«Gli UFO? Eravamo noi». Confessioni e misteri della CIA. -Space.

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La spiegazione dell’intelligence non sorprende. Anche se non dice proprio tutto. La Cia parla degli anni 50. E dopo? Anche quelli erano test di velivoli misteriosi, di jet imprendibili, di caccia fantasma? Ognuno ha le proprie risposte, in base a convinzioni, sospetti e ricerche. Un filone senza fine. Perché gli avvistamenti non si sono certo fermati con lo sviluppo dell’U2 che, peraltro, dopo aver servito la patria durante l’intera Guerra fredda, continua nelle sue missioni in spazi pericolosi. In Siria, in Iran e in tutti quegli scacchieri dove l’occhio dei satelliti non è sufficiente. «Dragon Lady», come è conosciuto in codice, è insostituibile.

La sua storia si incrocia a quella di altri aerei americani. Alcuni sono entrati in linea, altri sono rimasti al livello sperimentale, altri ancora ci sono ma sono ben protetti. Prima c’è stato l’U2, poi il jet fantasma F-117, infine la lunga serie dei droni, taluni con forme che davvero ricordano dischi volanti o comunque navicelle avveniristiche. Già alla fine degli anni 40 un testimone disegnò un Ufo con ali e forme che ricordano molto i voli senza pilota entrati in servizio da poco con l’Us Air Force.

Prendiamo la «Bestia di Kandahar». Progetto top secret, prestazioni sofisticate, il drone RQ 170 Sentinel lo hanno usato nella fase finale delle ricerche di Bin Laden, sorvolando diverse volte la palazzina di Abbottabad, in Pakistan. Un intervento scoperto grazie a una foto sfocata. Quindi è stato mandato a sorvegliare i siti nucleari in Iran e i bunker scavati nelle montagne. Già, l’Iran. Uno dei posti al mondo dove in questi anni più volte hanno visto oggetti non identificati sfrecciare ad alta quota. E uno di questi – in realtà era la Bestia – è proprio caduto nel deserto iraniano finendo nelle mani dei pasdaran che sostengono di averlo riprodotto.
L’altro punto di contatto tra gli Ufo, gli U2 e i suoi «fratelli» è il deserto del Nevada. La zona a Nordovest di Las Vegas che ospita l’Area 51, contigua ad altri settori militari riservati. Poligoni dove l’aviazione, insieme ai giganti dell’industria militare statunitense, elabora le armi del futuro. Non è un caso che una delle rare vie di comunicazioni, la route SR 375, sia stata ribattezzata l’autostrada degli extraterrestri dopo gli avvistamenti di globi luminosi o altro. Non una ma mille volte. Presenze sostenute anche da ragioni di cassetta. I turisti e gli appassionati – ma anche gli scettici – si spingono lungo la striscia d’asfalto nel deserto sperando di diventare testimoni di cose al confine della realtà. Altrimenti non vi sarebbe alcuna ragione di arrivare fin qui. Si cammina avendo da un lato la concretezza di una base militare e dall’altro l’immaginazione e i molti sospetti di presenze inspiegabili.
In fondo nel mondo dell’intelligence vale la regola del «tutto e il contrario di tutto». Simulazione, manovre, depistaggi. Così ogni mattina dall’aeroporto di Las Vegas, davanti alla piramide nera dell’Hotel Luxor, decollano dei B-737. I jet non hanno insegne sul timone, solo una striscia rossa ai lati della carlinga. Appartengono alla Janet, che non è il nome della compagnia ma il codice radio usato dai piloti della «compagnia che non esiste». Gli aerei sono operativi dal lunedì al venerdì, pausa nel weekend e nei giorni festivi. Nelle stive caricano casse di materiale e ricambi, spesso trasferiscono dei tecnici e degli scienziati. Tutti diretti all’Area 51, la culla di tanti misteri.

 

Fonti trovate in rete.

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