Il conflitto arabo israeliano.(Patty)

Il conflitto arabo israeliano è un conflitto politico militare, da  circa un secolo  ci sono tensioni politiche e ostilità , e vede contrapposti Israele da una parte e gli stati arabi circostanti dall’altra.

L’origine della contesa, ha radici storico politiche, etniche e religiose, riguarda la nascita del movimento sionista prima e la successiva creazione del moderno Stato di Israele nel territorio, considerato invece ,dal movimento panarabo come appartenente, ormai da circa 14 secoli, ai palestinesi che siano essi musulmani, cristiani, drusi o di altre fedi, buona parte del popolo ebraico considera invece come sua patria storica.

Per capire le dinamiche che dall’inizio del novecento , hanno dato la vita alla “questione palestinese” è necessario guardare la zona geografica e la storia della regione che è stata, ed è teatro di questi eventi.

 

UN_Partition_Plan_Palestine

Palestina nel 1947

 

Il Vicino Oriente …indica la zona che comprende il Mar Mediterraneo, l’oceano Indiano e il Golfo Persico, all’interno della quale vivono numerose etnie, la maggior parte delle quali è accomunata dalla professione della religione islamica.
Tale zona per molti secoli fu parte integrante dell’Impero Ottomano, che si caratterizzò per una politica tendenzialmente sovranazionale, in grado di garantire una discreta autonomia ai diversi gruppi etnici che lo componevano.

Questa zona ha un enorme valore strategico economico e militare ,a partire dal 1869, fu aperto il canale di Suez…. opera che avvicinava l’Oriente all’Occidente. Nella prima metà del XX secolo, furono scoperti immensi giacimenti petroliferi in tutta l’area e ciò rese ancora più interessante il territorio vicino orientale per le potenze europee che, bisognose di quell’elemento per la loro crescente industria, approfittarono dei numerosi segni di fragilità dell’Impero Ottomano, nonché dell’esito del primo conflitto mondiale per colonizzare l’intera area, imponendo un’occupazione militare di fatto, atta a garantire lo sfruttamento della zona da parte delle società europee. I conflitti non si sono fermati.

Questo causò tra i popoli ,che erano uniti dalla religione islamica a sviluppare una forte identità nazionale spesso nazionalistica in risposta all’occupazione dello straniero che era visto anche, con una certa superficialità, come cristiano, così si risvegliarono antichi rancori che vollero collegare con l’antico periodo crociato.

Sykes-Picot-1916

Zone stabilite dall’accordo Sykes-Picot

La Palestina come il vicino Oriente , ha dovuto subire l’occupazione britannica ,formalmente un Mandato della Società delle Nazioni ma, in realtà, frutto degli accordi franco-britannici Sykes-Picot rivelati dal nuovo governo sovietico l’indomani della Rivoluzione ,a causa della sua rilevanza economica e strategica derivante dalla vicinanza con l’Egitto e il canale di Suez .

Queste popolazioni che vivono in tale zona sono da secoli per maggioranza araba ma, al termine del XIX secolo e, sempre più nei primi anni del XX secolo, fu consentito l’insediamento di colonie ebraiche, molte delle quali guadagnate alla causa sionista. A partire dagli Anni trenta del XX secolo, e ancor più dopo il termine della seconda guerra mondiale e la tragedia dell’Olocausto, la Palestina vide fortemente alterata la sua composizione demografica, con la minoranza ebraica avviata a diventare maggioranza grazie all’acquisto di terreni reso possibile dai fondi concessi ai profughi ebrei sfuggiti alla persecuzione nazista.

La risposta delle Nazioni Unite alla questione palestinese fu data il 25 novembre 1947 con l’approvazione della risoluzione 181, che raccomandava la spartizione del territorio conteso tra uno Stato palestinese, uno ebraico e una terza zona, che comprendeva Gerusalemme, amministrata direttamente dall’ONU.
Ma la nascita ufficiale dei due Stati in Palestina fissata dall’ONU nel 1948, non ebbe mai luogo. Non appena i britannici ebbero lasciato la zona, la Lega Araba, che non aveva accettato la risoluzione dell’ONU, scatenò una guerra “di liberazione” contro Israele.

Gli Israeliani, che durante gli ultimi trent’anni si erano organizzati militarmente in gruppi come Haganah e Palmach e in formazioni d’impronta terroristica come l’Irgun e la Banda Stern che confluiranno in questo momento nell’IDF (Israel Defense Forces, detto Tzahal), dimostrarono subito un’imprevista capacità bellica, che, unita alla forte immigrazione che vedeva tra i nuovi arrivati molti veterani della seconda guerra mondiale e l’acquisto di armi dalla Cecoslovacchia, permise loro non solo di resistere agli eserciti arabi ma anche di contrattaccare e di occupare militarmente gran parte della Palestina, a eccezione della striscia di Gaza e della Cisgiordania, rispettivamente occupate dall’esercito dell’Egitto e dalla Legione Araba dell’emirato di Transgiordania .
L’ ONU…ottenne due periodi di tregua con la presentazione di nuovi piani per la ripartizione del territorio ma vennero rifiutati da entrambe le parti in causa. Durante la seconda tregua venne assassinato il mediatore dell’ONU, conte Folke Bernadotte, da parte di alcuni uomini del Lehi, un’organizzazione armata di matrice sionista.

Questa guerra avrà mai una fine?….
Credo che nessuno abbia diritto di pretendere di essere legittimato dalla comunità internazionale ,dopo aver costruito uccidendo e violando dei diritti fondamentali dell’uomo, dopo aver versato fiumi di sangue di innocenti. Oggi Israele c’è, e non lo si può certo sopprimere come Stato. Il suo unico diritto di esistere si fonda su questo pragmatismo, e naturalmente sul diritto di esistere degli israeliani che lo abitano. Pensate un attimo, è la medesima cosa che hanno fatto gli Stati Uniti, nati sul genocidio dei nativi ma concretamente ormai legittimati ad esistere.

Notizie trovate in rete.

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