascisti nel dichiarato intento di distruggere l’ordine politico e sociale uscito dalla Riforma, per sostituirvi una integrale confederazione gerarchica di stati positivamente cristiana, simile a quella che esisteva prima che il Protestantesimo distruggesse l’ordine autoritario delle cose in Europa Centrale.”

Fu la Jugoslavia di Tito, dopo la guerra, a raccogliere e presentare al mondo la documentazione sui crimini di Jasenovac, che fu esposta al Museo dell’Olocausto di Belgrado. Tale documentazione mostra in modo inconfutabile la complicità della Chiesa cattolica nel genocidio, sistematico e programmato, di tutti i serbo-ortodossi e degli ebrei che vivevano nella regione.I00004Lsz6818Ut4
Jasenovac non fu un evento isolato, ma solo la punta di un iceberg nato dalla politica di connivenza intrapresa dalla Chiesa nel periodo anteguerra con tutti gli stati nazi-fascisti di quell’epoca.

 

 

 

 

Fonti;
http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_concentramento_di_Jasenovac
http://www.we-are-church.org/it/attual/Stepintriv.htm

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